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Ops Intesa, Ubi: «L’offerta non conviene ai soci». Massiah promette più dividendi

La banca guidata da Victor Massiah taglia l’utile al 2022 da 665 a 562 milioni

di Luca Davi e Maximilian Cellino

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(ANSA)

La banca guidata da Victor Massiah taglia l’utile al 2022 da 665 a 562 milioni


5' di lettura

L'Offerta lanciata da Intesa Sanpaolo è un’operazione «non concordata con l'emittente» e non è «conveniente per gli azionisti di Ubi Banca». Il Cda della banca guidata da Victor Massiah, chiamato ad esprimersi sulla proposta lanciata da Ca' de Sass il cui varo è fissato per lunedì, rimanda al mittente l’offerta.

Il board presieduto da Letizia Moratti - che ha approvato all’unanimità il comunicato relativo all’Ops - «ha ritenuto non congruo, da un punto di vista finanziario, il corrispettivo unitario che sarebbe corrisposto dall’Offerente agli azionisti di Ubi Banca a fronte di ciascuna azione dell'Emittente portata in adesione all'offerta, pari a 1,7 azioni ordinarie Intesa Sanpaolo», come si legge in una nota. Il cda, «ritiene che l'Offerta non sia conveniente per gli azionisti di Ubi Banca e che il corrispettivo dell'offerta non sia congruo sotto il profilo finanziario».

I motivi del “no” del board di Ubi

Il Consiglio di Ubi stila un elenco di almeno sei ragioni per cui l’Offerta di Intesa è da rifiutare.

1) Non è previsto un corrispettivo per cassa, e ciò «pone a carico degli azionisti di Ubi «i rischi connessi al raggiungimento degli obiettivi strategici» definiti da Intesa. Il concambio «non remunera adeguatamente tali rischi» e, inoltre, comporta «un'allocazione del valore e delle sinergie molto più favorevole agli attuali azionisti di Intesa». 2) ll corrispettivo «non riflette» il reale valore di Ubi e penalizza gli azionisti di Ubi rispetto a quelli Intesa 3) L’azione Ubi presenta «elevate potenzialità di crescita di valore», alla luce del piano industriale, della «sua solidità patrimoniale» e della «sua posizione di player di rilievo in grado di rivestire un ruolo chiave nel processo di consolidamento nel contesto bancario del Paese». 4) La possibilità che Intesa raggiunga i suoi obiettivi «è incerta», viste «le incertezze circa il perfezionamento della fusione e dell'operazione di cessione del Ramo Bancario a Bper e dei rami assicurativi a UnipolSai». 5) Gli azionisti di Ubi che non dovessero aderire all'Ops «sarebbero comunque tutelati dai presidi previsti dalla normativa». 6) L'Offerta di Intesa si inserisce in un «più ampio disegno strategico, volto a rafforzare la posizione di Intesa» in Italia attraverso «l’eliminazione di un concorrente, senza in realtà modificare il posizionamento europeo di Intesa». Dunque, l’Ops è controproducente anche per gli stakeholder di Ubi in quanto consentirebbe a Intesa di «creare una posizione di leadership dominante in Italia, anomala tra i grandi Paesi europei e potenzialmente dannosa per il tessuto economico e sociale dei territori in cui opera UBI Banca».

Messina, ora la parola agli azionisti

In serata arriva la dichiarazione del ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. «Come previsto e atteso, oggi sono state rese pubbliche le ragioni in base alle quali il cda di Ubi non ritiene conveniente per gli azionisti aderire all'offerta di Intesa Sanpaolo. Fermo restando il massimo rispetto per il consiglio di amministrazione e il management di Ubi, confermo che la nostra attenzione è rivolta agli azionisti di Ubi. Ora la parola passa agli azionisti».

L'aggiornamento del piano industriale

Il Cda della banca ex popolare ha aggiornato il piano industriale al 2022, approvato lo scorso 17 febbraio, giusto qualche ora prima che Intesa lanciasse la propria offerta. Un aggiornamento «credibile», spiega Massiah nel corso della presentazione del piano. La revisione è legata allo scoppio della pandemia da Covid-19, che inevitabilmente è destinata a generare un incremento delle posizioni deteriorate.

Nel confermare tutte le principali linee guida del piano - a cui si aggiunge «la scelta strategica di internalizzare il 100% di Aviva Vita che porterà nell'orizzonte di Piano ad un rendimento atteso dell'investimento superiore al 10%» - la banca prevede un impatto sul costo del credito pari a «85 punti base cumulati aggiuntivi» nel triennio 2020-22, pari a oltre 700 milioni.

«Tesoretti nascosti» da utilizzare per incrementare i dividendi

L’utile previsto nel 2022 sarà pari a 562 milioni, a fronte dei 665 milioni del piano originale.Tuttavia, complice l’ammorbidimento sotto il profilo regolamentare concesso da Bce, la banca conta di ampliare il cuscinetto di utili da distribuire agli azionisti. «L’excess capital distribuibile rispetto ad una soglia minima di Cet1 del 12,5% ammonta per il triennio 2020-2022 a circa 840 milioni di euro, equivalenti a un ammontare cumulato di oltre 73 centesimi per azione nel periodo», spiega l’istituto. Su questo aspetto, Massiah ha parlato nella conference call di possibili «tesoretti nascosti» che potrebbero essere utilizzati proprio per incrementare la distribuzione di cedole. In particolare l’a.d. ha fatto riferimento al valore della joint venture cinese attiva nel risparmio gestito, pari a 40 milioni di euro, che è «sottostimato, perché anche durante Covid le masse gestite nel Paese hanno continuato ad aumentare».

L'insieme degli interventi di aggiornamento del Piano «conferma e rafforza le motivazioni che avevano portato il mercato a reagire positivamente alla presentazione del febbraio» scorso. Per la banca, inoltre, «la crescita del monte dividendi disponibili rende inoltre evidente agli azionisti la dimensione del valore intrinseco della loro Banca».

Tra le promesse messe nel precedente piano, era previsto un Pay-out ratio medio nei 3 anni pari a 40% dell’utile netto, coerente con il mantenimento di un Cet1 ratio a 12,5% con un possibile ulteriore aumento del dividendo nel 2022 in caso di Cet1 ratio superiore al 12,5%.

Il piano su Aviva

Tornando alle mossa sulla bancassurance, se rimarrà autonoma e indipendente, Ubi intende internalizzare il comparto assicurativo relativo ad Aviva dal 30 giugno 2021, tramite l’acquisto della totalità del capitale della joint venture, attualmente detenuto al 20%. Tale mossa dovrebbe impattare sul Cet1 ratio del 2021 per circa -50 punti base, che però dovrebbero essere compensati dalla valorizzazione di partecipazioni e delle attività di “merchant acquiring”, con un impatto positivo complessivo atteso sull'utile netto di circa 350 milioni di euro. A regime, nel 2022, conta così di generare un utile netto incrementale annuo di gruppo di «40 milioni, con un ritorno sul capitale investito superiore al 10%».

Il fronte occupazionale: confermata l’uscita di 2mila risorse nel 2021

Sotto il profilo occupazionale, la banca conferma il piano di assunzioni e incentivi all’esodo, che è stato posticipato a causa delle incertezze legate all’Ops. L’istituto prevede, «al netto di circa 1.000 assunzioni, l'uscita di circa 2.000 risorse, attesa in gran parte nel 2021 in coerenza con la conclusione degli accordi sindacali che verranno via via negoziati».

I movimenti dei grandi azionisti

Intanto, sul fronte interno, resta da capire come si muoveranno i grandi azionisti rispetto all’adesione o meno dell’offerta. In un'intervista rilasciata al Sole 24 Ore, il presidente della Fondazione Monte di Lombardia, Aldo Poli, che detiene il 4,96% dell'istituto bresciano ed è il secondo socio del Patto Car, ha aperto a una valutazione a tutto tondo dell'Offerta di Intesa. Nello specifico, Poli ha dichiarato che l`obiettivo della Fondazione è la «tutela del territorio e le valorizzazione dell`investimento».

Per Equita Sim, che è advisor di Intesa nel deal, si tratta di «due obiettivi pienamente coerenti con l`Ops di Intesa in quanto i termini dell`offerta hanno garantito un premio del 28% agli azionisti Ubi rispetto ai valori pre-deal, in caso di inefficacia dell`offerta il multiplo di Ubi (oggi a premio rispetto ai competitor) subirebbe quindi una contrazione con effetto negativo sul prezzo stimabile in circa 30%», sottolinea il report. Rispetto al tema dei dividendi Equita, l’adesione all’offerta di Intesa «garantirebbe un flusso di dividendi molto superiore rispetto a quello di Ubi (sarebbe stato quasi il doppio negli ultimi 10 anni se la Fondazione fosse stata azionista di Ubi)».

Resta da capire come si muoverà l’altra grande fondazione di Ubi, Fondazione Cassa Di Risparmio Di Cuneo, che fino ad oggi si è posta, insieme a tutto il Car, in maniera avversa all’operazione di Intesa.

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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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    Luca DaviRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, Inglese, Francese, Tedesco

    Argomenti: Finanza

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