ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùData Driven Fan Engagement

Ora attraverso i dati si interpretano le emozioni dei tifosi

Le squadre dovrebbero imparare a conoscere stile di vita, abitudini, passioni e interessi dei loro fan

di Marcello Frisone


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(ANSA)

3' di lettura

L’industria dello sport è un settore in crescita, per alcuni lo sarà ancora di più in futuro, e questo le aziende (società) sportive lo sanno bene tanto da voler conoscere sempre più da “vicino” i loro clienti (fan). Fino a pochi anni fa erano i supporter di una squadra a conoscere “vita, morte e miracoli” dei propri beniamini, del proprio team, adesso invece la situazione si è ribaltata: i clienti\fan vengono ingaggiati grazie ai nuovi mezzi di comunicazione ( Instagram e Tik Tok su tutti, non più Facebook e Twitter ) che fanno dei dati personali dei consumatori la vera merce da scambiare, ancor prima della “merce” vera e propria. Insomma, un’analisi sociologica del fenomeno anziché di puro marketing.

Il tifoso «Ama»

Non è facile spiegare perché un tifoso tiene in particolar modo a una squadra, ma forse il motivo potrebbe essere trovato nelle parole Amore, memoria, appartenenza (Ama l’acronimo). La risposta, cioè, potrebbe essere data dal fatto che un fan tifa per una squadra in quanto il padre lo faceva prima di lui, oppure perché quella squadra rappresenta la sua identità, la sua cultura. Amore, memoria, appartenenza, dunque. «La difficile conquista del cuore e della mente di un fan - spiega Fabio Lalli, Ceo di Iquii Sport - sta nella comprensione delle molteplici motivazioni che lo spingono a essere tifoso di una determinata squadra. Si tratta di quella della loro città oppure è quella più vicina a loro geograficamente? È la squadra per cui tifano i genitori o l’intera famiglia? È quella la cui storia o le cui vittorie meglio si sposano con i suoi miti personali? Capire queste sfumature e come si intrecciano è fondamentale per i club».

Conoscere le motivazioni

L’accesso alle motivazioni individuali dei supporter, fa sì che le aziende possano creare connessioni profonde con loro. Quando un fan sente che c’è una connessione significativa con la squadra, e sa che questa connessione si estende ad altri tifosi come lui, la sua lealtà verso quei colori aumenta: i fan più consapevoli saranno i sostenitori più forti e i clienti migliori. La chiave d’accesso? I dati.

Segmentare e monetizzare

Le aziende dovrebbero imparare a conoscere lo stile di vita dei loro fan, le abitudini di consumo, gli interessi, le passioni. «Mentre i fan vivono l’esperienza del brand - continua Lolli -, il brand costruisce la sua esperienza, diventandone un esperto conoscitore, consapevole del fatto che ha bisogno delle giuste informazioni – dei dati, interpretandoli – per comprenderne il comportamento e gestirlo con una strategia appropriata. Nell’era digitale, ci sono molti modi – per le aziende, per gli sponsor – di studiare i dati su larga scala».

La sfida più grande? Quella di unificare in un unico grande archivio, facile da gestire, tutte le informazioni acquisite. Soltanto così il data driven fan engagement (coinvolgimento dei fan basato sui dati) potrebbe fare un ulteriore passo in avanti verso una segmentazione dell’audience.

Relazione tra tifoso e team

Non esiste una tipologia singola di tifoso, né si può pensare di dividere semplicemente la fanbase tra fan fedeli e quelli occasionali. Grazie ai dati – alla possibilità di combinare, incrociare e analizzare le informazioni raccolte – i team possono frammentare il pubblico in una miriade di segmenti caratterizzanti, in virtù di quelle informazioni – preferenze, provenienza, ticketing, acquisti online, interazioni in app – che, variamente combinate, rendono unico ogni supporter. In pratica, non tutti i supporter fanno il tifo allo stesso modo. «Ogni fan - conclude il Ceo di Iquii - è prezioso e come tale va coccolato: quello che si abbona tutti gli anni rappresenta una risorsa tanto grande, tanto come quella di chi non può assistere di persona alle partite, ma che spende in merchandising o semplicemente “consuma” in contenuti, visto che i contenuti generano coinvolgimento e il coinvolgimento si traduce in numeri che sono da capitalizzare».

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