AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùeurotower

Ora la Bce si impegna a centrare davvero l’obiettivo di inflazione al 2%

L’obiettivo del 2% - ha spiegato il presidente della Bce Mario Draghi - non va considerato come un tetto

di Riccardo Sorrentino

default onloading pic
(Afp)

3' di lettura

La Banca centrale europea ora è davvero pronta, e determinata. Non ha solo modificato - come molti si attendevano - la forward guidance, introducendo la possibilità di un taglio del costo del credito (i tassi resteranno «al livello attuale o più basso, almeno fino alla prima metà del 2020»); né ha soltanto confermato la nuova fase espansiva. Ha fatto un passo in più: si è impegnata a centrare davvero - e in modo «simmetrico» - l’obiettivo di inflazione del 2% che finora era stato quasi consegnato al lungo periodo.

LEGGI ANCHE / La Bce lascia i tassi fermi allo 0%, politica monetaria «accomodante»

Un orientamento più aggressivo
La Bce ha «sottolineato la necessità di un orientamento molto accomodante della politica monetaria per un periodo prolungato di tempo, dal momento che l’inflazione, reale e prevista, è rimasta in modo persistente al di sotto dei livelli in linea con l’obiettivo». Questo significa che se «le prospettive di inflazione di medio termine continueranno a mancare il loro bersaglio, il consiglio direttivo è determinato ad agire», adottando un atteggiamento «simmetrico». Questo significa - come il presidente Mario Draghi aveva già spiegato a giugno - che l’obiettivo del 2% non va considerato come un tetto. È più che altro il livello per così dire medio da centrare.

Rivalutazione di tutti gli strumenti
Per ottenere questo scopo, occorrerà «adattare tutti gli strumenti» di politica monetaria. La Bce ha quindi affidato ai diversi comitati attivi nell’Eurosistema delle banche centrali nazionali il compito di esaminare tutte le opzioni, incluso il rafforzamento della «forward guidance sui tassi» (e quindi non su altri strumenti), l’introduzione di misure correttive (per ovviare ai possibili effetti collaterali sulla redditività delle banche dei tassi negativi) ma anche - e questo è un passo avanti - «opzioni per le dimensioni e la composizioni di potenziali nuovi acquisti di assets»: un eventuale qe2.

In forte flessione le aspettative di mercato...
Alla Bce, quindi, gli attuali tassi di inflazione, che oscillano intorno all’1,4%, piacciono ora molto meno di prima. Qualcosa è dunque cambiato, e radicalmente, nelle sue valutazioni. Cosa è accaduto? La Bce è spinta ad agire, sia pure con prudenza - il taglio dei tassi è rinviato a settembre - a causa del cattivo andamento delle aspettative di inflazione, misurate dal mercato. Se il forte calo degli interest rate swap 5y5y è in gran parte, l’80% secondo la Bce, determinato da fattori come il premio al rischio, scadenze più brevi mostrano una flessione meno intemsa, ma “genuina”. In ogni caso, ha spiegato Draghi, «sarebbe un errore essere compiaciuti» (complacent) dei propri risultati e attribuire questo andamento a fattori irrilevanti per la politica monetaria.

...ma calano anche le attese misurate dai sondaggi
Anche perché pure le misure non di mercato delle aspettative, che sono rimaste a lungo stabili, come i sondaggi presso i “previsori professionali”, mostrano una flessione. «Non possiamo accettare livelli di inflazione così bassi come gli attuali», ha quindi detto Draghi in conferenza stampa, riferendosi anche alle proiezioni di un’inflazione media all’1,6% per il 2021. «Non ci piacciono», ha poi ripetuto.

Pesano le incertezze sul manifatturiero
È inevitabile ricollegare la flessione delle aspettative alle incertezze sull’andamento dell’economia reale. La Bce ritiene che le probabilità di una recessione siano ancora «abbastanza basse» ma in prospettiva, per il secondo semestre dell’anno, non c’è più un rimbalzo dell’economia, ma un cotinuo peggioramento. Soprattutto nel settore manifatturiero, il cui rallentamento - anche se idiosincratico, legato a fattori differenti da paese a paese - può propagarsi attraverso la catena del valore per tutto il continente. I consumi tengono, ha aggiunto Draghi; l’economia è resiliente, ed «è difficile essere pessimisti», ma le prospettive sono cambiate.

Aspettative troppo sensibili?
A preoccupare la Bce, a farle cambiare completamente atteggiamento, è probabilmente il forte legame che è emerso tra aspettative di inflazione e andamento economico. Con un’inflazione ancora relativamente lontana dall’obiettivo del 2%, ogni incertezza sull’attività economica sembra riflettersi sulle aspettative in modo - figurativamente - più che proporzionale. In queste circostanze, non è più possibile “accontentarsi” di un’inflazione un po’ al di sotto del 2%, ma non troppo bassa da generare rischi di deflazione. Occorre che il bersaglio sia davvero centrato, e in modo «simmetrico», sia pure nel medio periodo.

Verso una politica fiscale più espansiva?
La politica monetaria deve diventare più aggressiva, pensa quindi la Bce, e nel tempo stesso la crescita va sostenuta. In questo senso, si spiega perché Draghi abbia di nuovo invocato, in caso di effettivo peggioramento delle prospettive, anche una politica fiscale espansiva. Laddove è possibile, però, e a patto che sia credibile, tale cioè da non aumentare i tassi di mercato.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...