GLI INVESTITORI

Ora i mercati ribilanciano i rischi politici tra Europa e Usa

di Morya Longo


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(EPA)

3' di lettura

Dopo mesi di infatuazione, gli investitori internazionali hanno iniziato a prendere atto che anche Donald Trump dovrà passare dal Congresso per varare la «fenomenale» (aggettivo suo) riforma fiscale. E forse non sarà così facile
come auspicato. Contemporaneamente, dopo mesi di timori e di plumbee previsioni sul futuro dell’Europa, gli stessi investitori hanno iniziato a prendere atto che la tornata elettorale del 2017 in Francia e Germania potrebbe non essere il preludio della fine dell’euro come temuto fino a poco tempo fa. Ma, anzi, l’esito elettorale potrebbe essere favorevole ai partiti pro-euro come accaduto in Olanda.

Dopo mesi, insomma, sul mercato si sta riequilibrando la bilancia del «rischio politico» globale: aumenta negli Stati Uniti (dove il pericolo è che Trump non riesca a mantenere in toto le sue promesse), mentre diminuisce in Europa. Gli indici elaborati dalla Economic Policy Uncertainty (si veda grafico sotto) lo confermano: seppur aggiornati solo a febbraio, rispetto alla fine del 2016 negli Usa si registra una lieve ripresa dell’incertezza politica mentre in Italia e Francia un leggero calo. È presto per stabilire
se stia davvero cambiando il vento, ma di certo i mercati finanziari non possono ignorare questo riequilibrio della bilancia dei rischi. E infatti lo stanno facendo.

Martedì Wall Street, di fronte alle difficoltà di Trump sulla riforma dell’Obamacare, ha registrato un ribasso improvviso dell’1,24%. Se il presidente si scontra con il Congresso già ora - è il timore diffuso - potrebbe incontrare difficoltà anche quando dovrà approvare l’innalzamento del tetto del debito pubblico e la riforma fiscale. Ieri la Borsa Usa ha terminato invariata, ma sul mercato è iniziato il dibattito: Trump manterrà davvero la promessa, che tanto ha eccitato Wall Street, di tagliare le tasse in maniera «fenomenale»? I dubbi tra economisti e investitori crescono. «Abbiamo ridimensionato l’entità dello stimolo fiscale atteso negli Stati Uniti», ha per esempio scritto proprio ieri Joachin Fels, global economic advisor di Pimco. E non è l’unico a pensarla così.

Il problema è che Wall Street corre da mesi convinta che Trump taglierà le tasse in maniera davvero «fenomenale», stimolando l’economia e soprattutto gli utili delle aziende. Se questa speranza venisse tradita, o esaudita solo a metà, Wall Street potrebbe non prenderla bene. E già ora il mercato sta iniziando a considerare questo scenario avverso. Lo dimostra l’ultimo sondaggio di Bank of America tra i grandi gestori di fondi: il 34% degli intervistati ritiene infatti che le azioni globali siano sopravvalutate (percentuale massima degli ultimi 17 anni) e l’81% degli interpellati sostiene che la Borsa più “pompata” sia proprio quella americana.

Situazione opposta in Europa, dove il rischio politico da mesi ha pesato forse troppo sui mercati azionari. Gli analisti di Citigroup calcolano che il gap tra la crescente fiducia sulla ripresa economica (misurata dagli indici Pmi) e la bassa fiducia sulle Borse (nonostante la buona performance da inizio anno) sia dovuta proprio al rischio politico percepito elevato. «Il prossimo rally di Borsa- scrivono gli economisti della banca americana - per materializzarsi ha bisogno di una diminuzione del rischio politico e di un aumento degli utili». Entrambi gli eventi - aggiungono poi - «sono nel nostro senario base». Si sta dunque facendo strada l’idea che forse gli investitori abbiano esagerato nel percepire il rischio politico: del resto in Olanda il partito anti-sistema di Wilders non ha sfondato e in Francia Marine Le Pen non riesce a migliorare nei sondaggi. Resta il nodo dell’Italia, ma per ora il mercato non guarda alle elezioni nella Penisola. Allo stato attuale, dunque, tanti investitori stanno ridimensionando il
rischio-Europa.

E sui mercati si vede. Non solo nelle performance delle Borse, ma anche nei flussi di capitali. «Vediamo non pochi gestori di fondi che si stanno spostando sull’Europa», testimonia Luigi Nardella, direttore di Ceresio Sim. Montano posizioni rialziste soprattutto sull’euro e su alcune banche. Per esempio UniCredit, che dopo l’aumento di capitale sta attirando investitori. Così, nel grande riequilibrio globale del rischio politico, non pochi investitori si stanno già posizionando su quello che potrebbe essere
il prossimo trend. Ammesso che, in questo mondo sempre più difficile da decifrare, lo scenario non cambi ulteriormente. Insieme
al trend.

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