USA

Ora oltreconfine le fiere fanno squadra

di Laura Cavestri

4' di lettura

Non è stato facile arrivarci. Ma la strada è ormai segnata. La “tavola italiana”, quando va a presentarsi all’estero, ha imparato a fare squadra. Messo da parte, con fatica, il campanilismo che ci caratterizza, le fiere italiane della galassia alimentare sempre più, negli ultimi anni, si presentano, dagli Usa all’Asia, coese. Una sinergia che fa leva sull’Italian style autentico e sulla reciproca forza propulsiva tra prodotti alimentari ed eccellenza vitivinicola. Lo si vede nei numeri. Nel 2017 – secondo i dati di Federalimentare – il fatturato complessivo del settore food si è attestato a quota 137 miliardi (che diventano 190 miliardi se si includono le filiere agricole di produzione primaria. L’export è cresciuto del 7% su base annua, a quota 32,1 miliardi, e la soglia dei 40 miliardi di “made in Italy” alimentare sui mercati mondiale è ormai a portata di mano. In questo quadro, il matrimonio d’interesse più atteso, alla fine, è arrivato.

Matrimonio «cibo e vino»
Food & wine, ovvero Cibus e Vinitaly, pochi mesi fa hanno annunciato le nozze. Che poi sono quelle tra Veronafiere e Fiere di Parma, che unendo le forze, hanno creato la nuova società paritetica Vpe – Verona Parma Exibitions – per portare all’estero una kermesse unica. Due corrazzate efficaci e complementari, che assecondano anche gli obiettivi del Governo (uscente), che da tempo auspicava l’unione delle risorse per la promozione del brand italiano del wine&food. Le due Spa rappresentano, infatti, il secondo polo fieristico nazionale (dopo Milano). Verona è legata a nomi come Vinitaly, Sol&Agrifood ed Enolitech. Parma, a Cibus, ma anche Cibus Tec e Cibus Connect. La filiera è servita. La prima iniziativa sarà l’organizzazione Wi.Bev — International Wine&Beverage Technologies Event – un evento dedicato al settore delle tecnologie per il wine&beverage che dovrebbe tenersi in Nord America a dicembre. Ma la “palestra”, tra Veronafiere e Fiere di Parma, sul fronte dell’agroalimentare, è attiva da anni. Da Vinitaly e Cibus insieme in Russia e Cina nel primo decennio del Duemila, alle recenti iniziative congiunte negli Stati Uniti, dal 2015, sotto l’ombrello del Piano di promozione straordinaria del made in Italy lanciato dal ministero dello Sviluppo economico e attuato da Ice-Agenzia, fino all’ultima edizione di Sol&Agrifood con Cibus Connect. Non solo. La presentazione della 19° edizione di Cibus è stata anche l’occasione per comunicare l’acquisizione, sempre tramite Verona Parma Exhibition, del 50% del capitale di “Bellavita Expo”, la start up inglese che da qualche anno opera nel tradeshow per il settore agroalimentare italiano in Regno Unito, Usa e Canada. In pratica, facendo marketing e storytelling delle aziende che vogliono esportare, educando i buyer al Made in Italy e all’origine dei prodotti di maggiore eccellenza, quando non di nicchia.

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Anche il gelato italiano ha trovato «L’America». Al Sigep – l’evento riminese di settore – focus sul mercato a stelle e strisce. I primi passi, con Gelato World Tour, ad Austin (2014) e Chicago (2016), negli ultimi mesi l’evento s’è svolto a Los Angeles e New York. E poi c’è la tournée di “Gelato Festival”, che l’ autunno scorso è stata protagonista in tre tappe fra Colorado, California e Arizona. «Le fiere possono essere una grande opportunità o non servire a nulla – ha spiegato il presidente di Federalimentare, Luigi Pio Scordamaglia –. Funzionano quando ci sono programmazione, promozione, individuazione dei buyers, sinergie di contenuti ed eventi. Sintonia con l’Ice. Come il desk anticontraffazione alla fiera tedesca Anuga o l’italian lounge al Farm & Fancy Food negli Stati Uniti. Una metodologia di promozione che ha funzionato negli Usa e che l’Ice da quest’anno trasferirà nel Far East».

Il Piano Ice per food: dagli Usa all’Asia
«Nel triennio 2015-2018 - ha ricordato Michele Scannavini, presidente dell’Ice - la dotazione per promuovere il food & wine è stata di complessivi 145 milioni, di cui 50 milioni solo per l’attività di promozione negli Usa, che si è sviluppata su due binari: promozione per contrastare l’Italian Sounding e accordi con retailer per portare produttori italiani sugli scaffali statunitensi. Un piano Gdo che ha coinvolto 21 iniziative promozionali, 15 catene alimentari, 3400 aziende italiane, di cui 607 sono diventati nuovi fornitori». Per questo 2018, ha proseguito Scannavini, «la “dote” per il food su cui possiamo contare è di 43 milioni, con un forte focus sulla Cina, tra campagne di comunicazione e accordi con retailer. Quasi pronto quello con la catena Cofco, per una distribuzione sia fisica che virtuale. Negli Usa spingeremo per una forte campagna promozionale soprattutto sul vino, per ridurre il differenziale di prezzo con le bottiglie francesi. In ogni caso, affianchiamo le fiere italiane nelle attività di incoming. Solo a Cibus porteremo 300 operatori e buyer internazionali».

Un hub del food hi-tech in Asia
Va nella direzione di valorizzare nel vastissimo bacino asiatico l’eccellenza italiana del sapere e del fare lungo tutta la filiera del food, tecnologie incluse, l’iniziativa pilota appena presentata dall’Emilia-Romagna assieme a una delegazione del Governo di Hong Kong: la regione è capofila di un progetto per creare all’interno del Parco scientifico-tecnologico di Hong Kong (la porta della Cina per tutto l’Oriente) un hub per l’innovazione, la sicurezza e lo sviluppo alimentare. «Nel Parco Hkstp ci si occupa oggi di Ict, robotics, smart city ma manca completamente tutta la parte food, tema cruciale per la crescita asiatica e che dovremo sviluppare noi a step attraverso un lavoro di squadra tra imprese, atenei, centri ricerca», spiega Ruben Sacerdoti, responsabile servizio Attrattività e internazionalizzazione della Regione Emilia-Romagna. Primo step sarà la formazione degli operatori cinesi sulla food safety e security con la creazione di una Academy italo-cinese, in partnership con l’Efsa di Parma. Secondo passo la creazione di un centro di trasferimento tecnologico per veicolare la ricerca alle imprese cinesi, con uno show room permanente delle food tech italiane e impianti pilota da testare; per poi (terzo gradino) fare da volàno a start-up sia italiane sia cinesi. Pensando già a spazi dentro il parco di Hong Kong per le fiere italiane specializzate sul food (Rimini con Sigep, Bologna con Sana, Parma con Cibus e Cibus Tec) e a un centro di attrazione di Ide per tutta la Greater Bay Area (Macau e nove città del Guangdong). Mancano le firme ufficiali, ma l’accordo con InvestHK, l’agenzia governativa di Hong Kong, per la nascita dell’hub è fatto.

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