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Bankitalia: ampia riforma fiscale e interventi sulle clausole Iva

In prospettiva occorre pensare per tempo a una riforma fiscale di sistema. Gli investitori e i risparmiatori hanno bisogno di certezze. Per UpBilancio la nuova Ace aiuterà in particolare le imprese minori

di Davide Colombo


Manovra in Senato: il calendario della sessione di Bilancio

4' di lettura

Il Paese ha bisogno di un’ampia riforma fiscale, bisogna interrompere gli interventi al margine per disegnare una struttura stabile che dia certezze a chi produce, consuma, investe e risparmia. Il vicedirettore della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, ha chiuso la sua audizione al Senato sulla legge di Bilancio citando le ultime Considerazioni finali del governatore Visco e ha raccomandato il legislatore a non rinviare una riforma fiscale “di sistema” e non ridurre all’ultimo momento, l’anno venturo, la riflessione sulle coperture finanziarie e l’intervento sulle clausole Iva.

Signorini ha confermato le analisi fatte sulla Nadef e le buone prospettive che l’attuale livello dei tassi assicura per una riduzione, in prospettiva, del debito in rapporto al Pil. «Bisogna fornire certezze agli investitori sugli andamento della nostra finanza pubblica. È essenziale» ha affermato, dopo aver passato in rassegna le principali misure previste in manovra, dagli interventi a favore delle imprese a quelli per le famiglie, dalle iniziative di contrasto all’evasione fiscale agli incentivi previsti per i pagamenti tracciabili.

Bene gli incentivi alle imprese e ai pagamenti cashless
Signorini ha apprezzato il fatto che nel disegno di legge si prevedano ora meno entrate dal contrasto all’evasione rispetto a quanto indicato a settembre e il fatto che l’anno venturo le clausole Iva abbiano una portata inferiore, quindi ha sottolineato a più riprese la necessità che le norme applicative siano «il più possibile semplici». In materia fiscale ma anche per le misure di incentivo all’uso dei pagamento elettronici, che Bankitalia vede con favore perché riducono i costi di sistema legati al cash, riducono i rischi di evasione e riciclaggio e possono avvicinare l’Italia alle medie di altri paesi europei. «Persino la Germania - ha detto - che ha una forte transizione all’uso del contante è più avanti dell’Italia, con il 45% delle transazioni effettuate con carte di pagamento contro il nostro 30%».

Nell’audizione è stato offerto, in particolare, un focus sulle misure per le imprese, a partire dai rinnovi di super e iper ammortamento, fino all’Ace: «Nelle valutazioni ufficiali tali interventi accrescono l’indebitamento netto di 0,8 miliardi il prossimo anno, 1,6 nel 2021 e 2 nel 2022 - ha detto Signorini - stimiamo che l’estensione del super- e dell’iper-ammortamento al prossimo anno possa innalzare la spesa per investimenti in beni strumentali di quasi un punto percentuale rispetto al quadro tendenziale».

Infine sulla plastic tax l’attenzione è stata posta sulle compensazioni per i produttori: «l’introduzione di una imposta sulla plastica non compostabile per scoraggiarne - ha affermato Signorini - la produzione e il consumo è in linea con gli obiettivi di una recente direttiva europea per la riduzione della quota di plastica non riciclabile (Direttiva UE n. 904 del 2019). Il processo di modernizzazione tecnologica delle imprese potrebbe però risentire della dimensione ridotta e della breve durata del credito di imposta per l'adeguamento tecnologico degli impianti».

La reintroduzione dell’Ace aiuta di più le piccole imprese
Anche l’UpBilancio, ha insistito sulle clausole Iva. «Com’è avvenuto in tutti gli anni recenti - ha detto il presidente Giuseppe Pisauro - anche in questa occasione la manovra fissa per il 2020 un livello del rapporto deficit/PIL stabile rispetto agli anni precedenti, rinviando agli anni successivi la sua riduzione. Riduzione, per conseguire la quale ci si affida ancora principalmente alle clausole di salvaguardia su IVA e accise (19 miliardi nel 2021 e oltre 25 miliardi nel 2022) che zavorrano il quadro programmatico di bilancio senza che sia fornita alcuna indicazione sul loro destino futuro». Nella manovra - ha poi aggiunto - vengono inoltre presi impegni divergenti nel triennio in materia di entrate e spese: al netto delle clausole di salvaguardia, le prime tendono a ridursi (dai 7,5 miliardi del 2020 ai 3,9 miliardi del 2022), le seconde a salire sensibilmente (da 0,7 miliardi il prossimo anno a 11,3 miliardi del 2022). Insomma, il quadro di incertezza futuro resta elevato.

Lotta all’evasione, stime più realistiche
Bene, anche per Pisauro la previsione più bassa delle entrate dovute al contrasto all’evasione: «siamo più prudenti rispetto alla Nadef» ha detto, ricordando che il gettito è ora dimezzato: «Si tratta quindi ora di predisporre tutti gli strumenti operativi in grado di massimizzarne l'efficacia, dotando l’Amministrazione delle necessarie risorse professionali e tecniche e superando eventuali ostacoli rimanenti (per esempio quelli in materia di trattamento dei dati personali)».

Sull’Ace reintrodotta, infine, UpBilancio analizza l’impatto per dimensioni d’impresa concludendo che nel complesso il beneficio per le società non finanziarie sarà superiore del 7-8%, soprattutto per le aziende più piccole, mentre decresce per le società maggiore. Per Pisauro l’ampliamento del regime forfetario, inoltre, ha prodotto maggiori iscrizioni a partita Iva, pari all’8%, mentre sulle detrazioni fiscali ha osservato che anche in questa manovra è mancato un intervento sistematico, solo rinnovi e proroghe al margine, nonché nuove tax expenditures come il “bonus facciate”. Sul contrasto all’evasione fiscale Pisauro, come Signorini, ha insistito sull’attenzione alle norme attuative. Il fatto che l’Agenzia delle Entrate possa utilizzare l’archivio dei rapporti finanziari e profilare i contribuenti, ha detto, rappresenta un passaggio importante ma «andrebbe approfondito se l’Agenzia ha risorse all’altezza per utilizzare creativamente le banche dati per il contrasto all'evasione».

Per approfondire:
Valanga di emendamenti al decreto fiscale alla Camera
Partite Iva, perché la corsa alla flat tax è a rischio flop

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