dopo la richiesta di 20 mdl di deficit

Ora serve il “bazooka” europeo

Dopo la richiesta di scostamento rispetto agli obiettivi di finanza pubblica che corrisponde a 20 miliardi in termini di indebitamento netto e 25 miliardi in termini di maggiori stanziamenti di bilancio in termini di competenza e cassa

di Dino Pesole

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3' di lettura

All'emergenza si risponde con misure straordinarie, che data la situazione possono anche temporaneamente valicare i vincoli europei. La decisione del Governo di mettere in campo un volume pari a 25 miliardi in termini di saldo netto da finanziare, con effetti sull'indebitamento (dunque sul calcolo del deficit) per 20 miliardi conferma la portata dell'emergenza che il paese sta attraversando. Emergenza sanitaria, prima di tutto, ed economica per il contemporaneo interagire di uno shock da offerta e da domanda. Basteranno? L'impegno finanziario è consistente, e sarà utilizzato su più fronti. Potrebbe anche non bastare, ma tutto dipenderà da quando si riuscirà a rallentare l'epidemia e a bloccarla definitivamente sull'intero territorio nazionale.

L'urgenza è sostenere l'attività produttiva
Va scongiurata la paralisi dell'attività produttiva, garantendo il sostegno ai settori che più stanno subendo le conseguenze dell'epidemia: esercizi commerciali, turismo, imprese. E va garantito un ombrello di protezione sociale per le famiglie. La cifra di 25 miliardi sarà ripartita a seconda delle priorità, e metà delle risorse in campo verrà utilizzata nell'immediato e servirà anche a far fronte all'ulteriore, probabile inasprimento delle misure di contenimento del virus, come richiesto dai presidenti delle Regioni Lombardia e Veneto. La chiusura di tutti gli esercizi commerciali, con l'esclusione della filiera alimentare, comporterebbe dei costi aggiuntivi (sotto forma di ammortizzatori sociali) per garantire che alla fine dell'emergenza si possa ripartire. Dal punto di vista contabile, 20 miliardi di maggiore indebitamento rappresentano circa l'1,1% del Pil. Ne consegue che il deficit di quest'anno potrebbe superare il tetto massimo del 3%, ma i calcoli sono in via di definizione perché per alcuni interventi potrebbero intervenire risorse comuni europee. Di certo si segnala l'atteggiamento cooperativo della Commissione europea, ben consapevole della grave emergenza che sta affrontando il nostro paese. Anche se fosse necessario eccedere il tetto del 3%, quel che conta è rassicurare i mercati, e la risposta da questo punto di vista non può che essere europea. Serve un intervento congiunto della Commissione di concerto con i governi e della Bce.

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La Ue deve attivare il suo bazooka
Il caso Italia non è il solo a dover imporre una svolta a livello europeo, perché ormai è evidente che l'epidemia da coronavirus sta coinvolgendo, se pur con diversi livelli di intensità, gran parte dei paesi del Vecchio Continente. Così come fece Mario Draghi nel 2012, annunciando il suo famoso “whatever it takes”, qualsiasi cosa per salvare l'euro, ora è il tempo che l'Europa batta un colpo. Perché è evidente il rischio che stiamo attraversando e i segnali lanciati dai mercati in questi giorni lo attestano. Se alla crisi sanitaria si unisce anche una crisi finanziaria (e già si paventa un impatto simile a quello della grande crisi del 2008), l'Europa rischia di sprofondare in una violenta recessione. É possibile agire fino a che si è in tempo. Il bazooka europeo dovrebbe consistente in una serie di azioni e interventi concertati: emissione di eurobond a garanzia di stanziamenti diretti a sostenere le economie degli Stati membri, parziale e momentanea sospensione di alcune regole europee (va in questa direzione il probabile stop ad alcune delle misure in vigore sul fronte della disciplina sugli aiuti di Stato), una sorta di golden rule che consenta di escludere dal calcolo del deficit le spese dirette agli investimenti necessari a far fronte alla crisi.

Occorre agire in fretta
Al momento non pare ancora però esservi piena consapevolezza in Europa sui rischi reali che stiamo correndo. E' giusto e comprensibile che ogni paese si attrezzi a far fronte all'epidemia, essendo peraltro la politica sanitaria di stretta competenza degli Stati membri, ma a questo punto deve scattare un piano europeo diretto a contrastare la doppia emergenza, sanitaria ed economica.

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