Cloud e cybersicurezza

Oracle Italia: «Ben posizionati per far parte del progetto di cloud nazionale»

Il punto di vista del country manager Alessandro Ippolito. «Entro l'anno l'apertura della nuova cloud region a Milano»

di Simona Rossitto

Alessandro Ippolito, country manager di Oracle Italy

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - «Siamo ben posizionati a tutti i livelli e con tutte le aziende per far parte del progetto di cloud nazionale». Oracle Italia, società che è nel nostro Paese da 40 anni e conta 1.100 dipendenti, si candida a far la sua parte per il progetto annunciato dal ministro dell'Innovazione tecnologia e la trasformazione digitale Vittorio Colao, nell'ambito della strategia nazionale.

A livello di sicurezza, per i dati più sensibili, la soluzione può essere, dichiara a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore e della Luiss Business School) il country manager Alessandro Ippolito «il cloud pubblico gestito da Oracle a casa del cliente, è il modo migliore per essere compliant, conformi, con tutte le istanze in gioco ed essere ancora più aderenti alle richieste della strategia nazionale. È, cioè, il punto di partenza per risolvere il problema del Cloud Act», la legge americana che consente agli Usa di richiedere, in alcuni casi eccezionali, i dati conservati nei server dei provider statunitensi anche fuori dal territorio americano. Intanto Oracle in Italia continua a investire sul cloud e si appresta ad aprire «entro fine anno» la nuova "cloud region" a Milano.

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Il business del cloud diventa sempre più importante, anche in vista dei piani del Pnrr. Che parte del vostro fatturato rappresenta il cloud in Italia e quali sono i vostri piani?

Siamo di fronte a un processo di forte adozione del cloud sia da parte delle imprese sia da parte della Pa. Ora, con il Pnrr, c'è un impulso forte, impresso dal Governo, sui processi di digitalizzazione. Per noi, al momento, il cloud rappresenta circa il 25-30% dei nostri ricavi a livello globale, con punte più alte in alcuni Paesi a seconda dei trimestri, ma in Italia prevediamo una crescita. In più, a breve, è nei nostri progetti l'apertura della nuova "cloud region" italiana, a Milano. In generale, dal punto di vista dei conti, il business italiano va molto bene, da molti trimestri, e su molte direttrici, non solo quella del cloud.

Quando è previsto il taglio del nastro per il data center di Milano?

Contiamo di aprire entro la fine dell'anno.

Come potete contribuire al progetto di cloud nazionale?

Le direzioni chiare del Pnrr, della strategia di cloud nazionale e di quella dei dati messe in campo dal Governo ci stanno coinvolgendo molto. In particolare, io sono un sostenitore del progetto di cloud nazionale. Oracle, dal canto suo, può offrire la maturità dei suoi servizi cloud, la capacità d'innovazione e investimento e lo sviluppo della tecnologia su cui è da sempre un'esperta, il data management. Inoltre, noi possiamo offrire una soluzione unica, che già vendiamo, e cioè il "cloud pubblico portato a casa del cliente" ("cloud at customer"), che garantisce la sicurezza e la gestione del dato nel data center del cliente, quindi in settori regolamentati dove è richiesta la residenza o sovranità dei dati entro i propri confini, tipicamente nella Pa e nel settore bancario e finanziario. Puntiamo inoltre a raggiungere l'obiettivo di mettere a fattor comune i dati tra le Pubbliche amministrazioni e tra le Pubbliche amministrazioni e i cittadini. Poi speriamo di dare il nostro contributo anche con il nostro cloud data center che sarà aperto a Milano. Sempre nel capoluogo lombardo stiamo inoltre per aprire la nostra nuova sede, in zona più centrale, che dovrebbe essere operativa nei primi mesi del 2022. Siamo presenti anche a Roma, con una sede estremamente importante vista la centralità che per noi, storicamente, rappresenta il mercato della Pa.

Parteciperete alla selezione in corso per il cloud nazionale?

Siamo ben posizionati a tutti i livelli e con tutte le aziende per essere parte di questo progetto.

Come ovviare ai problemi del Cloud Act, la legge che consente ai giudici Usa di richiedere in determinate circostanze i dati conservati dalle multinazionali statunitensi anche fuori dal territorio americano?

Quello del Cloud Act è un tema importante. Secondo noi la soluzione del "cloud at customer" cioè il cloud pubblico gestito da Oracle a casa del cliente, è il modo migliore per essere compliant, conformi, con tutte le istanze in gioco ed essere ancora più aderenti alle richieste della strategia nazionale. È, cioè, il punto di partenza per risolvere il problema del Cloud Act. Per quanto riguarda soprattutto i dati critici, sensibili, stiamo già fornendo la nostra tecnologia in maniera trasparente a vari clienti. Tra quanti si avvalgono delle nostre soluzioni applicative in cloud (SaaS), ci sono: Poste Italiane, Mondadori. Tra i clienti che si avvalgono della nostra soluzione "cloud at customer" si contano Inail, Deutsche Bank, Credit Agricole e altre realtà della Pa e del mondo bancario.

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