dopo il dpcm 10 aprile

Orari e staff ridotti, consegne a domicilio: così riapriranno le librerie

Le storie di chi riapre - tra spirito di servizio e preoccupazioni - e chi no, da Milano a Matera

di Marta Casadei

(ANSA)

5' di lettura

Il lockdown continua fino al 3 maggio, ma dal 14 aprile sarà possibile andare fisicamente ad acquistare un libro. Tra gli esercizi che, infatti, rialzeranno le saracinesche dopo il Dpcm 10 aprile, ci sono le librerie. Un canale che, secondo l’associazione italiana editori (Aie) nelle ultime settimane ha perso il 75% del fatturato proprio a causa del Covid-19 e delle misure prese per contenere l’epidemia.

La misura - che non vale per la Lombardia, dove un’ordinanza regionale ha esteso le chiusure - è stata accolta con favore dai grandi gruppi -Mondadori, per esempio, ha annunciato una riapertura graduale, con una particolare attenzione alle norme di sicurezza e salute e alle specificità delle singole realtà - e da molti dei piccoli esercenti che, durante il lockdown, hanno sofferto ancor di più la concorrenza dei big online (primo tra tutti Amazon) e del digitale. Ma, in altri casi, ha suscitato preoccupazioni legate alla sicurezza e alla salute di esercenti, dipendenti e clienti. E non ha affievolito quelle legate ai ricavi in picchiata.

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Di fatto, nessuno dei titolari crede che la riapertura dopo Pasqua aiuterà le librerie a dare una sferzata all’andamento delle vendite, ma molti esercenti sottolineano quanto la libreria debba riprendere il proprio ruolo di servizio. Anche se con orari ridotti e staff all’osso. Mantenendo attivo il servizio di consegne a domicilio che molti piccoli librai hanno attivato quasi subito e che, sono convinti, svilupperanno anche in futuro.

Poche aspettative economiche e focus sul delivery
Che la vendita di libri debba riprendere in quanto servizio lo dice chiaro e tondo Annalisa Angelini, titolare, insieme al marito Gianluca Tugnoli della libreria Ulisse di Bologna: «La libreria offre un servizio ai cittadini. Pensi alle scuole chiuse: gli insegnanti ora almeno potranno dare dei libri da leggere agli studenti», dice. Il tema chiave, dunque, non è quello economico: «Andrà benissimo anche se entreranno tre persone in otto ore. Noi saremo lì».

La Libreria Ulisse di Bologna riaprirà con uno staff ridotto: «Saremo solo noi titolari - spiega Angelini - almeno fino a quando la situazione non sarà un po’ più chiara: non vogliamo mettere a rischio la salute dei nostri tre dipendenti. L’orario ridotto? Solo di un’ora, perché il decreto impone la chiusura alle 20». In queste settimane di chiusura, la libreria bolognese ha sperimentato con successo la consegna a domicilio: «Abbiamo venduto circa 300 libri. Una scoperta: abbiamo sempre temuto Amazon e ora abbiamo scoperto di essere più veloci nelle consegne e di offrire un servizio migliore, più accurato. Con altri esercenti stiamo pensando a una rete di consegne a domicilio su scala nazionale».

A Bologna, però, c’è anche chi sceglie di non riaprire. Almeno non subito. Come La confraternita dell’Uva, libreria e wine bar: troppi «dubbi e paure sia per la sicurezza di chi lavora sia per i clienti. Per la tipologia di
merce che vendiamo, c'è grande possibilità di contagio - ha detto Giorgio Santangeli, socio fondatore - spedizioni e consegne a domicilio sono più
sostenibili anche dal punto di vista economico».

Anche la Libreria Trastevere di Roma non riaprirà martedi 14: «Ne abbiamo discusso a lungo- racconta uno dei quattro soci, Davide Manni - e abbiamo concluso che non possiamo garantire le norme igienico-sanitarie previste né per i clienti né per noi stessi». Da qui la scelta di «aspettare in via cautelativa» e continuare con le spedizioni a domicilio, cercando di gestire gli aspetti economici: «Un mese e mezzo di mancati incassi da un lato e, dall’altro, fatture che, sebbene dilazionate, bisognerà pagare: la situazione è complicata, ma la riapertura subito dopo Pasqua non risolverebbe», continua Manni.

Alzare le serrande per dare un segnale

Nonostante le preoccupazioni di fondo, la Libreria dell’Arco di Matera aprirà, ma gradualmente e a mezzo servizio: «Lo faremo più che altro per dare un segnale positivo - spiega Giovanni Moliterni, socio titolare insieme a Nicola Tamburrino -, ma pensiamo a un’apertura graduale, per dare un servizio alle persone che hanno bisogno di un libro, magari per questioni di studio». Sugli scaffali, infatti, sarà quasi impossibile reperire titoli nuovi o esauriti, a causa del blocco della catena di fornitura.

Le misure a tutela della salute che dovranno essere implementate (ingressi scaglionati, protezioni) non permetteranno alla Libreria dell’Arco di riprendere la propria attività con le modalità né lo spirito di sempre: «Siamo un luogo d’incontro, dove non si può mettere fretta a chi sta scegliendo cosa acquistare. Ma oggi questo non è possibile». Le incognite economiche rimangono: «Vendere cinque o sei libri al giorno non cancella temi come l’affitto, le utenze» , dice Moliterni.

Tra i prossimi passi della libreria materana c’è quello delle consegne a casa, un servizio che fa già Libricadabra, insegna di Chieri: «Lo facevamo prima e l’abbiamo fatto durante il lockdown, aderendo al progetto #iorestoacasa di Confesercenti Torino. Non ci ha portato grandi risultati in termini di ricavi, ma ci ha fatto conoscere nuovi clienti», spiega il titolare Giancarlo La Porta . Ora è tempo di alzare la saracinesca: «Il 14 aprile riapriamo, rispettando le misure di sicurezza e accogliendo una persona alla volta».

Che la riapertura sia «uno sforzo», lo dice anche Maria Laterza, titolare della storica Libreria Laterza di Bari: «Quello della libreria è un servizio e chi può farlo lo deve fare - dice - ma capisco anche le piccole realtà per le quali riaprire rispettando la normativa è difficile». Laterza sottolinea l’importanza del concetto di libro come bene essenziale, specialmente nella formazione: «Penso ai tanti studenti dell’Università che si trova vicino alla nostra libreria: molti hanno buoni cartacei per i libri, devono poterli utilizzare per continuare il loro percorso di studi».

L’ordinanza regionale ferma le riaperture in Lombardia

Sarebbe d’accordo con la riapertura - che però viene negata agli esercizi lombardi da un’ordinanza regionale - anche Guido Duiella, titolare della Libreria Popolare di via Tadino a Milano: «Non si può interrompere la circolazione dei libri, nemmeno in un momento come questo, perché significa bloccare la circolazione di cultura e quindi di idee», dice.

Duiella, attraverso la newsletter «un tempo dedicata a eventi e presentazioni», ha veicolato suggerimenti e novità anche durante la chiusura totale. Consegnando a casa: «Il servizio del libraio a distanza, che abbiamo cominciato ad effettuare durante la quarantena, è stato molto gradito dai clienti storici e ci ha fatto entrare in contatto con nuovi lettori. Non solo lo manterremo, ma continuerò a consigliarlo anche quando ci sarà concesso di riaprire: non voglio che le persone, con la scusa di venire da noi, stiano in giro per la città inutilmente».

Tra le certezze c’è quella che la riapertura non rimetterà in moto il business come se nulla fosse accaduto: «Non mi aspetto un passaggio elevato di persone in libreria, anzi: avremo anche gli scaffali un po’ sguarniti visto che molte uscite sono state bloccate. Chi verrà in negozio troverà solo me: noi siamo una cooperativa con, me escluso, tre dipendenti a tempo parziale che sono a casa e non torneranno il 14 aprile. Per loro abbiamo chiesto la Cig e speriamo di ottenerla».

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