i temi in agenda

Orario di lavoro, salario minimo e manovra, convergenze e divergenze tra nuova Cgil e governo

di Andrea Gagliardi e Andrea Marini

(ANSA)

2' di lettura

«Dobbiamo cambiare le scelte sbagliate che sta facendo questo governo. Dobbiamo riempire la piazza, dobbiamo dare voce e parola al lavoro». La manovra «è miope e recessiva, e non assume la stabilità e la qualità del lavoro quale bussola del cambiamento economico e sociale».Maurizio Landini nel suo intervento programmatico all'assemblea generale, prima del voto per la sua elezione a segretario generale della Cgil, è stato netto. E non ha lasciato dubbi interpretativi. La Cgil ha scelto di stare dalla parte di chi boccia la manovra.

Le critiche a salario minimo e RdC
Ma sul fronte lavoro, dal reddito di cittadinanza al salario minimo, al rapporto con le imprese (che possono assumere i titolari del reddito), sono vari i temi cari al M5s sui quali la Cgil è fredda, perché tutto si concentra nelle mani del Governo depotenziando l’azione del sindacato. E quest’ultimo va perciò all’attacco, come ha fatto Landini qualche giorno fa criticando il reddito di cittadinanza, uno strumento «ibrido» che fa confusione tra lotta alla povertà e politiche attive e che non creerà lavoro visto che per fare occupazione servono investimenti pubblici e privati. La Cgil è contraria anche al ddl del M5s (prima firmataria la senatrice Nunzia Catalfo) sul salario minimo. «Pensare di intervenire per legge per fissare i minimi non va bene - ha detto Landini -. Su questi temi si confrontino con noi. Contro i contratti pirata vanno applicati i minimi dei contratti nazionali, secondo il principio della validità erga omnes dei contratti».

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La convergenza sulla riduzione dell’orario di lavoro
Il neo segretario della Cgil potrebbe essere invece una sponda preziosa per un altro dei punti in agenda del M5s sul fronte lavoro. Il capo dei consulenti economici di Luigi Di Maio, Pasquale Tridico, ha indicato che una delle prossime battaglie culturali e politiche sarà infatti la riduzione dell’orario di lavoro, in modo da redistribuire i posti esistenti su più persone possibili. Una misura cara al sindacato, che di certo troverà il consenso di Landini, così come è stato per il decreto Dignità, con la stretta sull’utilizzo dei contratti a termine.


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