lo scontro a bruxelles

Orban, compromesso con Ppe: è sospeso ma non esce dal partito

di Luca Veronese


default onloading pic
Il premier ungherese Viktor Oran

3' di lettura

I popolari europei hanno deciso di sospendere Viktor Orban e il suo Fidesz dal gruppo del Ppe al Parlamento comunitario. In molti, a cominciare dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker avevano chiesto l’espulsione del premier ungherese ma alla fine la maggioranza ha scelto un compromesso. Il governo di Budapest aveva annunciato che in caso di sospensione il Fidesz avrebbe lasciato «immediatamente» il gruppo dei Popolari ma in serata Orban è sembrato più cauto: pur riaffermando che «nessuno ci può sospendere o espellere dal Ppe» il leader populista ha spiegato di avere optato per «l’autosospensione» e ha rinnovato il sostegno ai leader conservatore Manfred Weber per la guida della prossima Commissione.

La sospensione come compromesso
L’assemblea politica del Ppe ha votato la sospensione del Fidesz a grandissima maggioranza con 190 sì e solamente tre contrari. La sospensione «ha effetto immediato» ma potrebbe essere stata appunto concordata con il Fidesz per trovare una via d’uscita allo scontro. Secondo quanto deciso dal Ppe la condotta del Fidesz sarà monitorata da un collegio composto da tre probiviri che dovranno presentare un report dettagliato sulle azioni politiche del maggiore partito ungherese. «È stata una discussione difficile, ma c’era la necessità di farlo e lo abbiamo fatto in modo democratico e trasparente», ha detto il leader del Ppe Weber subito dopo il voto.

«La sospensione comporta per Fidesz che non potrà partecipare alle riunioni del partito, che non avrà diritto di voto e non potrà proporre candidati», ha aggiunto. «I fatti e la azioni sono importanti per ricostruire la fiducia ed è per questo che è stato deciso di creare un comitato che controllerà Fidesz».
«Il dibattito all’interno del Ppe è stato molto interessante, animato, di tre ore e abbiamo deciso di optare per un compromesso», ha detto Orban.

Lo scontro Ppe-Fidesz sui valori democratici
Lo scontro tra Ppe e Fidesz riguarda i valori di base dell’Unione europea e la deriva antidemocratica di Orban che ha da anni avviato una campagna contro Bruxelles e le istituzioni europee: sui migranti, sulla difesa dei confini, sul modello stesso di società multiculturale e multireligiosa.

Tre le cause contingenti che hanno portato il Fidesz sul banco degli imputati del Ppe: la campagna anti Ue, e soprattutto contro il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker; gli attacchi alle organizzazioni umanitarie e all’università fondata da George Soros, di fatto costretta a lasciare il Paese magiaro; le offese ai leader conservatori europei da Orban definiti «utili idioti» nelle scorse settimane.

Le accuse di Juncker e la mediazione di Weber
L’assemblea politica del Ppe, su proposta del tedesco Weber, ha discusso la sospensione di Orban dal gruppo, mentre l’esplusione definitiva è stata chiesta da una parte minoritaria del Ppe. In mattinata Juncker si era espresso chiaramente contro la permanenza del Fidesz nei Popolari europei: «Penso che Orban sia lontano dai valori cristiano-democratici fondamentali. Per questo consiglio ai miei amici del Ppe di espellere il Fidesz, il partito di Orban», aveva detto il presidente della Commissione, in un’intervista alla radio tedesca.

Orban e i suoi intanto si erano mossi al contrattacco. «Non possiamo accettare né l’espulsione né la sospensione, qui si tratta della dignità del nostro partito e del nostro Paese», aveva detto il vicepremier ungherese Gergely Gulyas. minacciando di «lasciare immediatamente» il gruppo dei Popolari in caso di sospensione.

Orban come «guastatore» dentro al Ppe
Nei giorni scorsi anche il presidente del Ppe, Joseph Daul e la leader conservatrice tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer, avevano a lungo cercato una mediazione su Orban che prevedeva una sospensione di alcuni mesi di Fidesz dal gruppo e proponeva di creare un comitato di valutazione sotto la guida dell’ex presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, per regolare i rapporti tra il Ppe e il Fidesz.

Orban nonostante la sospensione resta dunque destinato a restare nel Ppe e dal gruppo dei conservatori potrà continuare a battersi a Bruxelles per la sua «Europa delle patrie» contro chi spinge per una maggiore integrazione tra Stati membri. Per il momento è stata inoltre scongiurata la rottura che avrebbe tolto voti a Weber per la presidenza della Commissione e avrebbe allo stesso tempo contribuito a formare un nuovo fronte sovranista con Orban costretto ad accasarsi con la Lega di Matteo Salvini e la destra francese di Marine Le Pen o con la destra polacca di Jaroslaw Kaczynski.

«Dopo le elezioni europee il Ppe dovrà decidere con chi dovrà allearsi, se guardare a sinistra, liberali e verdi o trovare partner a destra: questa è la vera domanda, ma prima di dare una risposta dobbiamo misurarci con il voto e l’opinione della gente», ha detto Orban.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...