Terzo settore e cultura

Organizzazioni culturali: a rischio la raccolta fondi 2022

Lo stop al due per mille dell’Irpef e la mancata iscrizione al Registro unico entro il 10 aprile rischiano di mettere in ginocchio organizzazioni già provate da due anni di pandemia

di Marianna Martinoni e Carlo Mazzini

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4' di lettura

Raccolta a fondi in salita per le organizzazioni culturali nel 2022. Lo stop al due per mille dell’Irpef, la necessità di iscriversi al Registro unico del Terzo settore entro il 10 aprile per avere il cinque per mille e le regole dell’Art bonus per gli enti che si occupando di spettacoli dal vivo rischiano di mettere in difficoltà una vasta platea di soggetti.

L’impatto della pandemia

Durante gli ultimi due anni di pandemia, il settore culturale è stato uno dei più colpiti dagli effetti delle chiusure e dalle limitazioni imposte in chiave anti-contagio. Un settore che da anni già faceva i conti con un progressivo ridimensionamento del sostegno pubblico a tutti i livelli, si è dovuto confrontare con una nuova importante modifica del proprio delicato funding mix: la maggior parte delle organizzazioni culturali ha visto diminuire drasticamente la voce delle entrate proprie, costituita, a seconda dell’ambito di attività, da biglietti, abbonamenti o fatturato di altri servizi aggiuntivi, gravemente compromessi dalla impossibilità di accogliere il proprio pubblico in presenza. A fronte dello stop forzato delle attività e delle non certo rosee previsioni di bilancio, molte organizzazioni culturali italiane hanno guardato con interesse alle possibilità di coinvolgere i donatori con i nuovi strumenti esistenti. I dati sulle donazioni tramite Art Bonus recentemente pubblicati dal ministero dei Beni e delle attività culturali mostrano una crescita importante delle donazioni, sia da privati cittadini, sia da aziende, sia da enti non commerciali, proprio negli ultimi due anni.

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Il bilancio dell’Art bonus

Dall’anno di avvio della misura fiscale, nel 2014, sono stati raccolti su tutto il territorio nazionale oltre 658 milioni di euro di donazioni, effettuate da oltre 26.000 mecenati a oltre 2.200 enti beneficiari, per 4.950 interventi: sul totale però, sono ben 250 i milioni raccolti nel 2020 e nel 2021, con un andamento del tutto anticiclico rispetto alla pandemia. Qual è la ragione di questo exploit? È possibile che i donatori si siano fatti più presenti proprio nel corso dei due anni più difficili. E ciò è potuto accadere perché le organizzazioni culturali hanno dovuto trovare il modo e il tempo – a sipari abbassati, a musei chiusi, a palchi vuoti e a schermi spenti – di dedicarsi in modo più continuativo al fundraising, ovvero al coinvolgimento di categorie di possibili sostenitori interessati e sensibili all’arte e alla cultura.

Sempre in riferimento all’Art bonus, ci sono stati alcuni provvedimenti che hanno allargato la platea dei beneficiari del credito di imposta offerto dalla norma (da ultimo il Dl 34/2020 che ha modificato il Dl 83/2014) così come la ricomparsa - a fianco dei ben più noti 8 e 5 per mille dell’Irpef - del 2 per mille per le associazioni culturali nella dichiarazione dei redditi 2021. Molte organizzazioni culturali si sono spinte a investire in una pianificazione strategica, pluriennale, in risorse professionali dedicate a questa funzione oltre che in strumenti digitali che consentissero di rendere il più semplice possibile per i donatori la comprensione e l’utilizzo di queste nuove possibilità.

Lo stop al due per mille nel 2022

Purtroppo però il 2022 è iniziato con una inattesa doccia fredda. La prima amara scoperta è arrivata sul fronte del due per mille alla cultura: le associazioni culturali che nel 2021 erano rientrate nella lista dei beneficiari del contributo, a fine dicembre hanno compreso che non erano state invitate al “gran ballo” della legge di Bilancio e che la misura non sarebbe stata nè prorogata né finanziata. Così, nei moduli delle dichiarazioni dei redditi appena pubblicati, troviamo solo un desolante spazio bianco (rosa in realtà) al posto del 2 per mille alla cultura.

Anche sul fronte del 5 per mille, nubi nere si addensano per molte organizzazioni culturali che a oggi hanno deciso di non entrare nel nuovo Registro unico nazionale del Terzo settore, il Runts. Il decreto «milleproroghe» di fine 2021, infatti (Dl 228/2021) ha inteso far rientrare tra i beneficiari della misura - edizione 2022 - le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale trasmigrati al Runts dai registri locali e gli enti con la qualifica fiscale di Onlus, oltre agli altri soggetti che entro il 10 aprile si iscriveranno al Runts. Ciò significa che associazioni riconosciute e fondazioni che non decidessero proprio in questi giorni di entrare nel Registro, si troverebbero escluse in relazione all’edizione di quest’anno del cinque per mille dell’Irpef. Inutile dire che tra queste tipologie di organizzazioni molti hanno come oggetto sociale o attività prevalente la realizzazione di attività culturali.

Finanziamento degli spettacoli dal vivo

La seconda amara scoperta è stata riservata agli enti dello spettacolo dal vivo, rientranti tra i beneficiari di Art Bonus in quanto finanziati dal Fus, il Fondo unico per lo spettacolo: questi soggetti hanno scoperto di dover interrompere le proprie campagne di raccolta fondi fino a quando non arriverà la conferma ufficiale di essere nuovamente percettori del prezioso finanziamento pubblico (realisticamente non prima di giugno 2022). Le organizzazioni culturali che hanno investito economicamente per dotarsi di strumenti digitali e di comunicazione per arrivare meglio ai donatori a partire da maggio 2020, si trovano quindi nella difficile situazione di dover spiegare la temporanea interruzione dei vantaggi fino a questo momento raccontati, o ancora peggio di cancellare interi piani di comunicazione già ideati per promuovere al meglio Art Bonus o due per mille alla cultura.


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