L’indagine della Fiaso tra 13mila medici, infermieri e tecnici

Orgogliosi di lavorare in corsia, ma metà vuole cambiare

di Marzio Bartoloni

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Francesco Ripa Di Meana, PresidenteFederazione delle aziende sanitarie e ospedaliere


3' di lettura

Orgogliosi del loro lavoro e disposti anche a dare di più. Resilienti nonostante le difficoltà e gli stress test a cui è stato sottoposto il Servizio sanitario di cui sono i primi a pagarne le conseguenze. E nella metà dei casi pronti a cambiare aria con i più giovani che guarderebbero volentieri anche l’estero per cercare un’altra struttura dove trovare quelle gratificazioni economiche e di carriera troppo spesso precluse. Sono i medici, gli infermieri e il resto del personale di Asl e ospedali che dopo anni di blocco del turn over (-46mila dipendenti dal 2009) che li costringono a un super lavoro e rinnovi del contratto che non si vedono da 10 anni danno evidenti segnali di stanchezza e insoddisfazione e voglia di fuga.

A fotografare il clima che si respira nelle corsie del Ssn è un’ampia ricerca realizzata dalla Fiaso (la federazione che rappresenta Asl e ospedali) sulla gestione delle risorse umane in Sanità che sarà presentata il prossimo 11 luglio a Roma al Cnel in occasione dell’Assemblea della Federazione. Secondo l’indagine, che ha coinvolto 13mila operatori di 12 aziende sanitarie, nonostante blocchi di assunzioni e contratti al palo il 51% dei senior e il 63% dei giovani (tra i 35 e i 40 anni) sono gratificati dal proprio lavoro. Ma a causa delle ridotte possibilità di riconoscimenti economici e di carriera e delle condizioni di lavoro non sempre agevoli per le carenze di organico, il 52% dei neoinseriti e il 38% dei senior sarebbe pronto a trasferirsi in un'altra azienda, anche solo per trovare un clima lavorativo migliore. Mentre la ricerca di una migliore gratificazione economica spingerebbe a cambiare il 61% degli under 40 e il 45% degli over 55. E tra i più giovani, il 32% - avverte l’indagine - sarebbe pronto a trasferirsi in un'altra azienda, anche all'estero, pur di trovare un clima migliore. Percentuale che sale al 44% quando è in ballo la gratificazione economica. Tutto questo a causa delle condizioni attuali, ma anche per una visione negativa del futuro che accomuna tutte le generazioni e che si accentua con l’avanzare dell'età.

«Questi risultati - spiega il Presidente Fiaso, Francesco Ripa di Meana - ci dicono che per una larga maggioranza degli operatori lavorare per offrire risposte ai bisogni di salute dei cittadini è di per sé stesso motivante e stimolante. Abbiamo il dovere di riconoscere e premiare questa dedizione e lealtà, che rappresentano un patrimonio inestimabile per il nostro Ssn». Per Ripa di Meana che rappresenta i manager di Asl e ospedali ci sono criticità evidenti sulle quali intervenire, «ma sin d’ora possiamo affermare che gli investimenti in maggiori riconoscimenti economiche valorizzazione del merito sono ormai improcrastinabili per assicurare prospettive certe di sviluppo e di carriera».

Tornando allo studio emerge che sulle competenze, il 60% dei professionisti e il 73% dei loro colleghi junior ritiene che il lavoro che svolge sia tarato sulle proprie abilità fisiche e mentali. La resilienza è poi favorita dalla capacità di lavorare in interazione con i propri colleghi, percepita positivamente dal 74% dei senior e dall'84% dei neoinseriti. Anche l'incontro generazionale senior-junior ha contribuito alla tenuta del sistema, con l'85% dei primi che ha ben accolto i nuovi arrivati che, dal canto loro, per il 74% dicono di essere stati aiutati.

Per superare le criticità e migliorare il clima in corsia Fiaso suggerisce una serie di azioni. Come la realizzazione di ambienti di lavoro migliori o la possibilità di ritorni economici più adeguati ed equi con sistemi di riconoscimento del meirito efficaci, ma anche il miglioramento delle competenze dei capi nella gestione dei propri collaboratori (learning community, “competence team”, ecc.) fino alla costruzione di una visione del futuro lavorativo puntando per i senior anche a processi di rotazione, mobilità interna e cambi di ruolo per superare la sensazione di staticità nel lavoro.

Tutto per evitare un rischio fuga che impoverirebbe il Servizio sanitario sia sul piano delle competenze che in quello economico visto che - ricorda Fiaso - la formazione di un solo medico costa allo Stato circa 250 mila euro.

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