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Oriente Occidente: quarantennale in difesa del teatro dal vivo

La manifestazione trentina è in calendario dal 3 al 12 settembre

di Silvia Poletti

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La manifestazione trentina è in calendario dal 3 al 12 settembre


2' di lettura

Rovereto. “La dichiarazione del coreografo Maillot che al vostro giornale ha ribadito l'importanza dell'andare in scena, mi ha dato un gran conforto. Sperando, come tutti, di non andare a ‘sbattere'!” Lanfranco Cis, al timone del più antico festival di danza contemporanea d'Italia, Oriente Occidente, motiva così le scelte della quarantesima edizione della manifestazione trentina, in calendario dal 3 al 12 settembre.

“Confidando nel calendario della manifestazione, che parte a fine estate e forte dell'appoggio della Provincia autonoma di Trento e del Comune di Rovereto, abbiamo fatto una scelta: quella di rimanere il più possibile fedeli all'originale, ovvero alla vitalità della danza in scena e alle sue possibilità di manifestazione e espressione. La virtualità cui siamo stati costretti in questi mesi rischiava di impaniarci. Non so voi, ma dopo tre mesi io ne avevo abbastanza. Sono dell'idea che l'atto teatrale nel momento stesso che avviene è insieme atto artistico e politico- perché svolge un ruolo di socializzazione, di diffusione di idee, di stimolo alla riflessione.

E va fatto dal vivo.” Così nel rigoroso rispetto delle normative, e la possibilità di accogliere 300 spettatori a volta al Teatro Zandonai (grazie al protocollo provinciale) Cis ha tirato diritto e ha confezionato un cartellone che, salvo la sezione orientale rimandata alla prossima edizione, mantiene una ossatura importante tra coproduzioni internazionali e sostegno ad autori italiani.

Marcos Morau,Pontus Lidberg

Al centro delle suggestioni tematiche lo sguardo di artisti dalla forte cifra autoriale – come lo spagnolo Marcos Morau, artista associato del festival, e lo svedese Pontus Lidberg - sulla società odierna e le sollecitazioni che subiamo. Il primo con la compagnia La Veronal in prima nazionale celebra il Surrealismo e Luis Bunuel in Sonoma, disperato urlo del corpo (6-7 settembre); l'altro in prima mondiale con il Danish Dance Theater esplora la sempre più potente interazione tra uomo e intelligenza artificiale in Centaur (3-4).

Merce Cunningham Trust

Progetto speciale per celebrare il quarantennale di Oriente Occidente quello affidato al Merce Cunningham Trust riporta a Rovereto il genio rivoluzionario del maestro americano, qui più volte festeggiato. Per l'occasione non solo un “event” che allo Zandonai ricostituisce appositamente per il festival l'idea del progetto mondiale Night of 100 solos, in cui in simultanea da New York a Londra artisti di varie età e estrazioni hanno danzato estratti delle coreografie di Cunningham in occasione del suo centenario (anche a Rovereto il progetto è curato e coordinato da Daniel Squire), ma anche performance diffuse in vari spazi della cittadina, secondo il più ortodosso Merce-pensiero ( dal 10 al 12).

Ugualmente disseminati in vari luoghi, dal MART alla Campana dei Caduti, alle strade di Rovereto e Trento (oltre naturalmente ai teatri canonici) i progetti affidati agli italiani: da Abbondanza-Bertoni a Cristina Rizzo, da Matteo Levaggi a Daniele Ninarello, Michela Lucenti, Freixas e Colaleo e Luna Cenere; mentre un vero Peepshow, con quattordici cabine vetrate a ospitare altrettanti spettatori per cui Antonio Viganò coordinerà brevi danze, è un'altra nuova location del festival. Lo spagnolo Pep Ramis e l'israeliano Arkadi Zaidas con i loro assoli, le conferenze sulle conseguenze della pandemia (tra i relatori Ezio Mauro e Barbara Serra, Leonardo Caffo e Adrian Benjamin), il nuovo circo, e altri appuntamenti collaterali completano il nutrito cartellone.


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