Torrefazione artigiana

Orlandi Passion, il caffé d’annata punta all’estero sui ristoranti di qualità

di Michele Romano

Orlandi Passion, azienda artigiana che produce caffè 100% arabica esclusivamente da agricoltura sana, di annata e lavorato a mano

3' di lettura

Nel 1917, a Milano, Margherita Cavallotti Orlandi inaugurava a Milano “El Caferin” uno dei primi bar in Italia ad adoperare la macchina professionale da caffè espresso: lei femminista, innovativa, amante del made in Italy e in particolare del caffè. A raccogliere oggi quell’eredità è il pronipote Mauro Cipolla, milanese anche lui, con un passato negli Stati Uniti, a Seattle, da sempre ritenuta la città del caffè e dove ha fondato il Caffè D’Arte a difesa dell’artigianato italiano d’eccellenza, in particolare quello dedicato al caffè espresso e alla moka, e un presente a Monteprandone, in provincia di Ascoli Piceno, dove ha fondato Orlandi Passion, un’azienda artigiana che produce caffè 100% arabica esclusivamente da agricoltura sana, di annata e lavorato a mano.

Una laurea alla Washington University in economia geografica con specializzazione in commercio internazionale, fondatore anche della prima Accademia del caffè al mondo, dalla quale è nato uno dei primi business incubators nel settore degli artigiani del caffè. Studi ed esperienze che lo portano a dire che per orientarsi tra i produttori mondiali di caffè, «realtà composita, fluida e incerta, bisogna studiare i fenomeni economici e le attività come produzione, circolazione, distribuzione e consumo nel tempo e nello spazio geografico». Il passo che Cipolla fece a dicembre 2015 fu coraggioso: aprire una torrefazione nelle Marche, regione che nell’agroalimentare è tradizionalmente vocata quasi esclusivamente a vino e olio. La sua è una microimpresa con grandi ambizioni e destinata a crescere velocemente, sulla scia di quella attiva a Seattle, che ha un fatturato che supera i 10 milioni di euro. Nelle Marche, la materia prima arriva da Centro e Sud America, Cuba, Africa e Indonesia, dove in fattorie «che rispettano la filiera della natura» vengono acquistati piccoli lotti di grani di annata, freschi, colti a mano, essiccati al sole, assaggiati prima di essere lavorati perché «il caffè è fatto per soddisfare il consumatore». Cipolla è profondamente legato all’idea di un prodotto artigianale, «com’era negli anni ’70, prima dell’avvento della pubblicità e del marketing spinto».

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Nelle Marche. Mauro Cipolla ha fondato a Monteprandone (Ascoli Piceno) Orlandi Passion, azienda artigiana che produce caffè 100% arabica esclusivamente da agricoltura sana, di annata e lavorato a mano

Dall’opificio di Monteprandone il caffè finisce nelle case degli appassionati e sui banchi dei migliori ristoranti e caffetterie di ricerca. Come già accade per la Maison de Venoge, una delle più conosciute e apprezzate fabbriche di champagne al mondo.

Per il prossimo anno, Cipolla ha pronta una nuova sfida: crescere all’estero, con un programma specifico destinato a piccoli ristoranti di estrema qualità negli Stati Uniti, in Francia, in Inghilterra, a Montecarlo, con caffè tostati al momento e in piccole pezzature. «Ho incontrato i ceo di diverse aziende internazionali che distribuiscono caffè – racconta l’imprenditore – tutti sono interessati al nostro prodotto, molto differente da quello che proviene dai torrefattori artigianali dei loro paesi, pur sapendo che la logistica costerà». All’estero sono abituati da anni a bere i caffè speciality a filtro e in espresso e il cambio è prima di gusto e poi culturale. «Nessuno dei clienti che ho incontrato ha chiesto il prezzo del nostro prodotto – aggiunge – ma tutti erano convinti che il consumatore pagherà volentieri di più per una qualità superiore».

C’è un altro progetto che il fondatore di Orlandi Passion ha preparato da anni e messo in un cassetto: aprire uno store a Milano, magari a due passi dal megastore Starbucks, che la catena americana di caffetterie ha aperto in Piazza Duomo. Negli anni ’80, Horwad Schultz e i suoi soci realizzarono una miscela soft, il blend Adagio, «la loro risposta al caffè italiano prodotto in una piccola torrefazione a Seattle, vicino al loro quartier generale, da un giovanissimo imprenditore milanese». Mauro Cipolla, appunto. Una sfida che potrebbe ripetersi a distanza di oltre quarant’anni, «tanto più che gli americani hanno modificato il gusto del caffè che oggi vendono nei megastore, avvicinandolo a quello italiano».

Ovviamente Cipolla crede nel mercato libero e contemporaneamente non vuol essere ostaggio di strategie economiche e finanziarie: «Hanno portato a dimenticare il caffè artigianale italiano di una volta, che non si trova più facilmente e per il quale si sacrifica l’esperienza personale - è il suo credo -. Parlo di una bevanda che vive dentro di ognuno di noi, nel bene e nel male: sarà lo stomaco, il nostro secondo cervello, a indicarci poi se ci dà o meno felicità».

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