IL GOVERNO M5S-PD

Orlando, Delrio, Ascani e Morra: chi è rimasto fuori dal Conte bis (per sua scelta e non)

Questi nomi sono circolati nei giorni della trattativa che ha portato alla nascita del nuovo esecutivo. Alcuni hanno deciso all’ultimo di fare un passo indietro, altri sono rimasti spiazzati dalla scelta delle due delegazioni, e del presidente del Consiglio incaricato

di Andrea Carli

La giostra del Conte bis, chi entra e chi esce dal governo

3' di lettura

Essere fino all’ultimo in corsa per un incarico nel governo M5S-Pd, salvo decidere in “zona Cesarini”, ovvero nelle battute finali della trattativa, di rimanere fuori. È quanto è accaduto ai Dem Andrea Orlando e Graziano Delrio.

Caso diverso, ma con un epilogo analogo, per il pentastellato Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia: nonostante il suo nome fosse circolato con una certa insistenza per ben tre ministeri (Lavoro, Pubblica amministrazione e Istruzione), alla fine il senatore non è entrato nella squadra del Conte bis. E non per una sua scelta. Non ce l’ha fatta neppure la renziana Anna Ascani: era data alla Cultura, ma alla fine l’incarico è andato a Dario Franceschini. Anche in questo caso, le cose non sono andate come la Dem avrebbe voluto.

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Il passo indietro di Orlando, dato vicepremier
Andrea Orlando, vicesegretario del Pd, ha scelto di tirarsi indietro. Dopo esser stato in prima fila nella trattativa con i pentastellati per la formazione dell’esecutivo giallo rosso, dopo che si era parlato per lui come vicepremier in quota Dem, in un post su Facebook ha chiarito che non avrebbe fatto parte del Conte bis. «Il segretario del mio partito mi ha proposto di fare parte del nuovo governo con una delega di grande rilievo, fatte salve le prerogative del presidente incaricato e del Capo dello Stato - ha scritto -. Ringraziandolo per la proposta ho declinato per due ragioni. La prima è che, come ripeto da settimane, la nostra richiesta di discontinuità implica la necessità di una forte innovazione anche nella nostra compagine. E non si può chiedere ad altri quello che non si è in grado di chiedere a noi stessi. La seconda, la più importante, è che credo che la scommessa che stiamo facendo si gioca in larga parte nella società e in questo senso sarà determinante il ruolo del nostro partito. Rimanere a dirigerlo è per questo un onore ancora più grande e parte integrante della battaglia che dovremo condurre insieme».

Delrio: per me è importante che la squadra sia all’altezza
Un altro Dem rimasto fuori è il capogruppo alla Camera Graziano Delrio. Assieme al collega del Senato Andrea Marcucci ha fatto parte della delegazione del Pd che ha trattato con quella pentastellata su programma e squadra di governo. Il suo nome era circolato per il dicastero del Lavoro. Lui ha fatto un passo indietro: «Io ho terminato il mio lavoro, è stato fatto un grande lavoro - ha detto - . Non sono mai stato e né sarò incluso nella squadra di governo. Per me è importante che la squadra sia all’altezza».

La doccia fredda per il pentastellato Morra
Il pentastellato Nicola Morra, invece, un pensiero al nuovo governo l’aveva fatto. Nonostante nei giorni della trattativa tra M5S e Pd il suo nome fosse circolato per il ministero del Lavoro al posto di Luigi Di Maio, per l’Istruzione al posto di Marco Bussetti e per quello della Pa al posto di Giulia Bongiorno, alla fine il suo nome non è passato. A bruciare è soprattutto l’Istruzione, andata a un altro pentastellato, Lorenzo Fioramonti. Il ministero dell’Istruzione? «È importantissimo - aveva detto Morra -. Penso che vada affidato alle cure e alle competenze di persone decisamente determinate a dare centralità allo studente, valorizzando anche la funzione docente». Poi la doccia fredda: ha saputo che il suo nome non era nella lista dei ministri praticamente in diretta tv.

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