CORONAVIRUS

È scontro (nel governo e con Pechino) sui voli con la Cina

Il ministero degli Affari esteri: «La notizia riportata dall’agenzia cinese Xinhua circa una riapertura dei voli è priva di fondamento»

di Andrea Carli


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3' di lettura

Ormai è scontro con Pechino sui voli diretti con la Cina. Una nota della Farnesina ha smentito quanto riportato dalla portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying. In merito all’incontro che si è tenuto ieri, 6 febbraio, tra il vice ministro Qin Gang e l’ambasciatore italiano Luca Ferrari, la portavoce aveva riferito che in quell’occasione il diplomatico italiano aveva chiarito che l’Italia è pronta a attivare alcuni voli con il gigante asiatico.

Farnesina: riapertura voli Cina notizia infondata
Le parole della portavoce, riportate dall’agenzia cinese Xinhua (Nuova Cina), hanno spinto il ministero degli Affari esteri a pubblicare una nota che nella sostanza nega che l’Italia riaprirà i voli da e per la Cina. Una precisazione quella della Farnesina che è giunta dopo che il ministero della Salute, ovvero il più convinto sostenitore nell’ambito dell’esecutivo della necessità di sospendere i collegamenti, aveva ribadito che la linea dell’Italia non sarebbe cambiata. Di fronte al rischio di uno scontro tra il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio e il titolare della Salute Roberto Speranza, con una nota la Farnesina «nel ribadire il profondo legame di amicizia tra Italia e Cina, già manifestato attraverso molteplici attività avviate proprio dal governo italiano a sostegno del Paese asiatico in un momento delicato e complesso» ha precisato «che la notizia riportata dall’agenzia cinese Xinhua circa una riapertura dei voli è priva di fondamento».

Lo stop di Speranza
La precisazione della Farnesina è giunta dunque pochi minuti dopo quella del ministero della Salute, che ha ribadito la linea dello stop dei voli. «Si è riunita stamattina alla presenza del ministro Speranza la task force sul coronavirus nCov-2019 - si legge nella nota -. Nella riunione della task force di oggi è stato confermato che i voli tra Italia e Cina resteranno chiusi così come previsto dall’ordinanza firmata dal ministro il 31 gennaio 2020 e che si continuerà a lavorare per implementare le misure già attivate nelle ultime settimane».

La stretta in Italia
In Italia la stretta è arrivata con i primi due casi registrati a Roma, che hanno portato alla dichiarazione dello stato d’emergenza a livello nazionale, all’interruzione dei collegamenti aerei da e per la Cina ed ora ai controlli per la febbre nei nostri aeroporti per i voli internazionali, a Fiumicino anche per quelli nazionali. Francia, Gran Bretagna e Germania hanno invitato i connazionali a lasciare la Cina.

Pechino sorpresa dalla scelta italiana
La scelta italiana, unico paese in Europa e primo al mondo ad adottare il blocco completo dei voli, non è piaciuta a Pechino. In primo luogo perché va oltre le raccomandazioni dell’Oms, ma anche perché è stata fatta da un paese che, durante l’esecutivo precedente a trazione Cinque Stelle-Lega, ha sottoscritto, primo nel gruppo G7, il memorandum di adesione alla Bri (Belt and Road Initiative), il progetto infrastrutturale della Nuova via della Seta.

I timori delle aziende
Il blocco dei voli con il gigante asiatico ha anche delle ripercussioni sul piano commerciale. «Grande vicinanza al popolo cinese per ragioni umane ed economiche» è stata espressa dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. «Siamo l’unico Paese europeo che ha interrotto i collegamenti aerei con la Cina - ha sottolineato -. Facciamo un appello al governo perché riprendano i voli e si eviti che a finire isolati siamo noi».

Le mosse di Conte
Di fronte al montante malumore cinese per le decisioni prese dall’Italia, il premier Giuseppe Conte ha cercato di ricucire, prima ribadendo che «non ci sono i presupposti per allarme o panico» in Italia in quanto «la situazione è sotto controllo»; quindi respingendo le pressioni dei governatori leghisti di Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia e del presidente della provincia autonoma di Trento, che avrebbero voluto impedire l’accesso a scuola dei bambini che tornano dalla Cina.

Di Maio: voli Italia-Cina chiusi finché sarà opportuno
Ora il premier è chiamato a mediare all’interno della maggioranza tra Di Maio, da sempre più sensibile alle posizioni cinesi - da vicepremier e ministro dello Sviluppo economico del Conte uno è stato il principale sostenitore dell’intesa con Pechino - e le componenti nel governo meno reattive al pressing cinese. «Il blocco dei voli è una misura presa per affrontare l’emergenza nell’immediato - ha sottolineato l’ex capo poltico dei Cinque Stelle - e finché le autorità sanitarie ci diranno che è opportuna continueremo a tenerla in atto».

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