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Oro affondato da un «flash crash» misterioso. Ipotesi errore

di Sissi Bellomo

Olycom

2' di lettura

Un ordine di vendita di proporzioni gigantesche ha fatto tremare il mercato dell’oro ieri mattina, affondando le quotazioni da 1.255 a 1.236 dollari l’oncia, il minimo dal 17 maggio. Le dimensioni dell’operazione hanno subito fatto pensare a un errore: in un solo minuto sono state messe sul mercato 1,8 milioni di once di metallo, ossia 51 tonnellate, una quantità paragonabile all’intero stock di riserve auree della Grecia e che vale intorno a 2,2 miliardi di dollari,

Molti operatori non hanno dubbi sul fatto che si a stato un caso di «fat finger», o dito grasso, come si dice in gergo quando un trader sbaglia nel digitare sulla tastiera. La dinamica in effetti potrebbe essere stata banale, suggerisce Ross Norman, ceo di Sharp Pixley: si volevano vendere 18.149 once di metallo, invece sono stati venduti 18.149 lotti da 100 once ciascuno. È questa infatti la dimensione dei contratti future al Comex di New York, l’epicentro del terremoto. Negli Usa era l’alba quando è successo tutto, ma a Londra erano già le 9 del mattino (le 10 in Italia) e le scosse si sono trasmesse rapidamente sul mercato europeo.

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Lo stesso Norman propende per l’ipotesi errore, ma avanza anche numerosi dubbi sull’episodio, che non esita a definire «misterioso». Il primo (e il principale) elemento che lascia perplessi è che il tonfo dell’oro – diversamente da quanto accade di solito dopo un flash crash – è rientrato solo in piccola parte nelle ore successive: le quotazioni non sono più risalite sopra 1.250 dollari l’oncia, ma per tutta la giornata hanno continuato a oscillare intorno a 1.240 dollari.

È vero che l’oro aveva già imboccato da qualche tempo una tendenza ribassista, rafforzata dalla convinzione con cui la Federal Reserve punta a proseguire la stretta monetaria. Ma ieri sul mercato non è intervenuta nessuna novità dirompente: il calo delle importazioni cinesi di oro via Hong Kong, benché marcato (-40% in maggio, a 45 tonnellate nette) non sembra tale da giustificare una fuga disordinata degli investitori dal lingotto.

Un altro elemento strano è che insieme al maxi-ordine relativo all’oro ne è partito anche uno sull’argento, da 5.500 lotti: due sbagli da “dito grosso”? Errare è umano ma perseverare è diabolico.

«Resta possibile l’ipotesi di un trader che dovesse regolare una grossa posizione – riflette Norman – Ma in quel caso avrebbe scelto di farlo quando i mercati fossero stati più liquidi». Invece New York era chiusa (e anche molti mercati arabi, per le festività della fine del Ramadan).

Una banca centrale d’altra parte difficilmente avrebbe venduto sul mercato. E di certo non con un unico ordine.

«Potrebbe essere stato qualcuno che ha aperto una posizione corta – ipotizza ancora Norman – In questo caso avrebbe avuto l’effetto desiderato, perché ha colto il mercato di sorpresa».

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