prezzi ai massimi da un anno

Oro record grazie (soltanto?) alla speculazione

di Sissi Bellomo

(Ap)

2' di lettura

L’oro continua a scambiare sui massimi da un anno, intorno a 1.340 dollari l’oncia. Ma il suo rally sembra essere sostenuto quasi esclusivamente dalla speculazione e un numero crescente di analisti comincia ad avvertirne la fragilità. L’atteggiamento degli investitori è radicalmente cambiato nell’ultimo mese: l’interesse per il lingotto, che era andato scemando, si è riacceso insieme all’allarme geopolitico sui test nucleari nordcoreani e al continuo indebolimento del dollaro, frutto a sua volta della crescente cautela manifestata dalla Federal Reserve e delle incertezze sulla politica americana, che torna a confrontarsi con la necessità di alzare il tetto del debito pubblico.

Al Comex di New York gli hedge funds stanno gonfiando le scommesse rialziste da sette settimane e le posizioni lunghe (all’acquisto) sono ormai 19 volte quelle corte. Intanto anche gli Etf sono tornati ad attirare denaro: dopo l’ondata di riscatti di luglio, il mese scorso ci sono stati flussi positivi netti per 31,4 tonnellate secondo le statistiche appena pubblicate dal World Gold Council (Wgc) e a livello globale il patrimonio gestito è risalito a 2.295 tonnellate, livello paragonabile a quello del 2013.

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A trainare la ripresa degli investimenti, con un incremento di ben 22,4 tonnellate, è stato l’Spdr Gold Share: non a caso il prediletto dagli speculatori, essendo il più grande e liquido del mondo. Lo stesso Etf in luglio aveva visto crollare gli asset in gestione ai minimi da oltre un anno.

La crisi della domanda di oro è quindi finita? Tutt’altro, fa notare Ross Norman, ceo di Sharps Pixley: «Sulla carta l’oro non è mai stato così in forma. Il problema è la parola “carta”. La domanda fisica è debole, mentre stiamo osservando acquisti senza precedenti sui mercati dei futures».

Negli ultimi due mesi i fondi hanno aggiunto alle posizioni nette lunghe ben 61 tonnellate di oro: «Acquisti di carta – osserva Norman – pari al doppio dell’oro che ci aspettiamo che le banche centrali acquisteranno quest’anno. Intanto le importazioni cinesi e indiane sono circa il 20% sotto i livelli di poco tempo fa». Conclusione? «L’oro ha corso troppo, i rally non reggono senza il supporto del mercato reale».

L’opinione è condivisa da Kristoffer Inton, analista di Mornigstar, secondo cui le attuali quotazioni del lingotto non sono sostenute dai fondamentali e ripiegheranno entro fine anno a 1.150 $/oncia.

«La fuga degli investitori può arrivare all’improvviso, mentre una piena ripresa delle vendite in gioielleria richiederà tempo», avverte Inton, che teme il ripetersi di quanto avvenne nel 2013, quando una salita dei tassi di interesse reali (al netto dell’inflazione) spinse gli investitori a liquidare un quarto degli Etf sull’oro, provocando una caduta di prezzo di 300 dollari l’oncia, ossia circa il 25%.

«Non pensiamo che la relazione tra tassi reali e domanda di oro da investimento si sia irreparabilmente spezzata», afferma Inton. «Con i Fed Funds che puntano a 100-125 basis point il costo reale di possedere oro è più alto che negli anni passati, quando i tassi erano vicini a zero».

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