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Oro, la Russia ferma gli acquisti della banca centrale

Per oltre un decennio Mosca è stata un importante motore della domanda di oro, quintuplicando le riserve auree dal 2007 a 2.300 tonnellate. Con il crollo del petrolio e del gas adesso non è escluso che si metta a vendere

di Sissi Bellomo

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(Reuters)

Per oltre un decennio Mosca è stata un importante motore della domanda di oro, quintuplicando le riserve auree dal 2007 a 2.300 tonnellate. Con il crollo del petrolio e del gas adesso non è escluso che si metta a vendere


3' di lettura

La Russia smette di accumulare oro. Dopo aver raddoppiato le riserve auree negli ultimi 5 anni (e averle quintuplicate dal 2007) la banca centrale ha annunciato l’interruzione degli acquisti a partire dal 1° aprile: un’inversione di tendenza che minaccia di pesare sulle quotazioni del lingotto.

E non è tutto. Mosca potrebbe anche incrementare le vendite di oro – oltre che platino, palladio e diamanti - custoditi dal Gokhran, fondo statale che custodisce scorte strategiche di metalli e gemme preziosi. All’esame della Duma, riferisce Interfax, c’è un disegno di legge che punta ad autorizzare cessioni senza alcun vincolo, ufficialmente per finanziare la lotta contro il coronavirus.

È comunque probabile che la Russia abbia anche bisogno di risorse per proteggere il bilancio dello stato dal crollo delle entrate da petrolio e gas.

Le quotazioni del barile sono più che dimezzate nell’ultimo mese, a causa della pandemia e della guerra dei prezzi ingaggiata da Mosca e Riad. Il Wti per la prima volta dal 2002 è sceso sotto 20 dollari, mentre l’Ural – greggio di riferimento russo – vale appena 22 dollari al barile, la metà rispetto a quanto necessario per far quadrare il bilancio dello Stato.

Il valore del gas intanto è addirittura ai minimi storici sul mercato europeo: sul principale hub, il Ttf olandese, le forniture per maggio scambiavano a 6,75 euro per Megawattora lunedì 30 marzo.

L’oro nei forzieri di Mosca è anche una sorta di polizza d’assicurazione per questo tipo di emergenze, aveva dichiarato lo scorso ottobre il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov davanti alle telecamere di Cnbc.

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Russia's gold reserves have surged in recent years

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Le sue parole oggi suonano davvero profetiche: «Anche se il prezzo del petrolio dovesse scendere a 30 dollari al barile, o a 20 dollari, saremo in grado di onorare i nostri impegni per tre anni, senza alcuno shock o difficoltà», perché «abbiamo accumulato riserve auree pari al 7% del Pil» .

La Russia non solo è il terzo produttore mondiale di oro, ma per oltre un decennio è stata cruciale anche per sostenere la domanda del metallo, con acquisti consistenti effettuati con estrema regolarità, senza saltare neppure un mese negli ultimi tre anni.

La spinta verso la dedollarizzazione – accelerata dalle sanzioni Usa – ha portato la banca centrale a chiudere nei suoi caveau 2.279,2 tonnellate di lingotti, per un valore al 1° marzo di 119,7 miliardi di dollari secondo il Fondo monetario internazionale. L’oro rappresenta ormai un quinto delle riserve russe ed è il terzo asset, dopo il biglietto verde e l’euro.

Non è detto che la banca centrale si metta a vendere lingotti: potrebbe anche non farlo. O non subito, anche se in questo momento – per problemi logistici legati al coronavirus – c’è grande richiesta di metallo fisico nel mondo. Ma il semplice fatto che l’autorità monetaria russa smetta di acquistare dalle minerarie locali “libererà” una grande quantità di metallo, destinato a finire sui mercati internazionali.

Le società aurifere russe, tra cui Polyus Gold, stanno già facendo pressioni per ottenere licenze per l’esportazione diretta: un privilegio finora riservato solo alle banche, salvo eccezioni occasionalmente concesse caso per caso.

A dire il vero Mosca aveva già rallentato il ritmo di accumulo delle riserve auree: l’anno scorso gli acquisti sono diminuiti del 42% rispetto al record del 2018, attestandosi a 158,1 tonnellate (volumi comunque decisamente importanti).

In parallelo si sono impennate le esportazioni di oro dalla Russia: nel 2019 hanno preso il volo – diretti soprattutto verso Gran Bretagna e Svizzera, dunque verso gli hub finanziari dell’oro – 100,5 tonnellate di lingotti, contro appena 16 tonnellate nel 2018.

Per approfondire:

Oro, il mercato trema: manca la liquidità (ossia i lingotti)

Perché l'oro è tornato centrale nei portafogli di investimento

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