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Oro sopra 1.900 dollari, il record storico è a un passo

Il lingotto è in rialzo del 25% quest’anno, ma secondo molti analisti ha ancora fiato per correre, mentre i tassi di interesse reali - soprattutto in area dollaro - precipitano sempre di più sotto zero

di Sissi Bellomo

Dal compro-oro ai lingotti: una filiera aurea più sostenibile

Il lingotto è in rialzo del 25% quest’anno, ma secondo molti analisti ha ancora fiato per correre, mentre i tassi di interesse reali - soprattutto in area dollaro - precipitano sempre di più sotto zero


2' di lettura

Non sembrano più esserci ostacoli alla cavalcata dell’oro verso il record storico. Con l’ulteriore affondo sotto zero dei rendimenti reali, il dollaro debole, le borse in ribasso e le tensioni Usa-Cina alle stelle, il lingotto si è apprezzato per la sesta seduta consecutiva, superando la soglia psicologica di 1.900 dollari l’oncia.

L’asticella dei 1.800 dollari, resistenza tecnica rimasta inviolata per anni, era caduta meno di un mese fa e da allora il rally ha guadagnato forza. Il picco di venerdì 24, 1.906 dollari l’oncia, è davvero a un soffio dal massimo storico del 2011 (1.921,17 dollari sul mercato spot londinese) e secondo molti esperti c’è ancora spazio per correre, anche se l’oro ha già guadagnato il 25% da inizio anno. Ubs ha appena alzato le previsioni e ora si aspetta che quota 2mila dollari sia superata entro settembre.

Nel frattempo anche l’argento si è risvegliato al punto da archiviare la migliore settimana dal 1980, con un rialzo del 18 per cento. Per la prima volta da sette anni il metallo si è spinto sopra 23 dollari l’oncia.

Caccia al metallo giallo

Il principale motore del rally dei metalli preziosi, la caduta dei tassi d’interesse reali, ha ingranato la quarta. All’asta di giovedì 23 il rendimento dei Tips (Treasury Inflation-Protected Securities) decennali, titoli di Stato Usa che incorporano le attese di inflazione, è sceso al minimo storico di -0,93 per cento.

Con la Fed che appare disposta a rischiare il tutto per tutto pur di risollevare l’economia Usa e che ha chiaramente rinunciato al controllo dell’inflazione, è il dollaro stesso ad aver perso forza, in particolare (ma non solo) nei confronti dell’euro, che ha superato quota 1,16 per la prima volta dal 2018.

«Quando i tassi sono a zero o vicini allo zero l'oro è attraente, oggi comprerei e continuerei a comprare», ha dichiarato Mark Mobius, celebre gestore di hedge funds oggi in pensione, intervistato da Bloomberg Tv. Altri guru del settore, tra cui Ray Dalio e Jeffrey Gundlach, sono fans dichiarati del metallo giallo.

Un sondaggio Invesco tra 83 fondi sovrani ha rivelato che il 23% intende aumentare l’esposizione all’oro. A farne le spese rischiano di essere le Borse: un terzo dei fondi afferma che ridurrà la componente azionaria in portafoglio (il 18% con un taglio di almeno il 5%).

Dopo essere aver cancellato i ribassi da coronavirus, i listini hanno intanto messo la marcia indietro, anche se forse è presto per parlare di inversione di tendenza. La seduta di venerdì 24, complici le scintille tra Usa e Cina, è stata pesante in tutto il mondo. In Europa è finita con ribassi vicini al 2% (-1,85% il Ftse Mib), a Wall Street il Nasdaq è arrivato a cedere oltre il 2%, mentre l’S&P500 verso metà seduta perdeva l’1 per cento.

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