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Oro, in Svizzera il virus ferma le “fabbriche” di lingotti

Costrette a chiudere tre delle maggiori raffinerie di oro del mondo, tutte nel Canton Ticino

di Sissi Bellomo

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Costrette a chiudere tre delle maggiori raffinerie di oro del mondo, tutte nel Canton Ticino


3' di lettura

Anche i lingotti d’oro rischiano di scarseggiare per effetto del coronavirus: un fenomeno che (in teoria) potrebbe sostenere i prezzi del metallo prezioso. Tre delle maggiori raffinerie del mondo – in grado di lavorare ben 1.500 tonnellate di oro all’anno – hanno sospeso la produzione in Svizzera a causa del coronavirus.

Gli impianti, tutti nel Canton Ticino, a un passo dall’Italia, sono tra i principali fornitori di lingotti con il marchio London Good Delivery: una sorta di certificazione concessa dalla London Bullion Market Association (Lbma), che distingue l’oro adatto a finire nei forzieri delle banche centrali come riserva aurea o nei caveau delle banche a fronte dell’emissione di Etf.

In poche parole, si tratta dei lingotti da investimento per eccellenza.

Ad annunciare la chiusura degli impianti sono state Valcambi, Pamp e Argor-Heraeus. Quest’ultima non riaprirà prima del 5 aprile, mentre le prime due – per ora – hanno sospeso le operazioni fino al 29 marzo, salvo proroghe.

È stato il governo locale del Canton Ticino a imporre il fermo di tutte le attività produttive non essenziali, con un provvedimento emesso venerdì e analogo a quello adottato nella vicinissima Italia.

Lo stop – specie se dovesse prolungarsi – potrebbe avere un impatto sull’offerta di oro, sostenendone le quotazioni. È costituito da lingotti London Good Delivery anche il metallo consegnabile al Comex a fronte di contratti futures.

In realtà al momento non ci sono state reazioni di mercato. Sulla notizia della fermata delle raffinerie svizzere l’oro ha continuato a perdere quota. A invertire la rotta, facendolo rimbalzare sopra 1.520 dollari l’oncia, è stato l’annuncio di nuove aggressive misure da parte della Federal Reserve, che per soddisfare la sete di liquidità sui mercati ora si impegna ad acquisti «illimitati» di Treasuries e mortgage backed securities.

La Svizzera è un hub cruciale per il mercato aurifero, dal quale – anche per il settore degli orologi e per la forte presenza di banche – si stima che transiti circa il 70% dell’oro raffinato di tutto il mondo.

Nella confederazione hanno sede quattro delle sei maggiori raffinerie d’oro del pianeta, che insieme producono oltre il 90% dei lingotti Good Deliveri, oltre a gran parte delle barre da 1 kg (le Kilobar) preferite in Asia. Di queste quattro raffinerie svizzere – dopo la fermata di Valcambi , Argor-Haereus e Pamp – resta attiva solo Metalor, situata a Neuchâtel.

Anche i consumi fisici di oro hanno comunque subìto un colpo a causa del coronavirus. In India il settore della gioielleria è paralizzato, denunciano le associazioni di categoria locali. E la Cina (che insieme all’India esprime oltre la metà della domanda mondiale di oro) sta ritornando solo gradualmente alla normalità dopo l’epidemia.

A febbraio le esportazioni di oro dalla Svizzera si erano già più che dimezzate rispetto al mese precedente, a 42,7 tonnellate. «Solo 2 tonnellate sono andate in Cina e appena 10 kg a Hong Kong», fa notare Commerzbank. L’export verso la Gran Bretagna era invece più che raddoppiato (a 9,3 tonnellate) per via della domanda di investimento.

Con le misure anticontagio che da settimane rallentano turni di lavoro e trasporti, «a marzo le esportazioni di oro dalla Svizzera si sono probabilmente fermate del tutto», afferma la banca tedesca.

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