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Orologi, i disordini in Usa e a Hong Kong pesano sulla fascia alta

Oltre all’effetto della pandemia, le prospettive del settore delle lancette risentono delle manifestazioni in corso in due dei principali mercati di sbocco dell’export per gli orologi swiss made

di Giulia Crivelli

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(Fxquadro - stock.adobe.com)

Oltre all’effetto della pandemia, le prospettive del settore delle lancette risentono delle manifestazioni in corso in due dei principali mercati di sbocco dell’export per gli orologi swiss made


3' di lettura

Un effetto non del tutto negativo la pandemia l’aveva avuto: bloccare alcuni conflitti in corso nel mondo. In un primo tempo il coronavirus è sembrato davvero sconfiggere, anche mediaticamente, qualsiasi altra emergenza sanitaria, economica e sociale.

Non è già più così: le tensioni interne all’India e tra Paesi africani, la guerra in Siria, le minacce incrociate in Medioriente e il perenne conflitto tra Israele e Palestina sono, potremmo dire, tornati alla gravità pre-Covid. Lo stesso vale per Hong Kong, dove sono riprese le manifestazioni e i margini di trattativa con la Cina sembrano persino inferiori rispetto all’inizio dell’anno. A questo segnale negativo dall’Asia si è aggiunto quello che viene dagli Stati Uniti, per certi versi ancora più inquietante, visto che il 2020 è anno di elezioni presidenziali. Da oltre una settimana il Paese è scosso da manifestazioni che hanno portato al dispiegamento di guardia nazionale ed esercito e all’imposizione di coprifuoco in decine di città. Causa scatenante, l’uccisione di un afroamericano da parte di un poliziotto bianco a Minneapolis. Un fiammifero gettato nel pagliaio delle disuguaglianze americane, evidenziate dalla pandemia, che ha colpito gli afroamericani (circa 15% della popolazione) più duramente sia economicamente sia per contagi e decessi.

Cosa c’entra tutto questo con gli orologi e più in generale con i consumi di alta gamma? Molto, perché la Cina è il primo mercato per gli orologi made in Swiss, che rappresentano il 90% del segmento di lusso e il 50% di tutta la produzione mondiale. Molto, perché Hong Kong e Stati Uniti sono il secondo e terzo mercato: insieme alla Cina assorbono quasi il 55% dell’export complessivo dalla Svizzera.

I dati sulle esportazioni di aprile elaborati dalla Féderation de l’industrie horlogère suisse (Fh) indicano un valore di 328,8 milioni di franchi, con un crollo dell’81,3% rispetto a marzo. Valore appena migliore se si considerano i primi sei mercati (Cina, Hong Kong, Usa, Corea, Giappone e Germania), che valgono il 74,1% del totale e hanno importato, sempre in aprile, orologi per 243,6 milioni di franchi, con un calo rispetto al mese precedente del 73,2%. I dati relativi a maggio saranno annunciati dalla Fh il 18 giugno: gli analisti prevedono un piccolo rimbalzo della Cina (come in parte si era verificato in marzo rispetto a febbraio), ma un andamento negativo per gli altri mercati.

Più difficile prevedere cosa succederà negli Stati Uniti, dove i negozi stavano iniziando a riaprire dopo i lockdown da Covid. Ma in città come New York, Chicago, Los Angeles e molte altre le boutique del lusso hanno abbassato le saracinesche, come era successo a Parigi all’epoca delle manifestazioni e devastazioni urbane dei gilet gialli. Ad azzardare una previsione globale erano state Claudia D’Arpizio e Federica Lovato di Bain&Co. nel loro Monitor per Altagamma. Ma era il 7 maggio e da allora, come detto, si sono riaccese crisi mai sopite e si sono aggiunti fallimenti e richieste di Chapter 11 per department store e marchi del lusso. Il Monitor aveva comunque ipotizzato una ripresa lenta per il segmento degli orologi di alta gamma, anche per la mancanza, di fatto, del canale online. Può darsi che il Covid acceleri lo sviluppo dell’e-commerce per l’hard luxury, un segmento che nelle ultime crisi globali ha dimostrato grande resilienza. Nel breve periodo però lo scenario resta molto incerto.

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