economia

Orologi, frena il calo dell’export a luglio grazie alla Cina

Le esportazioni di segnatempo rossocrociati sono state pari a 1,58 miliardi di franchi in flessione del 17% rispetto a un anno prima, contro il -35% di giugno

di Lino Terlizzi

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(Dieter Hawlan - stock.adobe.com)

Le esportazioni di segnatempo rossocrociati sono state pari a 1,58 miliardi di franchi in flessione del 17% rispetto a un anno prima, contro il -35% di giugno


2' di lettura

La caduta dell'export di orologi svizzeri frena nuovamente. In luglio le esportazioni di segnatempo rossocrociati sono state pari a 1,58 miliardi di franchi (1,46 miliardi di euro), con un calo del 17% in rapporto a un anno prima. Gli effetti economici del coronavirus sono ancora ben presenti, ma la flessione si sta chiaramente attenuando: in giugno il calo era stato del 35% e in maggio del 67%.

A sostenere la parziale ripresa dell'export elvetico è soprattutto la Cina, che in luglio ha registrato un vero e proprio balzo, confermando il suo ruolo di traino principale in questa fase. Per i primi sette mesi 2020 le esportazioni di orologi svizzeri sono a 8,44 miliardi di franchi (7,81 miliardi di euro), in calo del 32,8% su un anno prima, una flessione che è nel complesso in linea con le previsioni.

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Trai primi dieci mercati, in luglio oltre alla Cina solo Regno Unito ed Emirati Arabi hanno registrato il segno positivo. Gli altri hanno limitato i danni ma sono rimasti in territorio negativo. Per la Cina c'è un +59,1%, a conferma della ripresa di Pechino ma anche del fatto che i cinesi ora inevitabilmente acquistano di più in patria e meno all'estero; gli Stati Uniti con -0,6% sono in sostanza stabili, Hong Kong con -42,9% continua a risentire sia del virus che delle tensioni politiche, il Regno Unito è a +2,5%, il Giappone è a -32,1%, la Germania è stabile a -1,1%, Singapore è a -28,6%, gli Emirati Arabi sono a +3,5%, l'Italia è a -33,6% e la Francia a -30,6%.

Nel mese gli orologi di gamma alta (sopra i 3 mila franchi) hanno contenuto la discesa, mentre quelli della gamma di base (sotto i 200 franchi) hanno registrato una contrazione più consistente.

Per quel che riguarda i primi sette mesi dell'anno in corso, la Cina limita la flessione al 4,2%, gli Stati Uniti sono a -26,8%, Hong Kong a -51,3%, il Giappone a -34,9%, il Regno Unito a -38,1%, Singapore a -31,3%, la Germania a -27,6%, gli Emirati Arabi a -30,3%, la Francia a -41,1%, la Corea del Sud a -38,1%. L'Italia è in undicesima posizione, con -41,6%.

I dati sull'export di orologi elvetici sono forniti dalla Federazione dell'industria orologiera svizzera e sono attesi dagli operatori del comparto a livello mondiale, visto che il polo elvetico rappresenta oltre il 50% del fatturato globale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione. Si tratta dunque di un indicatore di rilievo anche a livello internazionale. Limitati nei primi sette mesi i danni dovuti alla tempesta del coronavirus, per l'industria dei segnatempo elvetici la sfida ora è proseguire nella risalita, migliorando gradualmente le posizioni di qui a fine anno, sempre naturalmente auspicando che il virus nel mondo venga contenuto.

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