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Orologi, l’export di ottobre sfiora il +12% e le previsioni

I dati relativi ai primi dieci mesi del 2022 indicano l’ottima salute del settore, nonostante le tensioni geopolitiche. Brillano gli Stati Uniti e i modelli di fascia più alta

di Lino Terlizzi

2' di lettura

La Federazione dell'industria orologiera svizzera indica una «crescita moderata ma significativa, a livelli alti» per le esportazioni di segnatempo elvetici in ottobre. L'organizzazione che raggruppa le imprese svizzere del settore utilizza la tradizionale prudenza nelle valutazioni in attesa della conclusione del 2022, ma i dati dei primi dieci mesi sono di fatto superiori alla media delle aspettative di inizio anno.

Nel solo mese di ottobre l'export è stato di 2,27 miliardi di franchi (2,30 miliardi di euro al cambio attuale), in aumento del 6,7% rispetto a un anno prima; nei primi dieci mesi di quest'anno le esportazioni sono state di 20,38 miliardi di franchi (20,73 miliardi di euro), con un incremento dell'11,9% in rapporto allo stesso periodo del 2021. Gli Stati Uniti si confermano primo mercato, Cina e Hong Kong mantengono rispettivamente secondo e terzo posto ma registrano colpi di freno; i principali mercati europei sono in progresso, l'Italia conferma il suo decimo posto e dunque resta nella top ten.

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L'industria elvetica degli orologi rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione. I dati sull'export rossocrociato sono quindi un indicatore rilevante e questo indicatore segnala ora il proseguimento dell'avanzata delle esportazioni di segnatempo elvetici, nonostante le tensioni geopolitiche e il rallentamento economico internazionale. Dopo la caduta del 2020 dovuta alla pandemia e dopo il gran rimbalzo del 2021, molti attori del settore avevano dubbi sul percorso possibile degli affari nel 2022, ma sin qui le cifre hanno nel complesso appunto battuto le aspettative.

Nel mese di ottobre questo è stato l'andamento per i primi dieci mercati, nell'ordine: Stati Uniti +16,7%, Cina -18,1%, Hong Kong -5,5%, Giappone +9,9%, Singapore +29%, Regno Unito +3,5%, Germania +27,5%, Francia +28,1%, Emirati Arabi Uniti -2,4%, Italia +10,3%. Alle spalle della top ten ci sono da registrare il calo della Corea del Sud (-7,8%) che però mantiene l'undicesimo posto e il balzo dell'Australia (+43,5%), che sale al dodicesimo.

Per quel che riguarda le fasce di prezzo, nel mese l'incremento più forte è stato quello della gamma alta (sopra i 3 mila franchi), con un +11,4%; in positivo anche la gamma medio-alta (500-3 mila franchi), con un +3,1%; segno nettamente negativo, invece, per la gamma media (200-500 franchi) con un -37,1% e per la gamma di base (sotto i 200 franchi) con un -14,1%.

Nell'intero arco gennaio-ottobre di quest'anno, questo è stato l'andamento dei dieci principali mercati: Stati Uniti +27,1%, Cina -13%, Hong Kong -9,8%, Giappone +19,3%, Regno Unito +22,3%, Singapore +26,1%, Germania +22,7%, Francia +28,2%, Emirati Arabi Uniti +13,8%, Italia +11,4%. I riflettori si accendono ora sul mese di novembre in corso e, soprattutto, sul mese di dicembre, che come sempre assume un rilievo particolare per via delle festività e delle vendite a queste collegate. La cautela elvetica nelle previsioni rimane, ma è chiaro che mantenere il buon passo acquisito nei primi dieci mesi 2022 per il polo svizzero sarebbe un successo.

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