novembre

Orologi, il lusso traina l’export dalla Svizzera. L’incertezza frena l’Italia (-22%)

di Lino Terlizzi


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(Fotolia)

3' di lettura

A novembre è proseguita la crescita dell’export di orologi svizzeri, anche se a un ritmo minore rispetto a ottobre. Resta comunque il segno positivo, a conferma del fatto che la contrazione di settembre, che aveva suscitato timori tra gli operatori del settore, è stata una discesa isolata. Nel mese di novembre l’export di segnatempo elvetici è stato di 2 miliardi di franchi (1,76 miliardi di euro), il 3,9% in più in rapporto a un anno prima; nel mese di ottobre l’incremento era stato del 7,2%. Nell’arco dei primi undici mesi del 2018 l’export rossocrociato di orologi è stato di 19,5 miliardi di franchi (17,2 miliardi di euro), il 7,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2017.

A trainare le esportazioni, anche a novembre, sono stati i segnatempo di gamma alta, quelli della fascia di prezzo sopra i 3 mila franchi, con un netto passo avanti; quelli tra i 500 e i 3 mila franchi hanno registrato una lieve flessione, mentre quelli sotto i 500 franchi hanno avuto una contrazione più marcata. Per quel che riguarda i dieci maggiori mercati, l’export ha registrato aumenti verso Hong Kong (+9,5%), Usa (+17,6%), Cina (+15,1%) e Giappone (+4,7%); in flessione il Regno Unito (-4,6%), dove l’effetto sterlina debole, che aveva facilitato gli acquisti esteri, si conferma terminato; incrementi anche per Singapore (+9,5%), Germania (+2%), Francia (+13,2%), Emirati arabi uniti (+12,5%); soffre invece ancora l’export verso l’Italia (-22,1%), dove incertezze economiche e politiche secondo gli analisti si riflettono sui consumi.

Guardando all’intero periodo gennaio-novembre 2018, cambiano le cifre relative ai singoli Paesi ma non la geografia complessiva dell’export elvetico: Asia e Stati Uniti in progresso, Europa a macchia di leopardo, con l’Italia e il Regno Unito in negativo. Questo l’andamento dei dieci mercati maggiori: Hong Kong +21%, Usa +8,1%, Cina +14,2%, Giappone +10,1%, Regno Unito -5,1%, Germania +4%, Singapore +0,4%, Francia +11,1%, Italia -14,3%, Emirati arabi uniti +3,3%.

Le cifre dell’export svizzero fornite dalla Fédération de l’industrie horlogère suisse (Fh) sono un termometro di rilievo per il settore. Il polo elvetico degli orologi rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta circa il 90% della sua produzione. Per Jean-Daniel Pasche, presidente Fh, «l’evoluzione positiva delle esportazioni, sostenuta dall’Asia, dovrebbe proseguire nel 2019»; lo stesso Pasche ricorda però che le tensioni commerciali tra Usa e Cina e i tassi di cambio (con il franco che non è ai picchi ma resta comunque forte, ndr) giocheranno naturalmente un ruolo importante per l’industria svizzera. Per René Weber, analista della banca Vontobel specializzato nel settore orologiero, la crescita dell’export peoseguirà nel 2019, ma con velocità minore. «Per il 2019 prevediamo un aumento annuale attorno al 4%, mentre il 2018 dovrebbe chiudersi con un incremento di circa il 6%», chiosa Weber.

Alla Borsa di Zurigo, intanto, i titoli di Swatch Group e Richemont – i due gruppi elvetici del settore quotati – scendevano rispettivamente dell’1% e del 2% circa, in una seduta in cui l’indice svizzero Smi era pure in ribasso di oltre l’1%. Il mancato rialzo delle azioni dei due gruppi dopo le cifre positive sull’export rossocrociato viene spiegato dagli analisti con le attese della vigilia, che erano basate su un incremento delle esportazioni elvetiche maggiore di quello che è stato poi annunciato. Aspettative più alte, insomma. Ma nel frattempo il settore incassa il non scontato segno positivo di novembre e si prepara al bilancio di dicembre, con il test delle vendite natalizie e di fine anno.

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