Macfrut al via

Ortofrutta, consumi ai livelli pre-Covid. Il maltempo distrugge 1 frutto su 4

Calo fisilogico dopo il boom 2020. Coldiretti: ortofrutta prima voce di spesa degli italiani, ma crescono l’import e i danni da maltempo. A Macfrut di Rimini 800 espositori e 500 buyer

di Emiliano Sgambato

(FoodCollection / AGF)

5' di lettura

Gli italiani si confermano grandi consumatori di frutta e verdura, anche se meno che nel periodo del lockdown. Ma purtroppo la produzione nazionale – il settore chiave del Made in Italy, che vale di 15 miliardi di euro – è in forte calo, soprattutto a causa dei danni provocati dal maltempo. Dell’andamento e delle problematiche del settore discuteranno i protagonisti dell’ortofrutta alla 38esima edizione di Macfrut, che torna a tenersi in presenza al Rimini Expo Center dal 7 al 9 settembre e a cui partecipano 800 espositori, con un 20% dall’estero, e 500 buyer accreditati.

Consumi a livelli pre pandemia

Secondo l’Osservatorio di Cso Italy (Centro servizi ortofrutticoli), su elaborazione dei dati Gfk, sono 2,9 milioni le tonnellate di ortofrutta fresca acquistata tra gennaio e giugno, con una diminuzione del 5% anno su anno, ma per una quantità invariata rispetto alla media del triennio 2017-2019.
Un dato positivo arriva dall’ortofrutta biologica che sale a 171 mila tonnellate con una crescita dell’1% rispetto al 2020.

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Analizzando le singole categorie, il primo semestre si chiude con 1,48 milioni di tonnellate di frutta acquistata, il 6% in meno rispetto al 2020, con un prezzo medio di 2,27euro/kg, in discesa del 3% sullo scorso anno. Le dieci tipologie più richieste sono state arance, mele, banane, clementine, fragole, pere, limoni, kiwi, ananas e mandarini.
Per gli ortaggi i volumi sono leggermente al di sotto del 1,5 milione di tonnellate, con una flessione del 5% rispetto al 2020. In classifica tra le più vendute spiccano le patate, sebbene in ribasso dopo il record del 2020, con poco meno di 190 mila tonnellate; seguono pomodori, carote e finocchi, tutti con volumi inferiori all’annata precedente, poi zucchine, insalate, cipolle, carciofi, cavolfiori e broccoli. Da inizio anno il prezzo medio di acquisto si è attestato a 2,02 euro/kg, con una lieve contrazione dell’1% anno su anno.

Passando alla IV gamma , il prodotto in busta pronto all’uso, le quantità acquistate nel primo semestre sono state 42 mila tonnellate, inferiori rispetto al 2020 ma pressoché invariate rispetto alla media del quadriennio precedente.
Quanto infine al canale di acquisto, l’Osservatorio di Cso Italy segnala che le vendite all’interno della grande distribuzione sono calate del 2%, dopo la crescita esponenziale dovuta alla pandemia e alle varie misure restrittive.

Prima voce di spesa per le famiglie

Secondo il report “2021, l'anno nero della frutta Made in Italy” diffuso da Coldiretti, se da un lato in “epoca Covid” l’ortofrutta rappresenta la prima voce di spesa per le famiglie italiane con un esborso medio di 1.300 euro l’anno, dall’altro il 2021 ha scontato la perdita di oltre un quarto della produzione nazionale, lasciando quindi spazio alla crescita dell’import.

«Tra i Paesi dell'Unione Europea, l'Italia è quello che conta una maggiore propensione al consumo di ortofrutta con più di 8 italiani su 10 (81%) – spiega Coldiretti – che mangiano almeno una porzione di frutta o verdura al giorno, secondo l'Organic F&V Monitor. Il primato nazionale riguarda anche le quantità visto che nel 2020 il consumo pro capite annuo è stato di 160 chili, davanti a molti Paesi europei, come la Germania (109 chili) o il Regno Unito (101 chili) secondo Nomisma».

Anche se, come risulta da una ricerca Coldiretti/Ixé, «la ricerca di sicurezza e genuinità nel piatto porta l'88% degli italiani a bocciare la frutta straniera e a ritenere importante scegliere nel carrello frutta e verdura Made in Italy», è la stessa associazione a rilevare come «l'Italia registra nel 2021 uno sbilanciamento negativo con le importazioni che superano le esportazioni di oltre il 17% con 1,9 miliardi di chili di frutta e verdura arrivati dall'estero nei primi cinque mesi dell'anno».

La Coldiretti punta il dito contro «le importazioni incontrollate dall'estero favorite dagli accordi commerciali agevolati stipulati dall'Unione Europea come il caso delle condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli e zucchine o all'Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi. Accordi fortemente contestati perché nei paesi di origine è spesso permesso l'uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa, ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera».

«È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l'ambiente, il lavoro e la salute, secondo il principio di reciprocità – ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare però la necessità di «superare l'attuale frammentazione e dispersione delle risorse per la promozione del vero Made in Italy all'estero puntando a un'agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo sul modello della Sopexa e ad investire sulle ambasciate, introducendo nella valutazione principi legati al numero dei contratti commerciali».

I danni da maltempo

La “dipendenza” dall’estero è stata anche influenzata dai danni causati dal maltempo. Il gelo in primavera e un’estate divisa tra siccità e violenti temporali, sottolinea la Coldiretti, hanno prima danneggiato le fioriture e poi i frutti con raccolti scesi al minimo da inizio secolo. A calare, rispetto alla media dei cinque anni precedenti. sono tutti i prodotti, dalle mele (-12%) alle pere (-69%), dalle susine (-33%) ai kiwi (-29%), dalle albicocche (-37%) alle pesche (-48%) fino alle ciliegie (-20%).

Una situazione drammatica per i produttori che in molti casi hanno perso un intero anno di lavoro, ma anche per i consumatori che hanno dovuto affrontare un carrello della spesa più costoso. Il settore ortofrutticolo, ricorda la Coldiretti, garantisce all’Italia 440 mila posti di lavoro, il 40% del totale in agricoltura, con un fatturato di 15 miliardi di euro l’anno tra fresco e trasformato; questo grazie all’attività di oltre 300 mila aziende agricole su più di 1 milione di ettari coltivati. Un patrimonio dai grandi numeri da difendere dagli effetti dei cambiamenti climatici con le misure di gestione del rischio. «È imprescindibile sostenere l’adesione delle aziende a questi strumenti - fa sapere il presidente Ettore Prandini - considerato che, ad oggi, meno del 20% della produzione lorda vendibile agricola risulta assicurata».

«Dobbiamo passare da un sistema di gestione del rischio come indennizzo ex post a un sistema di sostegno del reddito – ha annunciato il ministro delle Politiche agricole alimentare e forestali Patuanelli a margine dell’evento –. Ormai il cambiamento climatico non porta più a ritenere come estremi e intermittenti gli eventi atmosferici e le calamità», citando fenomeni come «parassiti, cimici asiatiche, gelate, siccità, alluvioni, grandinate», perché sempre più spesso «in tutte le zone italiane abbiamo grandi eventi che riducono la produzione». Per questo «va rivisto il sistema di gestione del rischio» con «soluzioni che vadano a sostenere il reddito degli agricoltori e dei produttori», ha aggiunto.
Alle calamità che colpiscono il comparto dedicherà un evento l’8 settembre Cia-Agricoltori italiani.

Bene gli investimenti in innovazione: «Il mondo agricolo è un mondo conservatore – ha aggiunto il ministro – che oggi sta guardando al proprio passato legato alle tradizioni e alle eccellenze, ma guarda con la testa fieramente verso il futuro».

Alla giornata inaugurale di Macfrut partecipano tra gli altria nche il vicedirettore generale Fao Maurizio Martina, del presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il presidente Ice-Agenzia Carlo Ferro, e l’europarlamentare Paolo De Castro.

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