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Ortofrutta, Covid e allarme manodopera nei campi non frenano la crescita

Fatturato su del 7,6% nel primo semestre, bene anche l’export. Ma si importano molti prodotti un tempo punto di forza dell’Italia,come gli agrumi

di Silvia Marzialetti

Braccianti fermi per coronavirus: "Che fine fa la frutta?"

2' di lettura

Un settore a prova di pandemia. Nonostante l'allarme manodopera lanciato durante il lockdown e le criticità contingenti e strutturali consolidatesi nel tempo – cambiamenti climatici, nuovi parassiti, deficit logistico – l'ortofrutta ha superato brillantemente il primo semestre 2020, centrando quota 2,3 miliardi di fatturato, con una quantità di 1,6 milioni di tonnellate di merce esportata e una crescita a valore del 7,6%.

La consueta fotografia Istat rielaborata da Fruitimprese descrive un settore in buona salute, con una bilancia commerciale sostanzialmente in linea rispetto ai primi tre mesi, seppur con un lieve calo dei volumi (- 6%). In linea con una vocazione ormai consolidata, che vede l'Italia più attiva sul fronte dell'import, crescono - sia in quantità (+2,6%) che in valore (+6,5%) - i prodotti richiesti dal nostro Paese oltre-confine.

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Anche nel primo semestre 2020 l'import ha però prevalso sull'export in termini di quantità: due milioni di tonnellate, contro 1,6 milioni tonnellate, mentre a valore l'export supera l'import di poco più di cento milioni. Il saldo commerciale sul primo semestre 2019 torna infatti positivo a oltre 102 milioni (39,3).

Entrando nel dettaglio dei volumi esportati, si notano i valori negativi di frutta fresca (-10,6%) e frutta secca (-9,2%), mentre gli agrumi registrano una lieve ripresa (1,7%). Segno positivo per tutte le categorie merceologiche dal punto di vista dei valori: agrumi (21,3%), frutta secca (15,9%), legumi-ortaggi (7,4%).

I due milioni di tonnellate di prodotti ortofrutticoli acquistati dall'Italia, per un valore di oltre 2,2 miliardi di euro, vedono in forte crescita gli agrumi (+65,6%, cui corrisponde una crescita del 31,3% dal punto di vista delle quantità) e la frutta fresca (+10,4%) - segno di una dipendenza del Paese da prodotti un tempo considerati core nella nostra produzione - mentre diminuisce in termini di quantità l'importazione di legumi e ortaggi (-14,2%). Dal punto di vista dei volumi crescono anche frutta secca (+7,4%) e tropicale (+7,2%).

Marco Salvi, presidente Fruitimprese, è soddisfatto: «I dati confermano la capacità di tenuta delle imprese italiane sui mercati internazionali, nonostante il drammatico calo produttivo dei principali prodotti di stagione e le difficoltà logistiche per rifornire mercati esteri e garantire forniture nel nostro Paese durante il lockdown».

Ma non manca una stoccata alla politica: «Non riconosce il ruolo fondamentale nella nostra economia e così al danno causato dalla mancata inclusione della filiera ortofrutticola tra i beneficiari della decontribuzione prevista dal decreto Rilancio, è seguita la beffa del credito di imposta per le spese di sanificazione ed acquisto dei dispositivi di protezione, passato dal 60% annunciato dal premier Conte, al 9% dei costi sostenuti».

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