Fruitimprese

Ortofrutta, l’export continua a correre nonostante i danni del maltempo

Il 2021 potrebbe chiudersi con la bilancia commerciale in attivo per un miliardo, ma c’è preoccupazione per il futuro

di Silvia Marzialetti

(Adobe Stock)

2' di lettura

Non si fa sentire sull’export l’onda lunga del preoccupante calo produttivo che affligge alcuni comparti dell’ortofrutta. Tutt’altro. I dati Istat elaborati da Fruitimprese – oltre trecento aziende associate, per un fatturato complessivo di 8 miliardi di euro – sui primi nove mesi del 2021, vedono tutti i principali segmenti in ripresa: dalla frutta fresca +10,1% (1,9 miliardi di euro), alla frutta secca (+34,1%, 470 milioni di euro), passando per legumi e ortaggi (+9,8%, a 1,1 miliardi). Crescono valore dell’export (+12,1% a 3,8 miliardi di euro) e quantità (+5,4%, ovvero 2,7 milioni di tonnellate). Positivi anche i saldi della bilancia commerciale in valore (+781 milioni di euro) e in quantità (+75.854 tonnellate), grazie al calo delle importazioni.

I prodotti campioni di export sono le mele , che si confermano ancora in questi ultimi mesi del 2021 il comparto meno toccato dal crollo della produzione, con un export che vale 654 milioni di euro nei primi nove mesi, in crescita dell’11%. Seguono uva da tavola (401 milioni di euro, con quantità stabili), kiwi (295 milioni di euro a +12,7%), pesche e nettarine (a quasi 136 milioni, +25,8%), arance (93 milioni, circa il +9%).
Sul fronte dell’import il primo prodotto restano le banane (323,4 milioni di euro, in calo del 7%) e si conferma il boom dell'avocado (circa 69 milioni, in crescita del 35%).

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Nonostante la buona tenuta attuale, la paura degli operatori è che la crisi che affligge il comparto della frutta da due anni a questa parte (1,6 miliardi di euro di danno tra prodotto e indotto solo quest’anno), possa provocare ricadute anche sull’export e che sul mercato interno possano consolidarsi trend in crescita come quello della frutta esotica. Pesche, albicocche, susine, pere, kiwi: eccetto mele e agrumi, non c’è una sola varietà che sia uscita indenne dalla raffica di gelate che quest’anno ha compromesso le gemme, nella fase più delicata, con impatti devastanti sulle produzioni.
Danni che risultano ancora più penalizzanti in quelle aree che già lo scorso anno erano state colpite dal gelo e che si trovano a far fronte per il secondo anno consecutivo a nuove perdite economiche.

Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, è ottimista, almeno per quest’anno: «Tutto lascia supporre che a fine 2021 il saldo positivo dell'export raggiungerà il miliardo di euro, un risultato storico, che non si vedeva da molti anni».
Ma l’incognita più preoccupante avvolge il dopo, quando cominceranno a misurarsi anche gli effetti dei forti rincari su materiali, energia, servizi, logistica, noli che impattano sul costo finale dei prodotti. «Come reagirà il mercato? – si chiede Salvi –. Ci riconoscerà gli aumenti di prezzo? Nel nostro settore una differenza di 10 centesimi al kg fa la differenza tra una campagna positiva ed una disastrosa». Rispetto ad altri comparti dell' agroalimentare, poi, l’ortofrutta ha la particolarità del fresco, non stoccabile.«Non ci sono concesse le alternative di approvvigionamento e dismissione che sono appannaggio degli altri settori agroalimentari», conclude Salvi.

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