Agricoltura

Ortofrutta, sprint sulla logistica e patto di sistema per competere con la Spagna

La posizione del presidente della Cia Dino Scanavino nel webinair “Il valore nell'ortofrutta, dalla filiera al sistema”

di Silvia Marzialetti

(lulu - stock.adobe.com)

2' di lettura

Con un quarto della produzione agricola nazionale (valore di 15 miliardi di euro), l'ortofrutta si conferma fiore all'occhiello del made in Italy, ma sconta criticità storiche: logistica e concorrenza dall'estero.
Se ne è parlato durante l'ultimo webinar “Il valore nell'ortofrutta, dalla filiera al sistema”, organizzato da Cia-Agricoltori Italiani per sostenere l'anno internazionale della frutta e della verdura 2021, promosso dalla Fao.

Diciannovesima nella classifica del Logistic Performance Index della World Bank, che incorona la Germania e assegna una nona posizione al Regno Unito, l'Italia deve prioritariamente colmare un gap infrastrutturale. «Il cambiamento che auspichiamo deve partire da qui», ha detto il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino. Sul piatto ci sono gli 800 milioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinati allo sviluppo della logistica nel settore agroalimentare.

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Molteplici gli obiettivi da raggiungere: abbattimento della spesa e dell'impatto ambientale del sistema trasportistico, potenziamento della digitalizzazione dei servizi e delle capacità di stoccaggio, miglioramento dell'accessibilità ai servizi hub e della capacità logistica dei mercati all'ingrosso. «Dobbiamo costruire un patto di sistema – spiega Scanavino – con il duplice obiettivo di una giusta ripartizione del valore tra impresa e agricoltore, ma anche di conseguire standard di sostenibilità, eliminando le inefficienze».

Debole anche il fronte dell'export. Sebbene nel pieno della pandemia le esportazioni di ortofrutta fresca dall'Italia siano cresciute più della media del quinquennio precedente (+3,8% nel 2020 sul 2019 contro il +2,5% medio annuo tra il 2014 e il 2019), il posizionamento dell'Italia a livello globale sta perdendo quota. Con 5 miliardi di fatturato sui mercati stranieri e una crescita del 32% in dieci anni, l'Italia è nona nella top ten degli exporter di frutta fresca. Usa, Spagna (soprattutto) e Cina corrono più veloci e hanno raggiunto un giro d'affari annuo tra i 14 e i 17 miliardi nel 2020, con un incremento del +100% rispetto al 2010.

In un decennio la forbice con la Spagna è triplicata e il mercato interno non è in grado di garantire da solo una tenuta della produzione ortofrutticola.«Le sfide a cui è chiamato il settore, come il Green Deal, non sono più rinviabili – ha concluso Scanavino -. Occorre sfruttare tutte le opportunità offerte dal Recovery Plan, dalla Pac e anche da nuove relazioni commerciali nell'area del Mediterraneo, in particolare con i Paesi del Nord Africa».

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