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Osechi Ryori, una tradizione millenaria per festeggiare il nuovo anno


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4' di lettura

Per molte culture occidentali il primo giorno dell'anno è dedicato al dormire e al rivivere le feste della sera prima, dedicandosi alla classica lista dei buoni propositi, ma non in tutto il mondo è così. Altrove il primo gennaio si passa in famiglia in nome della tradizione. È esattamente quello che succede in Giappone, dove Shogatsu (Capodanno) è la festa in cui si torna a casa, ci si riunisce con i propri cari, si visitano i luoghi religiosi tradizionali e, naturalmente, si mangia insieme. Questo pasto è un vero e proprio rito che segue delle usanze molto antiche e delle regole ben precise, a partire dal nome: Osechi Ryori, un termine con il quale si indicano tutti quei piatti tipici che vengono consumati esclusivamente in occasione del Capodanno. Ogni pietanza è servita in raffinati ed eleganti contenitori (jubako), preziosi oggetti - spesso tramandati di generazione in generazione - finemente laccati e decorati con intarsi o rilievi (un motivo ricorrente è l'Ume – pruno - il primo fiore dell'anno simbolo di rinascita). Questi speciali portavivande sono suddivisi in spazi per le diverse pietanze e scomparti sovrapposti che vengono impilati uno sopra l'altro prima e dopo l'utilizzo. La forte simbologia di questo pasto tradizionale parte proprio dai contenitori in cui vengono serviti: il fatto che ogni jubako contenga molti cibi e che siano uniti tutti insieme vuole essere di buon augurio affinché la salute e la felicità possano arrivare per tutti i propri cari, e in abbondanza, nell'anno che è appena iniziato. La forte simbologia dell'Osechi Ryori però non si ferma qua, dato che a ogni singola pietanza si accompagna una serie di auguri e significati, che possono cambiare di regione in regione.

Quali sono le origini dell'Osechi Ryori? Il termine Osechi indica un periodo o una stagione dell'anno particolarmente significativa. A partire dal periodo Heian (794-1185), si era diffusa l'usanza di omaggiare, in queste giornate speciali, le divinità con svariati cibi e bevande che venivano mangiati anche dai componenti della corte dell'Imperatore. Inizialmente si trattava solo di verdure bollite con salsa di soia e zucchero ma nel corso dei secoli il menu si è ampiamente arricchito. Nel tempo poi questa tradizione si è estesa a tutto il Giappone e si è andata a sovrapporre ad altre, tra cui quella che vietava ogni sorta di attività, compreso il cucinare, il primo giorno dell'anno. Sono due le teorie che stanno alla base di questa credenza: una dice che nel primo giorno dell'anno bisognava evitare di infastidire le divinità con il rumore degli utensili da cucina. La seconda invece prevedeva che nel giorno di Capodanno tutti, donne comprese, si dovessero dedicare al riposo, senza doversi preoccupare di cucinare. Se questo spiega la semplicità iniziale dei piatti, con i secoli l'aspetto di comunione e senso dello stare insieme hanno prevalso: oggi sono molti i piatti che caratterizzano l'Osechi Ryori - ognuno con il proprio significato o appartente a una regione particolare – ma tutti vogliono celebrare il nuovo anno e augurare gioia e felicità all'intera famiglia.

Ogni piatto che rientra nel menu dell'Osechi Ryori ha lo scopo di augurare qualcosa di buono agli altri, dalla felicità alla ricchezza, d'animo e non. Alcuni esprimono la propria simbologia attraverso i colori e l'impiattamento, come il Kamamboko, una torta di pesce arrostito, dal gusto delicato, che può essere servito in tavola in varie composizioni a seconda delle diverse usanze. È un piatto dedicato al sorgere del sole e i suoi colori, il rosso e il bianco, servono a scacciare gli spiriti maligni e invocare purezza.

Altri piatti hanno la finalità di trasmettere gioia a chi li mangia, una sorta di positività che invade l'anima dopo essere stato assaggiato. Tra questi quello che è più significativo è il Tai, l'orata, uno dei pesci più pregiati e apprezzati per la consistenza e il sapore delle sue carni, che auspica serenità e contentezza. La sillaba Tai infatti fa parte della parola giapponese Medetai, ovvero felicità, una felicità può essere augurata anche con il Soba o il Konbu, un tipo di alga a cui si attribuiscono caratteri di buon auspicio.

La contentezza può avere anche il volto di un bambino, magari da mettere al mondo proprio nell'anno nuovo: il Kazunoko è dedicato proprio ai futuri genitori. Sono delle uova di aringa di colore giallo – il prelibatissimo caviale giapponese - e il suo nome deriva da Kazu, che significa “numero”, e Ko, che significa “bambino”. Molti possono essere i bambini ma anche i frutti dei campi e del raccolto. L'importanza di questo aspetto nella tradizione dell'Osechi Ryori è simboleggiata dal Tazukuri, un piatto composto da piccole sardine essiccate cotte nello zucchero e salsa di soia che conferiscono alla pietanza un particolare gusto dolce e salato. Queste sardine vengono mangiate nella speranza che portino con sé un'agricoltura ricca e abbondante, “Tazukuri” infatti significa letteralmente “fare un campo di riso”.

    In una società dalla cultura millenaria come quella giapponese non potevano mancare tra gli auguri di buon anno quelli dedicati esplicitamente al successo negli studi, nell'istruzione e in tutte le attività da fare con la mente, auguri che si fanno consumando insieme il Datemaki, una particolare frittata dolce – ma molto saporita - arrotolata mescolata con pasta di pesce o purè di gamberetti in cui si ritrova l'accostamento del dolce col salato, tipico di altri piatti di questa festività, in modo che possa durare per i primi tre giorni del nuovo anno. La sua associazione con la cultura si deve alla forma, che ricorda quella di una pergamena per scrivere.

    Questi sono solo alcuni dei molti piatti che diventano protagonisti sulla prima tavola dell'anno. Ognuno di loro vuole servire a prendere il cammino appena iniziato con il piede giusto, con la speranza che l'anno appena iniziato sia proficuo e felice. La forte simbologia di questi piatti aumenta l'alone di tradizione e unità che caratterizzano l'Osechi Ryori, il momento in cui tutti i giapponesi tornano a casa per ritrovare la giusta energia con cui affrontare i restanti 364 giorni dell'anno.

    Per ulteriori informazioni: www.turismo-giappone.it

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