FJORD CITY

Oslo, mutevole e green. Ecco come nel 2020 cambierà il suo skyline

di Enrico Marro


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La nuova skyline di Oslo con l’Opera House e il Museo Munch. (Foto Estudio Herreros)

4' di lettura

Innovativa. Trasgressiva. Futuristica. Sperimentale. Il 2020 sarà un anno chiave per la nuova skyline di Oslo, Green Capital europea 2019 e città più ecosostenibile del mondo, con le sue architetture ardite che abbracciano i nove chilometri di lungomare sul fiordo sfoggiando uno stile così diverso dalla tradizione degli altri centri norvegesi.

L'anno prossimo verranno inaugurati tre edifici avveniristici: il Museo nazionale per l'arte e il design, che con i suoi 400mila oggetti sarà il più grande della Scandinavia; la Biblioteca nazionale con quasi 700mila volumi; e il Museo Munch, slanciato e chino sull'Oslofjord, 13 piani di altezza per oltre 26mila metri quadrati di superficie, con 28mila opere esposte, uno dei maggiori al mondo dedicati a un unico artista. Tutti e tre costruiti nel nome della sostenibilità, con emissioni abbattute del 50% rispetto ai normali standard. Tutti e tre impregnati dello spirito sperimentale e ultraecologico di Oslo, sublimato dalla bianca Opera House, indiscutibile success story dell'architettura contemporanea ormai assurta a simbolo della “Fjord City”.

Dieci scatti dalla Oslo del futuro

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Iniziamo dal Museo nazionale, dalle linee moderne e pulite che non cercano sensazionalismo ma qualità e, come suggeriscono gli architetti, un soffio di eternità. Sarà il primo ad aprire i battenti. Nel colossale edificio di quasi 55mila metri quadrati di superficie, in costruzione dove un tempo sorgeva la stazione ferroviaria di Vestbanen, confluiranno le opere di quattro musei: una collezione di 400mila oggetti in uno dei più grandi spazi culturali europei. I capolavori saranno esposti in novanta sale su due piani, ai quali si aggiunge la terrazza di 5800 metri quadrati con vista su città e fiordo. Visitando il cantiere con gli architetti dello studio tedesco Kleihues+Schuwerk, che nel 2010 vinse il concorso internazionale battendo gli altri 236 progetti, a colpire è l'ampiezza degli spazi - con un atrio più spazioso di quello del Palazzo Reale di Oslo - ma soprattutto la qualità e la ricercatezza dei materiali, dal legno tedesco stagionato alla secolare pietra naturale norvegese.

«La nostra epoca produce cose che presto diventano obsolete e vengono buttate - spiega Klaus Schuwerk - ma un museo rappresenta la memoria collettiva della società a cui appartiene: perciò i materiali devono poter affrontare la sfida del tempo, in modo da far invecchiare l'edificio con dignità». Nel cortile interno del museo l'architetto tedesco, da sempre innamorato del nostro Paese, ha voluto anche ricreare una tradizionale piccola piazza italiana, chiamandola proprio così, “piazzetta”.

Il museo dedicato a Munch
Impressionante lo sforzo tecnologico sul piano della sostenibilità: le emissioni legate alla costruzione dell'edificio sono state abbattute del 50% rispetto ai normali standard, grazie all'utilizzo di cemento a impatto zero, di acciaio riciclato e in generale di materiali naturali. A circa un chilometro e mezzo di distanza, nella zona di Bjørvika, troviamo le altre due colossali costruzioni, a due passi dall'inconfondibile profilo dell'Opera House con cui dovranno convivere: la Biblioteca nazionale Deichman e il Museo Munch, anch'essi costruiti nel nome della sostenibilità. La prima sarà una delle più moderne biblioteche europee, 24mila metri quadrati di spazio, un patrimonio di quasi 700mila volumi, fino a tre milioni di visitatori l'anno, ma anche un cinema, aree dedicate a workshop, zone di gioco per bambini e un ristorante. Il progetto vincitore del concorso, opera di Lund Hagem Arkitekter e Atelier Oslo, si chiama “Diagonal”: un concept che si articola su un edificio di cinque piani basato su un grande spazio centrale che si estende in verticale.

«Cuore del progetto è il concetto di spazio pubblico - spiegano gli architetti Marius Mowe (AtelierOslo) ed Einar Hagem (Lund Hagem Arkitekter) - con entrate nelle facciate sud, est e ovest per accogliere visitatori da ogni parte della città, e fasci di luce diagonale che idealmente connettono lo spazio interno a quello esterno». La biblioteca si apre su Oslo con facciate in fibra di vetro rivestita da nanogel dalle grandi qualità isolanti. Resterà aperta anche dopo il tramonto, con sistemi di illuminazione che ne muteranno l'aspetto: nei suoi spazi avveniristici, una reading experience unica è garantita.

A due passi dalla Biblioteca nazionale, infine, ecco l'inconfondibile sagoma del nuovo Museo Munch “chinato” sull'Opera House: 58 metri di altezza, 13 piani, oltre 26mila metri quadrati di superficie per accogliere circa 28mila opere del maestro norvegese. Un progetto controverso, quello dello spagnolo Estudio Herreros vincitore del concorso internazionale, ardito per lo sviluppo verticale dell'edificio all'interno di un'Oslo dalla skyline orizzontale.

Le sue prospettive ascendenti connettono lo spazio pubblico dell'atrio con la vista mozzafiato su fiordo e città che si gode dalle terrazze e dal ristorante sul tetto. «Le facciate, in alluminio perforato con diversi gradi di trasparenza, offrono la percezione enigmatica ed evanescente di un edificio che reagisce alle variazioni di luce e clima cambiando il proprio aspetto», spiegano gli architetti. Nel nuovo Museo Munch pulserà insomma l'anima multiforme e tormentata dell'artista norvegese, così mutevole e difficile da cogliere: incarnata da un edificio in grado di cambiare continuamente il proprio aspetto e la stessa skyline di Oslo, regina del Nord sempre più elegante, ecosostenibile e trasgressiva.

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