L’inchiesta

Ostacolo alla vigilanza di Bankitalia. Verso il processo gli ex vertici Carige

di Ivan Cimmarusti

(EPA)

2' di lettura

Nuove accuse per gli ex vertici di Banca Carige: false informazioni a Bankitalia e Consob, col sospetto scopo di evitare una ricapitalizzazione da 800 milioni di euro e presunte notizie «manipolate» sulla situazione finanziaria, che avevano l’obiettivo di «incidere sull'affidamento riposto dal pubblico sulla stabilità patrimoniale» si legge negli atti.

Ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio
Processo in vista per gli ex vertici dell’istituto, per i quali la Procura della Repubblica di Roma ha messo a punto un capo d’accusa che presto potrebbe sostenere una richiesta di rinvio a giudizio. L’ipotesi è di ostacolo all’autorità di vigilanza e aggiotaggio, reati contestati agli indagati, tra i quali risultano Giovanni Berneschi, ex presidente dell’istituto, Ennio La Monica, ex direttore generale, e Daria Bagnasco, ex condirettore generale e responsabile della direzione amministrativa. Il procedimento – stralciato dalla Procura di Genova che invece ha proceduto per i reati di associazione per delinquere e truffa aggravata - è stato istruito dal procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e dal sostituto Maria Rosaria Guglielmi, che contestano l’esistenza di un presunto «sistema» che avrebbe consentito di celare la reale condizione finanziaria di banca Carige. Per questi fatti la Procura è pronta a formulare la richiesta di rinvio a giudizio, mentre altre contestazioni sono ancora sotto la lente degli inquirenti, dunque non è escluso che alcune posizioni possano finire in una richiesta di archiviazione.

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Le due comunicazione con sospetti falsi
L’imputazione ad oggi formulata, riguarda due reati: l’ostacolo all’autorità di vigilanza di Bankitalia e Consob e l’aggiotaggio. Stando alla prima accusa, La Monica, «nella qualità di direttore generale dell’istituto di credito» assieme a Bagnasco, «condirettore generale e responsabile della direzione amministrativa (…) al fine di ostacolare l’esercizio delle funzioni di vigilanza della Banca d’Italia e di Consob, di mantenere e conservare la clientela della banca e di evitare di procedere a una ricapitalizzazione di Carige di oltre 800 milioni di euro, esponevano fatti non rispondenti al vero nelle comunicazioni datate 5 aprile e 9 aprile 2013, destinate rispettivamente a Consob e Banca d’Italia».

Il comunicato stampa sui presunti falsi dividendi
L’aggiotaggio, invece, fa riferimento a un presunto tentativo degli ex vertici dell’istituto, di spacciare per florida la situazione finanziaria di Carige. Nei documenti investigativi si legge che «diffondevano un comunicato stampa del 25 febbraio 2013 dal seguente tenore: “Nella seduta del 19 marzo in occasione dell’approvazione del progetto di bilancio 2012, il consiglio di amministrazione ritiene di poter pervenire ad una proposta di distribuzione di un adeguato dividendo in denaro agli azionisti che hanno supportato il Gruppo anche negli ultimi difficili anni caratterizzati dalla crisi ancora in atto”». Secondo gli inquirenti si tratterebbe di «notizie non veritiere» che avrebbero avuto lo scopo di «incidere in modo significativo sull’affidamento riposto dal pubblico nella stabilità patrimoniale della banca».

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