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Osti (C.P. Company): «Puntiamo su e-commerce e smartworking. Ma questa crisi deve far ripensare i ritmi del sistema»

Prosegue la serie di articoli-interviste su come manager e imprenditori stanno affrontando l’emergenza sanitaria ed economica e su quali scenari intravedono per il futuro a breve e medio termine

di Giulia Crivelli

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Prosegue la serie di articoli-interviste su come manager e imprenditori stanno affrontando l’emergenza sanitaria ed economica e su quali scenari intravedono per il futuro a breve e medio termine


2' di lettura

Lorenzo Osti, presidente di C.P. Company, storico marchio di casualwear

Iniziamo dalla parte produttiva: avete chiesto una deroga – come previsto dai provvedimenti del Governo - se avete strutture produttive o siete completamente fermi?
No, fortunatamente non abbiamo chiesto deroghe e non siamo completamente fermi. I nostri reparti lavorano in smartworking per mandare avanti prototipi e i campionari per le collezioni 2021 ma solo con i fornitori esteri, perché i lavoratori italiani ovviamente sono chiusi.

Quali misure avete adottato per i lavoratori come conseguenza del lockdown?
Abbiamo adottato immediatamente misure precauzionali, anche prima del lockdown: smartworking e fornitura di Dpi (dispositivi protezione individuale) a tutti i dipendenti.

Quali misure avete adottato per la gestione dei negozi? Avete chiesto ai proprietari deroghe per gli affitti?
Per quanto riguarda i nostri negozi, ci siamo avvalsi del credito di imposta e solo ora stiamo valutando se chiedere una riduzione per il mese di aprile.

Vi siete attrezzati con l’e-commerce? Se sì, praticando che tipo di sconti?
L’e-commerce è per noi un canale importante. Nel mese di marzo, ha subito una flessione del 40%, ma ora è tornato a regime. Non abbiamo applicato nessuna scontistica, ma abbiamo introdotto free shipping in Europa, Stati Uniti e Canada

Potete fare una previsione di perdita di fatturato per il 2020?
Stiamo ipotizzando, in via prudenziale, di perdere un 20% degli ordini per l’autunno-inverno 2020-21 che corrisponderebbero ad un calo sull’anno del 12-15%.

Qual è, volendo costringersi a vederlo, un lato positivo di questa crisi? Sicuramente, come ha scritto anche Giorgio Armani, c’è l’opportunità di rivedere i calendari e ri-allineare meglio le stagionalità delle collezioni con quelle naturali. Ma deve essere una decisione concordata e coordinata fra tutti, e non lo vedo facile. Credo purtroppo che perderemo inoltre moltissime realtà medio piccole, che davano vitalità al mercato e aumentavano la competizione. Io sono un ottimista di natura, ma questa volta il prezzo che pagheremo sarà purtroppo molto alto.

Avete qualche iniziativa di solidarietà per questa emergenza?
Si, abbiamo donato 19.000 mascherine e 1000 tute protettive alla regione Lombardia, e altre ne arriveranno. Il nostro obiettivo è contribuire al massimo delle nostre possibilità alla lotta contro la pandemia. Inoltre, il nostro team di ricerca e sviluppo stiamo lavorando a delle mascherine riutilizzabili, perché siamo convinti che d’ora in poi, diventeranno parte della nostra quotidianità. Le mascherine riutilizzabili sono anche fondamentali per ridurre l’impatto ambientale: per esempio, ad oggi la Cina produce 110 milioni di mascherine monouso ogni giorno; e ciò non è assolutamente eco-sostenibile.

Per approfondire:
Kocca: «Importante posticipare i saldi, la crisi potrebbe favorire la filiera produttiva italiana»

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