IL VOTO NELLA CAPITALE

Ostia banco di prova per M5S e centrodestra unito

di Riccardo Ferrazza

(ANSA)

3' di lettura

Non solo Sicilia. Domenica si vota anche in un municipio di Roma (il decimo). Un fatto locale a cui va riconosciuta una valenza maggiore se si considerano un paio di circostanze. La prima: gli abitanti dei quartieri interessati, tra cui Ostia, sono 230mila, numero superiore alla popolazione di una città come Reggio Calabria. La seconda: si tratta dell’unico municipio della capitale, guidato dal Pd, sciolto per mafia e commissariato due anni fa dopo l’inchiesta “Mondo di mezzo” della coppia Massimo Carminati e Salvatore Buzzi.

A ricordare quanto gravi e profondi siano i problemi del litorale romano ci ha pensato l’altro giorno la Cassazione. I giudici della Suprema Corte hanno annullato il processo d’appello al clan Fasciani, una delle famiglie malavitose che controllano Ostia, perché deve essere ripresa in considerazione l’accusa di mafia, e relative aggravanti, anche per il narcotraffico, con il ritorno alle condanne pesanti di primo grado.

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Domenico Vulpiani è il prefetto antimafia che ha guidato il municipio, in qualità di commissario dal settembre 2015: «I blitz di polizia e carabinieri - ha commentato - sono interventi chirurgici. La politica deve essere l’antibiotico». L’allora prefetto Franco Gabrielli aveva descritto l’area come «piegata alle esigenze delle consorterie criminali». La parola torna ora agli elettori e ai partiti. Occhi puntati su M5S. L’anno scorso Virginia Raggi chiuse qui la sua campagna elettorale: al primo turno M5S ottenne il 43,8% dei voti e al ballottaggio alla futura sindaca andò il 76% dei consensi (poco meno di 70mila). Cifre che, almeno secondo i sondaggi, sarà impossibile replicare. In campo come candidata alla presidenza c’è Giuliana Di Pillo e in casa grillina al voto si guarda con un po’ di apprensione perché varrà come test per il primo anno e mezzo di guida della città a cinque stelle. Beppe Grillo e Luigi Di Maio non si sono fatti vedere in campagna elettorale e oggi non parteciperanno al comizio finale della loro candidata, affiancata da Raggi e da Roberto Lombardi che il prossimo anno tenterà la scalata grillina alla Regione Lazio.

«I blitz di polizia e carabinieri sono interventi chirurgici. La politica deve essere l’antibiotico»

Aspira al ballottaggio il centrodestra che, a differenza del voto amministrativo del 2016, è riuscito ad aggregarsi per sostenere una candidata unitaria: Monica Picca, coordinatrice locale di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni che ha fatto valere il 15,6% incassato alle amministrative dello scorso giugno. Banco di prova, come per la Sicilia, per la tenuta di una coalizione (qui con l’aggiunta della lista Marchini) che potrebbe ritrovarsi il prossimo anno a livello nazionale. Matteo Salvini potrebbe arrivare oggi da Catania per la chiusura della campagna elettorale. Già a ottobre il leader della Lega Nord era stato in visita sul litorale romano dove aveva rilanciato un tema tipicamente leghista: l’autonomia del municipio (fallita due volte negli anni passati). «Sono 200mila abitanti che versano nelle casse del Campidoglio 130 milioni e se ne vedono tornare indietro un quinto - aveva detto importando argomenti “nordici” ma che hanno come obiettivo sempre la capitale -. Roma è lontana, come i servizi pubblici, la nettezza urbana. Il comune si ricorda di esistere solo quando deve chiedere le tasse. Se vinceremo sarà la prima richiesta che porteremo al Campidoglio».

M5S e centrodestra si contendono quello che un tempo era un municipio amministrato dal Pd. Vicenda finita nel peggiore dei modi: l’ultimo presidente del municipio, il democratico Andrea Tassone del Pd, è stato arrestato nel giugno 2015 nell’ambito dell'inchiesta su Mafia Capitale. Lo scorso luglio condannato a cinque anni. Per cancellare il ricorso di un esito tanto catastrofico tra i democratici era circolata l’idea di mettere in campo un importante personaggio dell’antimafia. Si fece anche il nome della commissione parlamentare d’inchiesta Rosy Bindi. La voglia di riscatto alla fine ha prodotto solo la candidatura di Athos De Luca, non proprio un esordiente: 70 anni, già senatore Pd, fu tra i consiglieri comunali che si dimisero per far decadere Ignazio Marino. Un nome poco adatto per attrarre i partiti a sinistra del Pd.

Che, infatti, hanno finito per dare il proprio appoggio al candidato più anomalo tra i nove che aspirano all’incarico di mini-sindaco. Franco De Donno, già viceparroco della Chiesa di Santa Monica a Ostia che per candidarsi alla guida della lista “Laboratorio civico X” (sostenuta da Mdp, Insieme e Si) ha ottenuto la sospensione a tempo indeterminato dall’attività pastorale. Già responsabile della Caritas locale, una data di nascita evocativa (2 giugno 1946, giorno del referendum che sancì la vittoria della Repubblica), De Donno, per 36 anni sacerdote nel quartiere balneare, vicino a migranti e diseredati, è finito nel mirino di Casa Pound, il movimento neo-fascista molto attivo in municipio che il suo candidato (Luca Morsella) potrebbe raccogliere voti “pesanti” se si andrà al ballottaggio. È un voto locale ma le analisi politiche di lunedì dovranno parlare anche di Ostia.

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