corte d’assise di roma

Ostia: tre ergastoli al clan Spada per associazione mafiosa

Condanna per capi Carmine Spada, detto Romoletto, per Roberto Spada, già condannato per la vicenda della testata ad un giornalista della Rai e per Ottavio Spada, detto Marco


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(Ansa)

2' di lettura

Tre ergastoli e riconoscimento dell’associazione mafiosa. È quanto deciso dai giudici della Corte d'Assise di Roma nel maxiprocesso ad appartenenti al clan Spada. Ergastoli per i capi Carmine Spada, detto Romoletto, per Roberto Spada - già condannato per la vicenda della testata al giornalista della Rai Daniele Piervincenzi - e per Ottavio Spada, detto Marco. In totale sono 17 i condannati e 7 gli assolti, con condanne per complessivi 147 anni di carcere. I reati contestati vanno dall'associazione di stampo mafioso, omicidio, estorsione e usura.

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Raggi: restituire fiducia ai cittadini
Ad attendere la sentenza, nell'aula bunker di Rebibbia a Roma, anche la sindaca di Roma Virginia Raggi insieme al presidente della commissione antimafia Nicola Morra. «Questa sentenza - ha commentato Raggi - riconosce che sul litorale di Roma c'è la mafia. Si può parlare di mafia a Roma. Ringrazio magistratura e forze dell'ordine e soprattutto quei cittadini che denunciano la criminalità. Io sono qui per stare accanto a quei cittadini. Restituire fiducia ai cittadini onesti che per troppo tempo hanno avuto paura». Su Twitter il commento del segretario del Pd e presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: «Sentenza Spada, vince lo Stato, perde la mafia. Vincono i cittadini! #Ostia».

Condanne e assoluzioni
Tra le condanne, inflitti 16 anni a Ottavio Spada, detto Maciste, 9 anni Nando De Silvio, detto Focanera, e 8 anni a Ruben Alvez del Puerto, coinvolto anche lui nell'aggressione al giornalista Rai. Assolti, invece, Armando Spada, Enrico Spada, Roberto Spada detto Ziba omonimo del condannato all'ergastolo, Francesco De Silvio, Sami Serour, Stefano De Dominicis e Roberto Sassi.

Gli arresti nel 2018
Il processo è legato agli arresti avvenuti ‪il 25 gennaio‬del 2018. Per gli inquirenti il gruppo criminale si era, di fatto, “impossessato” di un pezzo di città. Un clan che, secondo l’accusa, ha messo in atto una vera e propria aggressione al territorio: «Una associazione a delinquere - scriveva il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - che ha provocato un profondo degrado» nella zona di Ostia «consentendo il dilagare di reati gravissimi e lesivi dei beni primari». Una mafiosità che poggia la «sua potenza sull’organizzazione a base familistica e sulla ripartizione delle competenze». Agli arresti del gennaio dell’anno scorso si è arrivati anche grazie al contributo di quattro collaboratori di giustizia. Per chi indaga “Romoletto”, 52 anni, può contare su un curriculum criminale di primo livello con lontani contatti con componenti della Banda della Magliana.

Dal 2011 l’ascesa del clan
I “capi” condannati all'ergastolo sono accusati, tra l’altro, di essere i mandanti del duplice omicidio Galleoni-Antonini avvenuto nel 2011. Un evento che per gli inquirenti rappresenta la svolta negli assetti criminali di Ostia con la «progressiva erosione del potere criminale dei Baficchio» e la «definitiva ascesa del clan Spada» Per il difensore di “Romoletto”, l'avvocato Mario Girardi, la sentenza di oggi «è una follia vera: questa decisione è una vergogna, non condivisibile in alcun suo aspetto. Ricorreremo in appello».


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