Automotive

Ottobre nero per il gruppo Volkswagen, la crisi dei chip taglia le vendite del 33%

Da inizio d’anno il bilancio è ancora positivo, ma soltanto del 2%. Male anche la Cina (-37%). Il crollo maggiore per Skoda, -52%

di Redazione Finanza

Il logo Volkswagen sul nuovo suv coupé elettrico ID.5 (Afp)

2' di lettura

Forte calo delle vendite in ottobre per i marchi del Gruppo Volkswagen rispetto a un anno fa. Secondo quanto riportato dall’agenzia Dpa-Afx le consegne sono diminuite di un terzo (33,5%) a 600.900 unità in tutto il mondo rispetto allo stesso mese del 2020. Continua insomma l’andamento negativo di un business più debole dovuto principalmente alla crisi dei semiconduttori. Le auto semilavorate sono spesso stoccate fino a quando non possono essere completate e consegnate. Dall’inizio dell’anno il più grande gruppo automobilistico europeo è ancora leggermente in positivo con un aumento del 2 per cento. Tra gennaio e ottobre, Volkswagen ha consegnato in tutto il mondo 7,55 milioni di veicoli.

La regione con la peggiore performance è l’Europa centrale e orientale, con un - 44,3%. Nell’Europa occidentale non è è andata molto meglio (-40,2%) e neppure nel cruciale mercato cinese (-37,2%). Nella Repubblica popolare le vendite sono crollate durante l’intero corso dell’anno.

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Soltanto i tre marchi di nicchia del lusso Bentley, Lamborghini e Bugatti hanno registrato un aumento del 4,9% a ottobre. Porsche ha venduto 21.600 auto, il 7,2% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Il crollo più evidente è stato per Skoda, che ha registrato un eloquente -52%. Il brand Volkswagen ha consegnato il 30,7 % in meno, Audi poco meno del 40% e Seat il 37% in meno di auto.

Volkswagen, come le concorrenti, installa gli scarsi microchip disponibili soprattutto sulle vetture ad alto margine al fine di contenere il più possibile le conseguenze del calo delle vendite in termini di profitto. Tuttavia, l’utile operativo prima delle voci straordinarie è diminuito del 12% nel terzo trimestre, che è stato particolarmente colpito dalla crisi dei chip. Il timore è che se non dovessero esserci miglioramenti nelle forniture di semiconduttori anche i marchi premium saranno colpiti, e questo potrebbe avere un impatto maggiore su profitti e margini.

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