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Over 80, vaccinazioni a rilento tra click day e ritardi: impossibile finire a marzo

Partenza problematica in Lombardia, grande flusso di utenti per le prenotazioni

di Marzio Bartoloni e Sara Monaci

Rigore e sprint vaccini, Governo alla prova del Covid

3' di lettura

Vaccinare 6 milioni di italiani entro marzo e tra questi la popolazione più fragile e a rischio morte per il Covid - i «grandi anziani» over 80 che sono ben 4,4 milioni - è ormai una missione impossibile. Il primo grande target fissato a inizio gennaio sembra infatti ormai quasi inavvicinabile, a meno che il nuovo Governo di Draghi non dia una accelerazione improvvisa passando dalle circa 20mila inoculazioni al giorno attuali ad almeno 100mila. Tante ne servirebbero in circa 40 giorni per vaccinare oltre 4 milioni di over 80, visto che finora solo poco più di 80mila hanno ricevuto la prima dose del vaccino, se si escludono gli ospiti delle Rsa.

La colpa di questo flop? Un po’ la carenza di materia prima - le dosi di vaccino che nelle settimane passate hanno subito dei tagli nelle consegne delle aziende - ma un po’ è anche la lentezza delle Regioni che stanno procedendo a rilento e in ordine sparso, alle prese in questi giorni con “click day” che mandano in tilt centralini e piattaforme on line e prenotazioni ancora da avviare. Inoltre va detto che in alcune regioni, in primis in Lombardia, si comincia a temere non solo per gli scarsi approvvigionamenti di dosi, ma anche per la carenza del personale medico. Ieri, primo giorno delle prenotazioni online, il problema dei medici è stato sottolineato sia dall’opposizione del Pd che dal segretario della Lega Matteo Salvini («mancano dosi e medici, tra sei mesi siamo ancora qui», ha detto il leader del Carroccio). I medici di base hanno anche già cominciato a comunicare il disagio e a inviare mail ai loro interlocutori a Palazzo Lombardia: «Se dovremo fare turni di 6 ore, chi farà il resto? E se in pochi aderiranno alla campagna vaccinale, in pochi dovranno smazzarsi i vaccini?», si legge nelle comunicazioni ufficiose.

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Dopo la partenza sprint per immunizzare circa 2 milioni di sanitari - fase più facile perché le persone da vaccinare erano già dentro gli ospedali - solo da pochi giorni sono cominciate le iniezioni agli over 80. A fare da battistrada, dopo Bolzano e Trento, tra i territori più grandi la Regione Lazio che ha iniziato le vaccinazioni degli over 80 lo scorso 8 febbraio seguita qualche giorno dopo dalla Campania e ieri dalla Toscana. In questi giorni sono invece partite le prenotazioni in altre Regioni, come la Puglia, la Liguria, l’Emilia Romagna e la Lombardia. Proprio la Regione guidata da Attilio Fontana ha iniziato ieri le prenotazioni on line e telefoniche, oltre a quelle tramite medici di famiglia e farmacisti.

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Una partenza rapida, caratterizzata subito da un grande flusso di utenti e quindi, soprattutto nelle prime ore, problematica. Le prenotazioni sono cominciate alle 13 e già alle 15 l’attesa segnalata era di oltre un’ora. Talvolta passata invano peraltro, perché molti utenti non hanno ricevuto il messaggio finale che certifica l’avvenuta adesione e hanno dovuto ricominciare da capo. Stessa cosa con le linee telefoniche, a lungo inaccessibili, con la voce automatica che segnalava «migliaia di utenti» seguiti da «centinaia di operatori». Fontana ha difeso il sistema, valorizzando il fatto che «la piattaforma per la raccolta delle adesioni alle vaccinazioni anti-Covid ha già raggiunto quota 100mila (alle ore 19 di ieri, ndr), nonostante stia gestendo numeri mai registrati in precedenza: oltre 100mila utenti in contemporanea». Per quanto riguarda le attese e gli errori Fontana ha attribuito al gestore telefonico il problema del mancato sms. Sempre in Lombardia ieri sera erano circa 3mila le prenotazioni effettuate con i farmacisti e 160 con i medici di famiglia.

Intanto a Milano sono iniziate ieri, nei padiglioni della ex Fiera di Milano, le somministrazioni del vaccino ai farmacisti. Si tratta di circa 300 farmacisti al di sotto dei 55 anni e senza patologie, vaccinati con AstraZeneca. Sono circa 8000 i farmacisti che hanno dato l’adesione.

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