A CARNEVALE

Overtourism, Venezia si difende con il tracciamento dei turisti

Fino al 25 febbraio verranno utilizzate telecamere e sensori per gestire gli afflussi in modo predittivo e tenere traccia dei movimenti e del numero di vacanzieri che si assieperanno fra calli e piazze

di Gianni Rusconi


A Venezia parte a Carnevale nuovo sistema contaturisti

4' di lettura

Rigorosamente anonimo, perché il rispetto della privacy è qualcosa di sacro oltre che un diritto tutelato per legge: il provvedimento deciso dall'amministrazione lagunare è però uno di quelli che fa sicuramente notizia, per lo meno nell'ambito delle politiche di contrasto al fenomeno del sovra affollamento di turisti nelle città d'arte italiane. Telecamere e sensori saranno infatti utilizzati in via sperimentale per tutto il periodo del Carnevale (fino al 25 febbraio) per tenere traccia dei movimenti e del numero di vacanzieri che si assieperanno fra calli e piazze veneziane.

Telecamere e sensori per gestire gli afflussi in modo predittivo
Sono oltre una trentina, nello specifico, le videocamere installate nelle zone a più alta densità di afflusso per rilevare la presenza dei passanti, con la possibilità di determinare (senza rilevarne il volto) se si tratta di adulti o bambini, mentre un apposito sistema di tracciamento a sensori permetterà di inviare ed elaborare i dati raccolti dai telefoni cellulari per fornire informazioni sui flussi di spostamento, la provenienza la durata della permanenza in città dei visitatori. Il tutto, assicurano i portavoce dell'amministrazione locale, “nell'assoluto rispetto della privacy”.

L'assessore al turismo di Venezia, Paola Mar, è stata da parte propria molto esplicita nel ribadire come sia diventato “necessario monitorare il flusso di turisti per poter prendere decisioni più mirate sulla chiusura o sulla deviazione dei percorsi destinati i pedoni”. I numeri di Venezia, una delle città più visitate del pianeta e patrimonio dell'Unesco, sono del resto emblematici: circa 30 milioni di turisti all'anno con una media di picco di 60mila visitatori al giorno. Numeri che da anni alimentano le ipotesi di diversi provvedimenti per regolare l'arrivo dei turisti in laguna, come quello varato per il Carnevale 2020 e come la discussa tassa di ingresso (che dovrebbe entrare in vigore a partire da inizio luglio), i limiti alla quantità di immobili in uso e il divieto di passaggio alle navi da crociera davanti a San Marco.

Cosa stanno facendo le altre mete italiane
L'immagine di fiumi di persone che si muovono a fatica o delle file chilometriche per accedere ad eventi, musei o mezzi pubblici che tornerà d'attualità in questi giorni a Venezia è comune a molte altre città d'arte della Penisola. Il fenomeno dell'overtourism, insomma, è reale ed è un fenomeno mondiale, visto e considerato che, stando alle rilevazioni dell'Organizzazione mondiale del turismo, saranno oltre due miliardi le persone (di cui oltre 400 milioni cinesi) che viaggeranno nel 2030, quasi un terzo della popolazione del pianeta. L'Europa è la destinazione preferita e catalizza sin d'ora metà del traffico turistico globale e diverse città italiane sono fra le mete più gettonate, da Venezia a Milano, da Napoli a Roma (che nel 2018, secondo i dati Istat, ha accolto 29 milioni di visitatori).
Ma come stanno reagendo le nostre città al rischio invasione, un'invasione (quella del turismo straniero) che vale però un giro d'affari di oltre 40 miliardi di euro? Per ora sembrano prevalere le misure restrittive e i divieti, più per fronteggiare l'emergenza che non per instaurare pratiche virtuose a lungo termine per incoraggiare gli arrivi in periodi dell'anno meno “caldi” o ancora progetti per valorizzare le bellezze italiane che rimangono fuori dal classico tour delle città d'arte. Qualcosa, in ogni caso, si è fatto.

Venezia, con l'installazione dei tornelli per arginare gli ingressi nei punti strategici del ponte di Calatrava e della stazione di Santa Lucia, ha fatto da apripista. A Roma è stata approvata a inizio gennaio dal Comune la mozione che prevede l'istituzione di un presidio fisso per il controllo delle vie di accesso a Fontana di Trevi (dove saranno installate anche apposite barriere per impedire ai turisti di sedersi sul bordo della vasca) e all'area del Colosseo ma rimangono le incognite sull'opportunità o meno di imporre l'accesso a pagamento a monumenti ad altissimo afflusso come il Pantheon.

Dai passi alpini alle spiagge limite agli accessi
Molte località di montagna, Dolomiti in testa, dal Passo Sella alla Val di Funes, stanno valutando la limitazione forzata del traffico di auto e moto per ridurre l'inquinamento acustico e le emissioni nocive. Alle Cinque Terre, dove il blocco dei super afflussi è dettato anche da motivi di sicurezza, i contapersone collocati nei sentieri più suggestivi (come quello tra Monterosso e Vernazza) sono stati introdotti già nel 2016 per indirizzare i visitatori su altri sentieri; il comune di Riomaggiore, la scorsa estate, ha chiuso le porte ai turisti dopo aver raggiunto una certa soglia di ingressi (imitando il provvedimento adottato nell'isola greca di Santorini, dove vige il limite degli 8mila sbarchi giornalieri per i crocieristi).

Anche diverse spiagge italiane sembrano aver preso coscienza dei “danni” legati alle eccessive presenze: hanno scelto la strada degli accessi limitati (per numero di persone e/o tempo di permanenza) località come la Baia degli Infreschi di Camerota nel Cilento e Cala Mariolu nel Golfo di Orosei, Cala Goloritzé e Punta Molentis a Villasimius in Sardegna. Limiti agli accessi regolano da anni il turismo sulle isole di Montecristo e Pianosa dell'arcipelago Toscano mentre è più recente lo “sbarramento” costruito per risolvere il problema dell'indiscriminato affollamento alla piscina naturale della Grotta della Poesia di Roca, in Salento. Peccato che giusto un mese fa il cancello di ingresso che delimita l'intera area sia stato completamente sradicato.

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