nuovi spazi a Roma

Ovidio Jacorossi trasforma l’associazione in Museo

di Marianna Agliottone


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3' di lettura

Nata nel 2017 per iniziativa di Ovidio Jacorossi, Musia è stata una realtà associativa senza scopo di lucro, con l'obiettivo di promuovere l'arte contemporanea, associata ad una S.r.l. dedicata alla vendita di opere d'arte. Oggi il noto imprenditore e collezionista romano, amministratore Unico delle società Inars e Fintermica 2, che operano nei settori immobiliare, dell'arte e della cultura, ridefinisce il nome e il destino dell'associazione, sostituendo nella parola la lettera “i” con la “j”, e trasformandola in un vero e proprio nuovo museo per la città di Roma.

Così Musja , presentato il 23 luglio a Roma con una conferenza stampa, inaugurerà al pubblico il prossimo 8 ottobre con la mostra «The Dark Side - Chi ha paura del buio?», primo capitolo (che durerà fino al 1 marzo 2020) di una trilogia espositiva curata da Danilo Eccher con 13 artisti internazionali e grandi installazioni site specific prodotte per la mostra: da nomi riconosciuti come Gregor Schneider, Robert Longo, Hermann Nitsch, Tony Oursler, Christian Boltanski, James Lee Byars, sino ai nuovi protagonisti della scena artistica internazionale come Monster Chetwind, Sheela Gowda, Shiota Chiharu, e nomi italiani come Gino De Dominicis, Gianni Dessì, Flavio Favelli, Monica Bonvicini. «Musja sarà un museo gestito da una società privata», spiega Ovidio Jacorossi. «Io ne sono il presidente e accanto a me ci sarà mio figlio Dodi che ne sarà il direttore. Il museo accoglierà mostre personali ideate espressamente per il nostro spazio, progetti espositivi dedicati alle opere della Collezione Jacorossi a testimonianza del passato, e allo stesso tempo guarderà al futuro con una programmazione inedita e di respiro internazionale come la trilogia di Eccher che avrà una cadenza annuale. A conclusione della procedura di accreditamento della Regione Lazio, inoltre, ci assoceremo all'ICOM, che riunisce i musei nel mondo».

L'edificio sede di Musja è in via dei Chiavari, nel cuore di Roma, ed è il medesimo che ha ospitato Musia. I suoi circa 1.000 metri quadrati, di proprietà di Ovidio Jacorossi, sorgono sulle rovine dell'antico Teatro di Pompeo. Nel 2017 lo spazio è stato ristrutturato dall'architetto Carlo Iacoponi con l'obiettivo di preservarne la stratificazione, la presenza di elementi architettonici di epoche diverse dall'età romana al Rinascimento, e installando al centro del Museo, il cinquecentesco cortile attribuito a Baldassarre Peruzzi, una moderna volta trasparente che attraversa il cortile esaltandone il passaggio. Accenni di affreschi, capitelli e lesene affiorano poi tra le opere d'arte, instaurando un continuo gioco di specchi tra il contemporaneo e la storia ultracentenaria di questo luogo.
Il budget previsto per la programmazione espositiva che Musja attiverà entro il 2021 è di oltre 1 milione di euro. «Ma in futuro», precisa Ovidio Jacorossi, «il museo si sosterrà con i proventi della biglietteria (ingresso intero 14 euro inclusa audioguida. N.d.A.), con le attività collaterali del Museo, gli eventi culturali e didattici, e con la ricerca di sponsorizzazioni».

La collezione Ovidio Jacorossi conta circa 2500 opere. Quante e quali saranno esposte in Musja? «La mia raccolta ha un focus specifico sull'arte del Novecento italiano, con Roma epicentro. I XXV della Campagna Romana, sodalizio artistico nato all'inizio del '900 e composto, tra gli altri, da Giulio Aristide Sartorio e Armando Spadini. Numerose opere degli anni Venti e Trenta che testimoniano le diverse tendenze artistiche sviluppatesi dopo la guerra: Ritorno all'ordine, Realismo magico, Secondo Futurismo, Primitivismo. E noti artisti protagonisti dell'arte italiana del Novecento come Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Arturo Martini, Mario Broglio, Carlo Socrate, Marino Mazzacurati, Guglielmo Janni, Franco Gentilini, Mario Sironi, Giacomo Balla, Gino Severini, Mario Mafai, Antonietta Raphaël, e Corrado Cagli presente in collezione con un importante nucleo di opere. Centrale nella collezione è poi la generazione di Mario Schifano, Franco Angeli e Tano Festa, la cui presenza è davvero notevole per numero di opere. A loro si affiancano le opere di Giosetta Fioroni, Pino Pascali, Renato Mambor e Cesare Tacchi. Rappresentanti degli anni Settanta e Ottanta ma attivi fino ai Novanta, sono Emilio Prini e Gino De Dominicis, Luciano Fabro, Giulio Paolini, Joseph Kosuth e Michelangelo Pistoletto. Per la Nuova Figurazione troviamo la Transavanguardia, alcune opere della Scuola di San Lorenzo e degli Anacronisti. Molto importante per gli anni Novanta è la serie di opere di grandi dimensioni di Mario Schifano, commissionate in occasione della riapertura del Palazzo delle Esposizioni di Roma. Tutte le opere della collezione saranno esposte in Musja a rotazione in occasione di mostre dedicate o all'interno di progetti espositivi inediti, ma sono anche a disposizione per iniziative di altri musei nel mondo».

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