Grandi gruppi

Ovs certifica nel bilancio tutti gli obiettivi di sostenibilità, dalla trasparenza alla circolarità

Molti i traguardi raggiunti nel 2020, nonostante la pandemia - L’ad Stefano Beraldo: «L’industria della moda è fortemente inquinante, dobbiamo adottare comportamenti attenti e corretti a favore delle future generazioni»

di Giulia Crivelli

6' di lettura

Sostenibilità deve fare rima, sempre, con misurabilità. È per questo che esistono i Bilanci di sostenibilità, che in Italia però non sono ancora un requisito di legge. O almeno, la legge c’è, ma non sempre viene applicata nel modo migliore: la direttiva europea 95 del 2014 fu recepita solo alla fine del 2016 da parte del Parlamento europeo e del Consiglio europeo e, in Italia, da un decreto legislativo, sempre nel 2016, che ha reso questo tipo di bilancio obbligatorio. Non per tutte le realtà. Sulla carta, sono tenute a redigere un Bilancio di sostenibilità tutte le «imprese di grandi dimensioni che costituiscono enti di interesse pubblico e gli enti di interesse pubblico che sono imprese madri di un gruppo di grandi dimensioni, in ciascun caso aventi in media più di 500 lavoratori, nel caso di un gruppo, da calcolarsi su base consolidata». Ovs, come molte altre grandi aziende italiane, ha scelto di recepire questo obbligo.

Forse dovremmo dire allora che sostenibilità fa rima con serietà: sono ogni giorno di più le aziende che, indipendentemente da obblighi di legge, agiscono ponendosi obiettivi di rispetto dell’ambiente e delle persone a breve, medio e lungo termine e fanno di tutto per poterli comunicare con trasparenza e affidabilità. Va da sé che se a fare queste scelte, a dare l’esempio, sono aziende conosciute e di grandi dimensioni, l’impatto positivo è duplice. Da una parte contribuiscono davvero a fare una differenza per i territori in cui operano e per le persone con le quali lavorano, dall’altra aumentano la consapevolezza di altre aziende e dei consumatori, creando un circolo virtuoso che è l’unico modo per fare un salto di qualità nel modo di produrre e consumare. Il bilancio di sostenibilità 2020 di Ovs ( appena pubblicato e disponibile a questo link ), elenca i risultati raggiunti nell’anno segnato dalla pandemia, in particolare sul fronte dell’impegno verso l’ambiente e verso una moda circolare. Un percorso che la catena di abbigliamento sta portando avanti da diversi anni e che ha consentito di ottenere numerosi riconoscimenti (nella foto in alto, lo showroom Ovs di via Dante, a Milano, adiacente al grande punto vendita dell’arteria pedonale che porta da piazza Cordusio al Castello Sforzesco).

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La partnership con l’università di Padova

Tra gli obiettivi più importanti raggiunti il lancio del progetto Ecovalore, realizzato in collaborazione con l’università di Padova, che ha richiesto tre anni di lavoro. Ispirata al principio della trasparenza, presupposto fondamentale per rendere credibile ogni dichiarazione di impegno su temi di sostenibilità ambientale, l’iniziativa è stata selezionata dal Report 2020 Circular Fashion System Commitment , nell’ambito di un progetto cui hanno partecipato 86 aziende che rappresentano il 12,5% del mercato globale del settore, tra le dieci best practice più rilevanti e innovative, grazie all’elaborazione e implementazione dell’indice di circolarità. Ovs è stata inoltre valutata, sulla base degli obiettivi raggiunti nel 2020, tra i top performer di settore in termini di Esg (Environmental, Social and Governance) dalle più quotate agenzie di rating di sostenibilità.

La visione dell’amministratore delegato

Piani e obiettivi a lungo termine – e relativi investimenti – sono possibili solo se c’è un impegno dei vertici aziendali, anche quando tra gli stakeholder ci siano soci finanziari e private equity. «Il bilancio di sostenibilità 2020 di Ovs è un documento molto importante che presenta in modo completo l’impegno del nostro gruppo verso l’ambiente – spiega l’amministratore delegato Stefano Beraldo (nella foto qui sotto) –. Nella consapevolezza che l’industria della moda è fortemente inquinante e che dobbiamo adottare comportamenti attenti e corretti a favore delle future generazioni. Avvertiamo la responsabilità di essere l’azienda leader di mercato e di conseguenza siamo coscienti dell’importanza e dell’impatto di tutte le nostre azioni. La trasparenza è per noi un valore fondamentale che guiderà sempre più le nostre scelte e permetterà decisioni informate e consapevoli per i nostri clienti e gli stakeholder.»

Stefano Beraldo

Quattro filoni di investimento e impegno

Sono quattro i pilastri su cui si basa la strategia di sostenibilità del gruppo: prodotti e supply chain, clienti, persone e negozi. A ogni pilastro corrispondono specifici target e piani di sviluppo.

Prodotti e supply chain. Focus sul cotone

L’85% del cotone presente nelle collezioni 2020 è certificato biologico o prodotto attraverso la Better Cotton Initiative ed è previsto per il 2021 il traguardo del 100%. 1.300.000 capi sono stati prodotti utilizzando poliestere riciclato. Il 30% del denim è stato prodotto utilizzando la tecnologia waterless e, entro il 2025, si arriverà al 100%, risparmiando il consumo di oltre 1 miliardo di litri d’acqua. Complessivamente, oggi oltre il 65% dell’assortimento è realizzato con materiali da filiera certificata a impatto ridotto, e si prevede di superare la soglia del 90% entro il 2025. Per raggiungere questi obiettivi, Ovs collabora con fornitori che condividono la stessa visione e lo fa partecipando attivamente alla Sustainable Apparel Coalition e monitorando le loro performance attraverso la piattaforma Higg. Monitoraggio che oggi riguarda l’80% del volume produttivo e arriverà nel 2022 a coprire la totalità.

L’importanza del cotone per Ovs e nell’industria

Il cotone rappresenta quasi il 70% dei materiali utilizzati nei capi Ovs ed è questo che è il primo materiale che Ovs ha deciso di migliorare. «È amato perché semplice, versatile e naturale, ma ha un costo ambientale molto rilevante dovuto all’uso di importanti quantità di prodotti chimici», si legge nel Bilancio di sostenibilità. La coltivazione convenzionale del cotone, anche se coinvolge meno del 3% delle terre arabili a livello globale, è responsabile dell’utilizzo di un’enorme quantità di acqua e di gran parte della produzione mondiale di insetticidi, pesticidi e fertilizzanti chimici. Questi diventano necessari in maniera crescente, impoverendo i terreni e con loro i contadini che li lavorano, costretti a spendere sempre di più proprio in quei trattamenti che li danneggiano. È un circolo negativo da interrompere.

Tecnologia «waterless» per i jeans

Entro il 2025, tutti i jeans Ovs (tra i best seller per ogni marchio di abbigliamento) utilizzeranno la tecnologia waterless: la produzione del denim consuma infatti tradizionalmente una grande quantità di acqua, ma nuove tecniche di produzione permettono di risparmiare fino al 95% dell’acqua di processo. Nel Bilancio si certifica che Il 30% del denim Ovs nel 2020 è stato prodotto in questo modo e che entro il 2025 si raggiungerà il 100%, arrivando così risparmiare oltre 1 miliardo di litri di acqua. In tema di fornitori, il principale fornitore di denim di Ovs in Bangladesh è la più grande fabbrica di denim al mondo ad aver ottenuto la certificazione LEED Platinum, la più alta designazione per gli edifici sostenibili, che riconosce i risultati eccezionali non solo in termini di efficienza idrica, ma anche di risparmio energetico, uso di materiali migliori e qualità dell’aria interna.

Persone

La valorizzazione delle persone è orientata a promuovere un ambiente di lavoro inclusivo, con scelte organizzative coerenti e un’articolata offerta di formazione, impegnandosi a garantire diritti umani e condizioni adeguate di lavoro a tutti i collaboratori che operano nelle sedi e nei negozi Ovs oltre a quelli impegnati nella catena di fornitura, si legge nel Bilancio.

Clienti

Grazie alla capillarità della sua rete Ovs raggiunge milioni di clienti, soprattutto famiglie, e «sente la responsabilità di guidare un cambio culturale e indurre i propri clienti a scelte più consapevoli», si legge ancora nel documento.

Negozi

Anche nelle scelte di allestimento dei negozi Ovs è coerente con le linee guida seguite per il prodotto scegliendo materiali più sostenibili – ad esempio legno certificato Fsc e metallo riciclato – che si prestino ad un corretto riciclo a fine vita, oltre all’utilizzo di elettricità a basso consumo e derivante da fonti rinnovabili. Ovs sta infine portando avanti il processo di riduzione della plastica che, entro il 2025, sarà sostituita con imballi di carta o plastica riciclata.

Progetti speciali: Healthy Seas

Ovs contribuisce alla salvaguardia della biodiversità marina supportando Healthy Seas, organizzazione che si occupa di recuperare dai fondali degli oceani , con subacquei volontari, materiali dispersi, in particolare reti da pesca, e farli diventare risorse di nuovo preziose. Grazie ad Aquafil, il fornitore italiano all’avanguardia nell’innovazione sostenibile, questi materiali recuperati vengono rigenerati in filo Econyl, una poliammide riciclata che ha le stesse caratteristiche del nylon proveniente da fonti fossili. Nel 2020 Ovs ha creato una linea di costumi da bagno chiamata Ocean Care (nella foto qui sopra) fatta con filo Econyl e sta sperimentando l’utilizzo di questo materiale recuperato anche in altre categorie di prodotti come i capispalla. Le azioni di Healthy Seas hanno un impatto globale importante e nonostante la pandemia, nel 2020 l’organizzazione è riuscita a raggiungere grandi risultati: 75.000 i chili di reti da pesca e altri rifiuti dispersi recuperati; 950 i pescatori coinvolti; 200 i subacquei volontari che hanno preso parte alle iniziative di pulizia; 27 le iniziative di pulizia di spiagge; 380 i bambini coinvolti in programmi educativi e oltre 3.000 le partecipazioni ai laboratori online.

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