Agronomia

Oxir, la tecnologia made in Bologna contro i parassiti

Nel progetto che utilizza acqua ozonizzata la capofila MET,
titolare del brevetto e il costruttore meccanico G.R. Gamberini

di Ilaria Vesentini

Agricoltura hi tech. Attraverso l'utilizzo di acqua ozonizzata Oxir abbatte parassiti e infezioni in agricoltura

3' di lettura

Il re del Marocco Mohammed VI ha già ordinato le prime macchine, in Oregon (Usa) stanno testando la soluzione per le coltivazioni in serra, l’Ue a sua volta ha finanziato lo sviluppo del progetto con 1,7 milioni di euro (bando Horizon 2020) ma in Italia la tecnologia green bolognese “Oxir” per abbattere parassiti e infezioni in agricoltura attraverso l’utilizzo di acqua ozonizzata resta nell’ombra.

Nessuno è profeta in patria, sanno le due piccole aziende bolognesi – la capofila MET Medical Equipments Technologies, titolare del brevetto, e il costruttore meccanico G.R. Gamberini specializzato in atomizzatori e impolveratrici – artefici del progetto di agronomia hi-tech a impatto zero su ambiente e clima ed è pur vero che la potenza ossidante dell’ozono (O3) è risaputa. «Noi siamo riusciti però a mettere a punto una macchina per agricoltura che nebulizza a basso volume una soluzione di acqua ozonizzata attraverso un generatore brevettato che rimuove dall’85 al 99% dei funghi e dei batteri, dal 90 al 99% dei virus, e rispetto a biopesticidi e ai prodotti chimici non solo non lascia residui inquinanti (l’ozono diventa ossigeno una volta somministrato), ma non contamina le falde, gli agricoltori non respirano sostanze cancerogene e risparmiamo moltissimo tempo nell’applicazione. Calcoliamo un risparmio di 6mila euro all’ettaro ogni anno», spiega Federico Ponti, ingegnere titolare della Met di San Lazzaro di Savena (Bologna), nata 15 anni fa come costola di una storica azienda elettronica, Tebo.

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Dietro al brevetto dell’ozonoterapia vegetale Oxir e all’utilizzo dell’ozono (gas presente in natura a costo zero), come agrofarmaco, c’è l’esperimento tentato (e riuscito) dal piccolo team di Met (10 persone in tutto) per salvare la vita a un collega malato e operato al cuore, con una ferita infettata da stafilococco antibioticoresistente, che non guariva. L’ozono ossida (brucia) le membrane lipidiche dei microrganismi e li uccide «e tramite applicazioni mirate di ozono sulla ferita infetta siamo riusciti a cicatrizzarla in due mesi», racconta l’ad di Met. Sono seguiti test su altri 10 pazienti con ferite infette curate con ozono, che hanno confermato l’efficacia della terapia. «Ma in Italia non si può registrare la tecnologia in campo medicale, così abbiamo iniziato a testarla per “curare” le piante. In diversi Paesi esteri la normativa ha già recepito l’ozono come prodotto funghicida e biocida, da noi purtroppo no», precisa Ponti.

Nel 2013 parte la collaborazione con la facoltà di Agronomia della Tuscia, la sperimentazione in serra del generatore brevettato e nell’autunno 2019 arriva l’aiuto fondamentale di Bruxelles per fare il salto sul mercato. «Abbiamo due anni, fino a ottobre 2021 – precisa Ponti – per dimostrare l’efficacia della nostra soluzione: stiamo lavorando su 10 siti sperimentali in campo aperto e in serra (non solo in Italia ma anche Africa, Stati Uniti, Europa), la metodica è certificata dal “centro di saggio” e tutti i risultati pubblicati sul sito www.oxir.eu. A differenza dei trattamenti chimici con l’ozonoterapia non si interviene a calendario ma solo quando arriva il battere o il fungo e le piante trattate con Oxir aumentano la produttività perché l’ozono nel giusto dosaggio è anche un fitostimolante».

La piccola ma internazionalizzata (70% export) G.R. Gamberini, ha messo a punto la macchina Mowat su cui è installato il brevetto Oxir per l’ozonoterapia mobile (l’ozono è un gas instabile che non si può immagazzinare).

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