Été 85

Ozon vince il Premio del pubblico Bnl alla 15esima Festa del Cinema di Roma

Atteso a Cannes ma proiettato a Roma il ventesimo film del 53nne regista francese centra il bersagio con una storia di amore universale. Indipendentemente dall’orientamento sessuale dei protagonisti

di Eugenio Bruno

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Atteso a Cannes ma proiettato a Roma il ventesimo film del 53nne regista francese centra il bersagio con una storia di amore universale. Indipendentemente dall’orientamento sessuale dei protagonisti


2' di lettura

Con 20 lungometraggi in 23 anni François Ozon è uno dei più prolifici registi francesi. Dalla commedia al dramma, dal thriller al musical: non c’è genere che non abbia esplorato. E con Été 85, inizialmente selezionato per Cannes e finito poi alla Festa del cinema di Roma dopo l’annullamento della kermesse transalpina, giunge finalmente a dama. Portando sullo schermo un romanzo che lo aveva folgorato da ragazzo - Danza sulla mia tomba dello scrittore inglese per ragazzi Aidan Chambers - e a cui si era inconsciamente inspirato in parecchi film precedenti (i travestiti di Una nuova amica; l’obitorio di Sotto la sabbia; la relazione con un professore di Nella casa, il cimitero di Frantz) come rivela lui stesso nelle note di regia. E anche gli spettatori dimostrano di avere apprezzato visto che gli hanno attribuito il Premio del pubblico Bnl.

Il tempo delle mele 4.0

Spostare l’ambientazione da una sponda all’altra della Manica, da Southend-on-Sea in Inghilterra a Trèport in Francia, e cambiare il titolo lo aiutano a tenere celato il finale e a giocare con i piani temporali. La scelta di attualizzare gli eventi e condirli con un tocco personale fa il resto. E l’ultima fatica cinematografica del 53enne Ozon centra il bersaglio. In una sorta di “Tempo delle mele 4.0” che colpisce ed emoziona. Grazie anche alla scelta di girare in pellicola, in Super16, che dà un sapore retrò ai personaggi e all’ambientazione che aiuta lo spettatore a calarsi in pieno nella fluidità degli anni ’80. Il fatto che l’amore rappresentato sullo schermo sia tra due ragazzi dello stesso sesso cambia poco. La storia era e resta universale. Come la linea d’ombra che presto o tardi tutti attraversiamo.

Un’estate non come tutte l’altre

L’estate del 1985 del titolo coincide con l’anno in cui Rock Hudson muore e l’Aids irrompe nella vita quotidiana di tutti. Per dirla con Ozon «è l'ultimo anno dell'innocenza e della spensieratezza».Proprio l’innocenza e la spensieratezza sono i due sentimenti predominanti nella prima parrte film del film. Complice la freschezza dei due giovani protagonisti (Félix Lefebvre nei pazzi di Alex e Benjamin Voisin in quelli di David) che si avvicinano, si annusano, si mettono (letteralmente) a nudo e si innamorano con la rapidità tipica della loro età. Per poi fare, altrettanto rapidamente, il percorso inverso. Fino al drammatico epilogo che di fatto ci era stato preannunciato sin dalla prima scena e che acquista però un senso diverso. Racchiuso dalla frase con cui si chiudeva il libro e che Ozon sceglie di riproporre: «L’unica cosa importante è che in qualche modo sfuggiamo tutti alla nostra storia». Alcuni sopravvivendo, altri soccombendo, altri ancora elaborando l’elaborabile.

La musica a sostegno delle immagini

Un altro valore aggiunto di Été 85 arriva dalla colonna sonora che viene sapientemente usata per scandire gli eventi. Sia quando c’è da alzare il ritmo e infatti ci pensano i Cure, sia quando c’è da spingere sul romanticismo e allora arriva Rod Stewart. Musica e immagini si saldano nella danza conclusiva di Alex, walkman munito, che rende il riferimento al Tempo delle mese ancora più esplicito. E le emozioni immutate nonostante i 40 anni trascorsi da allora.

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