ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVENTURE CAPITAL - ANDREA DI CAMILLO

P101, dopo il colpo Tannico il futuro è oltre il venture

Per i due fondi diretti 220 milioni raccolti e 130 ancora di investire

di Matteo Meneghello

default onloading pic

Per i due fondi diretti 220 milioni raccolti e 130 ancora di investire


3' di lettura

Aveva venduto l’azienda e si preparava ad andare negli Usa. Invece è stato trascinato mani e piedi insieme ad altri nella stagione che ha visto fiorire il venture capital italiano. «Ci sono stati momenti in cui mi sono detto che era irrazionale andare avanti, rischiando soldi miei senza una prospettiva apparente – spiega Andrea Di Camillo, fondatore di P101 -. Con il senno di poi posso affermare che è stata una scelta giusta». Una fiducia nel venture capital italiano rafforzate anche in queste settimane di lockdown. «Si creeranno enormi opportunità – spiega -: chi resterà sul mercato con le risorse necessarie vivrà una nuova corsa all'oro».

Cdp Venture Capital: 1 miliardo in Fondo Nazionale Innovazione

Di Camillo ha creato P101 nel 2012, facendo debuttare il primo fondo, Programma 101, l’anno successivo, con il sostegno iniziale di Fondo italiano e Azimut. Oggi i fondi in gestione diretta sono due, 101 e 102, ai quali si aggiunge Italia 500, gestito per delega. Quasi 220 milioni le masse gestite, di cui oltre 130 milioni ancora disponibili per investimenti. «Abbiamo ancora delle riserve per i follow on di Programma 101 - spiega Di Camillo -, e nel frattempo abbiamo iniziato a investire anche con il secondo fondo e con Italia 500. Gli investimenti sono 35, di cui 26 sul primo e 9 sul secondo, considerando anche l’ultimo, il più recente, che non è ancora pubblico». Ma la strada del successo è piena di cadute e passi falsi. «È normale - spiega - soprattutto per una realtà come la nostra, che non può permettersi il lusso di scialare. Abbiamo preferito mettere piccoli chip, interrompendo i progetti nel giro di 24 mesi quando le cose non andavano bene. Oggi siamo concentrati su una quindicina di realtà promettenti». Gli ambiti più frequentati sono i settori della trasformazione digitale, ma «i trend tecnologici cambiano alla velocità della luce – spiega Di Camillo – e lo scenario è in evoluzione». Per il futuro, soprattutto alla luce di quanto è successo con l’emergenza Covid, ci sono, secondo il fondatore di P101, potenzialità inesplorate nella sfera legata alla salute «non solo nelle tecnologie della vita, ma anche nel modo in cui si consumeranno i farmaci e nei servizi».

Un tema chiave, secondo Di Camillo, legato alle exit e alla capacità di mantenere il giusto equilibrio per capitalizzare in maniera adeguata l’investimento lungo il tempo, «perché dopo il sacrificio fatto assumendoci i rischi, non è sempre ottimale che arrivi qualcuno a godere del nostro successo, anche se è necessario. Abbiamo in portafoglio realtà come Cortilia, Velasca, Musixmatch: perché devo venderle se stanno andando bene?». È successo con Tannico, con Campari che ne ha rilevando il 49% con un’operazione secondo Di Camillo soddisfacente, perché «evidenzia che tecnologia e venture capital sono alleati delle corporate che come Campari sanno guardare al futuro prossimo ma anche di lungo termine». Qualche settimana prima un’operazione analoga è stata condotta con Poste, relativa a Milkman. Per il futuro, però, P101 vorrebbe di più, provare a diventare «la controparte per l’esigenza di chi innova, a prescindere dal fatto che si tratti di venture capital».

Ora sul mercato è piombata la variabile Covid. «Sui nostri portafogli – spiega Di Camillo – l’impatto è stato in principio positivo: nell’e-commerce abbiamo registrato aumenti del fatturato che hanno accelerato la crescita, evidenziando flessibilità operative che le realtà tradizionali per loro natura non hanno». Nei settori food, informazione, education, finanza, retail, P101 ha visto «risultati che avevamo pianificato di raggiungere in 2-3 anni». Ora è logico aspettarsi un assestamento, ma «difficilmente dopo un periodo comunque lungo le abitudini dei consumatori torneranno indietro». Alcuni settori hanno invece subito le conseguenze dell’interruzione della supply chain, infine altri, come quelli legati a turismo e ristorazione, si sono quasi fermati. «Per uscire dalla crisi – ragiona Di Camillo – le aziende tradizionali saranno ancora più obbligate ad adottare tecnologia e innovazione». In generale, si aspetta anche un ridimensionamento di alcuni criteri valutativi, e «ci sarà una selezione tra le start up. Si prevede un effetto a cascata: i fondi che avranno effettuato le loro strategie alla ricerca dell’Unicorno che remunera tutto il portafoglio, probabilmente saranno più a rischio di chi ha avuto strategie equilibrate».


Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti