Il rapporto Crispel-Cotec

Pa all’alba dell’intelligenza artificiale, ma il potenziale di sviluppo è alto

L’alfabetizzazione digitale delle amministrazioni pubbliche è disomogenea e manca un quadro normativo per l’IA, ma dal Pnrr potrebbe arrivare una spinta decisiva

di Fabio Carducci

(Adobe Stock)

4' di lettura

Riforma e assunzioni nella pubblica amministrazione, acquisti pubblici, fisco e lotta all’evasione, turismo e gestione dei rifiuti. Sono questi i settori che il Recovery plan italiano cita come possibili campi di applicazione dell’intelligenza artificiale, cioè di quella disciplina che studia le tecniche per dotare un computer di capacità considerate pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana. Un impiego troppo poco ambizioso, protestano, sull’ultimo numero dell’edizione italiana della prestigiosa rivista “Nature”, i robotici Antonio Bicchi e Bruno Siciliano, secondo cui «il Piano trascura un campo di ricerca strategico e in cui l’Italia ha un vantaggio competitivo». Ma se appare chiaro che l'Intelligenza artificiale può rappresentare una leva per moltiplicare gli effetti di sviluppo della transizione digitale su imprese e pubblica amministrazione, è altrettanto opportuno chiedersi quali saranno concretamente i vantaggi e i rischi della nuova cittadinanza digitale, e come impatterà l'introduzione di queste tecnologie sulla pubblica amministrazione. Considerando anche che la forte accelerazione del processo di digitalizzazione della Pa impresso con il Recovery plan si scontra con un ritardo storico: nel 2020, l'Italia è risultata al 24° posto su 27 paesi europei nella classifica che misura l'indice di digitalizzazione dell'economia e della società (Desi – The Digital Economy and Society Index).

Un’arma potente

Queste domande sono meno accademiche di quanto potrebbe sembrare, perché le tecnologie dell’IA possono potenziare l’efficienza della pubblica amministrazione a beneficio del cittadino, ma comportano anche rischi dal punto di vista etico e giuridico, in particolare sulle garanzie dei diritti dei cittadini di fronte all'automatizzazione dei sistemi. Quando, cioè, le tecnologie non si limitano a fornire supporto all’attività del funzionario “umano”, ma attraverso algoritmi (procedimenti di calcolo che conducono al risultato dopo un dato numero di operazioni/applicazioni di regole) determina il contenuto di un atto amministrativo. A questi interrogativi cerca di fornire una risposta il report “Il futuro della Pa nell’era delle nuove tecnologie: le prospettive dell'Intelligenza Artificiale e l'impatto su cittadini e imprese”, un report presentato venerdì scorso e realizzato dal Gruppo di ricerca istituito presso il Centro di Ricerca Interdipartimentale per gli Studi Politico-costituzionali e di Legislazione comparata dell’Università degli Studi Roma Tre (Crispel) e diretto dal professor Carlo Colapietro, in collaborazione con il Comitato scientifico composto da esperti del settore, esponenti del mondo istituzionale, industriale e accademico, costituito dalla Fondazione Cotec.

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I rischi: il caso del concorso

Un piccolo assaggio di che cosa potrebbe accadere con una «amministrazione algoritmica» non adeguatamente regolata e sorvegliata, è quanto accadde con il piano straordinario di assunzioni previste dal decreto “Buona Scuola” del 2015. A causa di un errore nell’algoritmo, molti docenti si videro trasferire lontano dalla propria sede, sebbene il loro punteggio fosse superiore ad altri ai quali era stata assegnata sede nella stessa provincia. Ne scaturì una raffica di ricorsi che costrinsero il Tar Lazio e poi il Consiglio di Stato a pronuciarsi, enunciando principi da applicare nell'utilizzo degli algoritmi in ambito pubblico, oltre a quelli già enucleati dalla legge 241/1990: accessibilità e trasparenza delle decisioni algoritmiche, comprensibilità della motivazione e giustiziabilità, conoscibilità, «non esclusività della decisione algoritmica» e «non discriminazione algoritmica».

Pa agli albori dell’intelligenza artificiale

«Una Pa fortemente disomogenea e complessivamente in forte ritardo»: questo il risultato di un’indagine sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi nelle Pubbliche amministrazioni condotta nell’ambito del rapporto. Molte delle amministrazioni interpellate non sono state in grado neppure di rispondere all’indagine, in parte per inerzia, in parte per la mancanza di una persona di riferimento sull’area, in parte per il fatto che solo da poco sta nascendo una consapevolezza su questi temi. La maggior parte delle risposte ottenute proviene dai ministeri, che tuttavia hanno escluso di avere applicazioni di intelligenza artificiale in uso. Nel complesso, ha risposto negativamente l'84,6% delle Amministrazioni interpellate. Più della metà degli intervistati, però, dichiara di avere in fase di sviluppo o, comunque, in programma di sviluppare soluzioni di Intelligenza Artificiale. Rivolte a gestire le procedure di assunzione o le risorse umane, l’incrocio di domanda e offerta di profili professionali, l’archiviazione e l’assistenza al cittadino. Quanto ai fornitori, circa metà delle amministrazioni intende sviluppare questi programmi in house, mentre l’altra metà ipotizza di acquistarle sul mercato.

Le prospettive e la tutela dei diritti

A fronte del ritardo, il rapporto riscontra, comunque, «da parte di tutti i soggetti intervistati una chiara volontà di accelerare» il processo, in linea con la spinta che i progetti e i fondi previsti dal Pnrr forniranno .Si deve rilevare, altresì, che le pubbliche amministrazioni che hanno preso parte all'indagine «hanno dimostrato una certa concordia sul fatto che le tecnologie che sfruttano l'intelligenza artificiale devono essere sviluppate osservando i principi giuridici che garantiscono la legittimità dell'azione amministrativa – tra tutti,specialmente del principio di trasparenza – e la tutela dei diritti fondamentali delle persone, con una particolare attenzione alla privacy dei cittadini».

Ampio potenziale di sviluppo

Il rapporto conclude, in chiave positiva, che sul fronte dell’intelligenza artificiale nella Pa c’è «un amplissimo potenziale di sviluppo». Rileva la mancanza di un quadro giuridico sistematico e specifico e indica una serie di raccomandazioni da leggere anche nel contesto degli interventi già previsti dal Pnrr: formazione per le future generazioni e riqualificazione della forza lavoro attuale; individuazione di progetti concreti e relative risorse da inserire nei programmi di digitalizzazione già previsti dal Pnrr, inclusa l’acquisizione di flussi massivi di dati adeguati in supporto del decision making, anche in collegamento con la prossima costituzione del cloud nazionale;  linee guida comuni concise e puntuali a livello nazionale, in linea con il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Con l’obiettivo di promuovere «lo sviluppo e l'utilizzo di sistemi antropocentrici e rispettosi dei diritti fondamentali».

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