pubblica amministrazione

Pa digitale: la Corte dei conti spinge sul cloud, gli enti locali frenano

La magistratura contabile manda sulla “nuvola” altri 10 milioni di documenti. E bacchetta le piccole amministrazioni sul Piano triennale per l’informatica

di Dario Aquaro

Arriva l'app "io" per i servizi pubbici

La magistratura contabile manda sulla “nuvola” altri 10 milioni di documenti. E bacchetta le piccole amministrazioni sul Piano triennale per l’informatica


3' di lettura

Sedici anni di dati di protocolli, oltre dieci milioni di documenti, andati sulla “nuvola”. Quindici strutture territoriali coinvolte nella prima fase, 90 strutture complesse (e del Cnel) nella seconda. Tremila utenti, con accesso da 110 aree organizzative, che oggi compulsano l'applicazione. E un risparmio del 40% sulla gestione di software e hardware.
Con il suo ultimo trasferimento su “cloud”, la Corte dei conti si conferma all'avanguardia nella transizione digitale della Pa. Mentre indaga sull’attuazione di quel Piano triennale per l’informatica che tra gli obiettivi riporta il «consolidamento dei data center» e la «migrazione dei servizi verso il cloud».

Documenti con web application

L’ultima migrazione compiuta dalla magistratura contabile – già pioniere nell’adozione di un approccio cloud first, in anticipo sugli standard raccomandati dal primo Piano triennale nel 2017 – riguarda la gestione dei sistemi di protocollazione. Un passaggio realizzato poco prima del lockdown e per il quale ha puntato sulla modalità Saas (software as a service), che vuol dire: applicativo accessibile da qualsiasi dispositivo.

«Tendiamo sempre a privilegiare la modalità Saas, rispetto a quelle Paas (platform as a service) o addirittura Iaas (Infrastructure as a service), per garantire contenimento dei costi, sicurezza e flessibilità. In questo caso si tratta di una web application, fruibile attraverso internet. Ma non è detto che in futuro non diventi una app “nativa”», afferma Rosamaria Bertè, funzionario informatico della Corte dei conti.

La completa dematerializzazione dei dati ha anche consentito al personale di passare in modalità smartworking in meno di 48 ore nel pieno della pandemia, senza compromettere le attività. «Di sicuro – prosegue Bertè – l’emergenza ha dato risalto al lavoro di pianificazione strategica compiuto negli ultimi anni. D’altra parte il valore delle soluzioni cloud è più tangibile quando si opera in mobilità; e tra i nostri utenti ci sono magistrati contabili che si muovono spesso e tanto».

Il freno degli enti locali

La Corte ha scelto tramite gara pubblica la soluzione CiviliaNext, sviluppata da Dedagroup Public Services, e pensata originariamente in cloud. Una soluzione che fa parte dell’ecosistema di servizi offerto dalla società agli enti territoriali impegnati a innovare i servizi pubblici per cittadini e imprese; e che, nel rapido adeguamento alle complesse necessità della Corte dei Conti, si è mostrato valido anche per la pubblica amministrazione centrale.

Quanto agli enti locali, però, è la stessa Corte ha evidenziare le difficoltà nel percorso di attuazione del Piano triennale per l’informatica. La sezione delle autonomie della magistratura contabile ha infatti inserito nel proprio programma di attività un’indagine conoscitiva sul Piano 2017-2019, per «fornirne al Parlamento una fotografia della situazione attuale di Comuni, Città metropolitane, Province e Regioni». E nel report diffuso ad agosto ha rivelato l’esistenza di un netto divario digitale tra gli enti territoriali, che si distribuisce secondo fattori sia geografici che “dimensionali”.

Se le Regioni, le Province autonome e le dodici città con oltre 250mila abitanti conseguono, nella maggioranza dei casi, gli obiettivi del Piano («con valori nella media o superiori che si concentrano, prevalentemente, nei distretti economicamente più sviluppati del paese, nel Centro-nord, e in particolare nell’area del Nord-est»), «negli enti locali – spiega la Corte – la diffusa frammentazione in comunità di piccole dimensioni, il 93% delle quali è costituita da collettività con popolazione inferiore a 20mila abitanti, incide negativamente sul grado di attuazione».

Il buco delle competenze specialistiche

Il divario si manifesta anche nel dettaglio di due punti qualificanti del Piano: la progressiva dismissione dei data center obsoleti e inefficienti e la migrazione dei servizi pubblici verso il modello cloud della Pa. Anche qui: livelli di adesione superiori alla media nei dodici Comuni più abitati e, a seguire, nelle Regioni e Province autonome. Ma «pari a zero» nei Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti, e nelle Province e città metropolitane delle Isole.

Secondo i magistrati contabili, uno dei principali motivi dell’attuale arretratezza tecnologica è il basso livello di competenze specialistiche Ict. In particolare, sono carenti e inadeguati i criteri di selezione del Responsabile per la transizione digitale: figura nominata solo dal 36,7% delle amministrazioni territoriali «e nel 67,9% dei casi fra soggetti privi di specifiche competenze nel campo».

Dal punto di vista operativo, il primo problema è quindi la mancanza di skill e strutture dedicate, come rimarca Rosamaria Bertè. «Nel caso della nostra ultima migrazione di dati sul cloud – dice il funzionario informatico della Corte dei conti – l’efficienza e la velocità del passaggio hanno rispecchiato esattamente quel che ci eravamo prefissati nella definizione della strategia. Credo nello sviluppo di prodotti di mercato e che l’innovazione non possa prescindere da un confronto tra pubblico e privato. Ma bisogna curare il capitale umano».

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