paradossi della spesa

Pa, maxi aumenti per i dirigenti delle Regioni del Sud. La mappa

Paradosso. Contratto fermo ma le buste paga crescono: record in Molise (+38% in tre anni), seguito da Puglia (+26%) e Campania (+23%). Nord giù del 2,5%. In Comune. Tra i vertici locali primeggia il Lazio spinto da Roma: in Campidoglio 117mila euro a testa, 97mila a Milano e 87mila a Napoli

di Gianni Trovati


Pubblica amministrazione: under 30 solo 14 dirigenti su 169mila

3' di lettura

Per molti, ma non per tutti. La gelata contrattuale durata dieci anni ha fermato le velleità retributive dei dipendenti pubblici sotto la pioggia continua di norme anti-crisi costruite per tamponare la spesa. Ma qualcuno si è messo al riparo. Con successo.

È il caso di molti dirigenti delle Regioni. Ma solo al Sud, dove la crisi italiana che in quelle aree si trasforma in recessione non tocca gli stipendi dei vertici amministrativi . E dove chi occupa i piani alti delle burocrazie regionali è riuscito a far impennare le proprie buste paga a ritmi che di solito si incontrano in qualche start up digitale di successo più che nei vecchi uffici pubblici. I 35 dirigenti della Regione Molise, per esempio, nel 2017 sono costati in media 118mila euro lordi a testa, cioè il 37,87% in più rispetto a due anni prima. In Puglia (107mila euro medi) il costo medio pro capite dei dirigenti nello stesso periodo è cresciuto del 25,78%, superando sul filo di lana quello dei colleghi campani aumentato fra 2015 e 2017 del 23,56%. Facile immaginare l’invidia dei colleghi della Regione Veneto, che si sono fermati a 86mila euro pro capite, e mentre altrove gli stipendi lievitavano hanno visto il proprio costo medio scendere del 9,41%. In Lombardia il malumore di fronte a questi numeri può essere tamponato dal fatto che i livelli retributivi sono più alti (110mila euro il costo medio dei 196 dirigenti regionali): ma anche lì, in due anni, la spesa pro capite è scesa del 5,65 per cento.

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Tutte queste cifre si incontrano in una tabella a pagina 60 del ricco rapporto sui costi del personale di regioni ed enti locali che la Corte dei conti ha appena pubblicato. E al netto di qualche oscillazione annuale dovuta ai tempi di pagamento delle voci variabili mostrano una dinamica evidente. E indicano che le tante norme per stringere i bulloni degli organici dirigenziali non hanno funzionato dal punto di vista dei bilanci. La strada per aggirarle tutto sommato è semplice. Gli organici sono diminuiti, ma chi è rimasto in ufficio spesso ha potuto dividersi le quote “accessorie” degli stipendi di chi se n’è andato. Perché accanto alle somme di base (tabellari), lo stipendio del dirigente pubblico poggia su due altri pilastri, la retribuzione «di posizione», collegata al suo ruolo di responsabilità, e quella «di risultato», che dovrebbe essere misurata in base ai risultati suoi e della struttura che guida. Queste due voci sono finanziate dai fondi che ogni amministrazione ha in dote per il salario accessorio: voci che non si sono alleggerite in proporzione al numero dei dirigenti che diminuiva.

LA GEOGRAFIA DELLE BUSTE PAGA

Il costo medio pro capite (euro all'anno) dei dirigenti regionali e la variazione % fra 2015 e 2017 (Fonte: Corte dei conti)

LA GEOGRAFIA DELLE BUSTE PAGA

Risultato: negli ultimi tre anni passati sotto la lente dei magistrati contabili i dirigenti regionali sono diminuiti del 10,4%, e sono oggi poco più di 4mila. Ma il loro costo medio è cresciuto del 4,4 per cento. Il tutto in attesa di un rinnovo contrattuale che non arriva: chiuso il contratto di medici e presidi, quasi ultimato quello dei dirigenti statali, restano in panchina solo i vertici amministrativi di Regioni ed enti locali. Ma il miracolo non è avvenuto ovunque allo stesso modo. E anche la geografia delle buste paga regionali divide l’Italia: nelle Regioni ordinarie del Nord la spesa media per dirigente fra 2015 e 2017 è scesa del 2,5%, in quelle del Centro è aumentata del 3%, ma solo per il +14,3% fatto registrare dal Lazio, perché in Toscana, Marche e Umbria c’è sempre il segno meno, mentre al Sud si incontra un sontuoso +16,2 per cento. Il quadro non è troppo diverso dove lo Statuto è autonomo: con l’eccezione della Sardegna (-20%), il costo medio è praticamente fermo ovunque, tranne che in Sicilia dove cresce del 7,5 per cento.

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Lo stesso gioco torna nei Comuni, ma con oscillazioni meno eclatanti perché nel comparto i soldi sono meno. Il quadro in questo caso è quasi statico. Ma anche qui c’è un dato che balza agli occhi: il costo medio dei dirigenti comunali è sotto i 100mila euro ovunque tranne che nel Lazio. Come mai? Facile. Sul dato laziale ha un peso determinate il Comune di Roma, dove si concentra quasi la metà dei dirigenti comunali della regione. E basta spulciare i dati della Ragioneria generale rielaborati dall’«Efficientometro» Ancitel per scoprire che Roma è la Capitale anche in fatto di stipendi al Comune: i dirigente tipo del Campidoglio guadagna 116.929 euro lordi all’anno, stracciando i colleghi di Milano (96.584 euro), Napoli (87.617) e delle altre grandi città.

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