Bruxelles

Pacchetto Ue per armonizzare la tassazione delle imprese

La Commissione propone un piano di azione da adottare entro il 2023. La riforma mira a eliminare la concorrenza fiscale interna tra Stati membri

di Beda Romano

(AP)

3' di lettura

Sulla scia dello shock economico provocato dalla pandemia e dell’atteso accordo a livello mondiale sulla tassazione delle imprese internazionali, la Commissione europea ha presentato il 18 maggio un piano d’azione, con misure da adottare entro il 2023. L’obiettivo più interessante ma anche potenzialmente più controverso è quello di dotare il mercato unico di un codice di regole armonizzate con cui tassare le imprese in Europa.

«È tempo di ripensare la tassazione in Europa – ha spiegato in una conferenza stampa il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni –. Mentre le nostre economie passano a un nuovo modello di crescita sostenuto dal NextGenerationEU, anche i nostri sistemi fiscali devono adattarsi alle priorità del XXI secolo. Il rinnovo delle relazioni transatlantiche offre l’opportunità di fare progressi decisivi verso una riforma fiscale globale».

Loading...

Il pacchetto presentato ieri prevede che Bruxelles presenti entro il 2023 proposte per dotare l’Unione europea di «un unico codice di regole sull’imposizione delle società, che fornisca una più equa ripartizione dei diritti di tassazione tra gli Stati membri» (il pacchetto sarà noto con l’acronimo BEFIT). Il tentativo ricalca quanto fu fatto sulla scia della crisi finanziaria del 20o8 quando l’Unione europea si dotò di regole comuni nel settore creditizio e nella vigilanza bancaria.

L’obiettivo è di risolvere almeno in parte la contraddizione tra mercato unico europeo e sistemi fiscali nazionali. La nuova iniziativa sostituirà la proposta del 2016 che aveva come obiettivo di dotare i paesi membri di un calcolo comune della base imponibile. Seppur non si trattasse di armonizzare le aliquote, il progetto è rimasto incagliato nel negoziato con i paesi membri. D’altro canto, il tema fiscale è controverso: richiede l’accordo unanime dei Ventisette.

Finora, stati membri quali l’Irlanda o il Lussemburgo hanno bloccato qualsiasi tentativo di armonizzare i sistemi fiscali nazionali. Hanno fatto della tassazione uno strumento di competitività economica. Parlando a un gruppo di giornali, tra cui Il Sole/24 Ore, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha spiegato che «l’atteso accordo a livello internazionale sulla tassazione delle imprese può dare nuovo slancio al dibattito nell’Unione europea».

Da mesi ormai si discute nell’ambito dell’Ocse e del G20 di una intesa che introdurrebbe regole chiare sulla redistribuzione dei profitti di una azienda internazionale così come una tassazione minima delle imprese internazionali. Il presidente americano Joe Biden ha rivisto la posizione della precedente amministrazione aprendo la porta a un accordo. Il commissario Gentiloni si è detto ottimista per «un accordo di principio a metà luglio, quando è previsto un incontro del G20 a Venezia».

Nel valutare le parole del vicepresidente Dombrovskis è lecito presumere che la nuova posizione americana, favorevole a una aliquota minima del 21%, possa diventare un grimaldello nelle mani di Bruxelles per fare pressione sull’Irlanda e altri paesi per strappare un accordo sul fronte fiscale a livello comunitario. Anche in passato, accordi europei sono stati possibili per via di pressioni dirette o indirette americane.

Nel breve termine Bruxelles proporrà misure e raccomandazioni per permettere alle aziende di compensare le perdite di un anno con i profitti dell’anno precedente; per rivedere l’attuale sistema tributario che favorisce eccessivamente il trattamento fiscale del debito; e infine per imporre alle imprese più importanti di pubblicare il loro effettivo tasso di imposizione. Una proposta di tassa digitale è prevista prima della pausa estiva.

Interpellato sulla possibilità di usare in questi casi l’articolo 116 dei Trattati che permette la maggioranza qualificata in presenza di distorsione al mercato unico, Paolo Gentiloni ha spiegato che la norma in questione è una delle opzioni, ma che bisogna provare l’eventuale distorsione e che comunque la base legale naturale in campo fiscale prevede l’unanimità.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti