FISCO

Pace fiscale: il Mef stoppa in extremis la scadenza del 1° marzo

Ipotesi mini rinvio per tutti e proroga lunga riservata ai contribuenti in difficoltà

di Marco Mobili e Gianni Trovati

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3' di lettura

Il primo atto di politica economica del Governo Draghi è un “comunicato legge”. Il suo obiettivo è quello di garantire agli 1,2 milioni di contribuenti interessati alla rottamazione ter e al saldo e stralcio, che il mancato rispetto della scadenza di lunedì 1° marzo per il pagamento delle rate rinviate dai decreti anti crisi, non comporterà la decadenza dalla definizione agevolata. Il prossimo decreto con i nuovi aiuti all’economia, che dovrebbe arrivare in settimana in consiglio dei ministri, riscriverà anche il calendario della pace fiscale.

Un miliardo di gettito

Il comunicato legge diffuso è il classico strumento a cui si ricorre quando la produzione normativa è in ritardo. Anche in questo caso il comunicato arriva a ridosso della scadenza e ferma solo chi ha atteso l’ultimo momento confidando nella proroga: in gioco ci sono circa 950 milioni dovuti per le 5 rate della rottamazione ter (4 del 2020 e la prima del 2021) e altre due legate al saldo e stralcio. Complice la crisi di governo del resto la squadra al Mef è stata appena costruita e la nuova, eterogenea, maggioranza che sostiene l’Esecutivo Draghi deve ancora definire il confronto politico sulle tante decisioni da prendere nel prossimo provvedimento finanziato con i 32 miliardi di disavanzo approvati a inizio anno.

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Lo schema del marzo 2020

Tanti di questi interrogativi riguardano il fisco, per esempio che cosa fare sulla ripartenza della riscossione. E il primo consiste proprio nella definizione delle nuove date per i pagamenti fin qui in programma entro domani. Lo scenario è identico a quello del marzo 2020 con il primo decreto anticrisi. L’ipotesi, quindi, è quella di una miniproroga generalizzata a cui dovrebbe accompagnarsi una misura più sostanziosa per una fetta della platea, anche perché una parte di questi contribuenti non ha in realtà subito perdite di reddito con la crisi. Solo agli altri dovrebbe essere concesso un rinvio più lungo: in queste settimane è circolata l’ipotesi di allineare la scadenza a quella dello stato di emergenza, ora previsto fino al 30 aprile, ma le scelte sono ancora tutte da compiere.

Il peso sui conti pubblici

Lo stesso accade per la pulizia del magazzino della ex Equitalia che dovrebbe essere svuotato di una parte dei milioni di cartelle affidate tra il 2000 e il 2015 e ormai praticamente impossibili da incassare. Ieri la Lega con il suo segretario Matteo Salvini ha rilanciato l’ipotesi, già circolata dopo l’estate, di cancellazione delle cartelle fino a 5.000 euro. Anche in questo caso, però, la quadra politica ed economica va ancora costruita. Perché lo stralcio di ruoli pesa sui conti pubblici e determina una forma di ”condono” che potrebbe incontrare qualche resistenza nell’ala sinistra della maggioranza.

Test per il Governo Draghi

Le prossime ore saranno decisive anche per scegliere quale seguire tra le tantissime ipotesi tecniche per la nuova tornata di aiuti all’economia. Il perimetro obbligato è quello del Temporary Framework. In questo scenario si studia il sistema per garantire a chi abbia subito nel 2020 una perdita di fatturato sopra una certa soglia (il 33%) un sostegno che copra almeno il 20-25% di questa caduta. Saranno le prime riunioni politiche della nuova squadra a cercare nelle prossime ore una strada tenendo conto di fatto che le risorse non sono infinite e i 32 miliardi di deficit servono anche per le misure su lavoro, sanità , scuola ed enti locali.

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