AUTO

Pace Nissan-Renault, ridotta l’influenza francese

di Stefano Carrer


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Il presidente di Renault Senard, il Ceo di Nissan Saikawa e il numero uno di Mitsubishi Masuko (Ap)

4' di lettura

Nissan ha ufficializzato ieri il compromesso sulla riforma della sua governance raggiunto con il socio Renault, il che evita uno scontro tra le due Case e lascia aperta a nuovi sviluppi la ventennale alleanza franco-giapponese. A differenza di quanto a volte trapelato nei giorni scorsi, il compromesso appare meno favorevole a Renault, che aveva chiesto pubblicamente una rappresentanza in tutti e tre i nuovi comitati sulla governance: ottiene solo che il Ceo Thierry Bolloré entri nel comitato sull’audit, oltre ad avere il posto in quello sulle nomine già previsto per il presidente Jean-Dominique Senard (che sarà vice presidente).

Nel comitato sulle remunerazioni, l’attuale dirigenza Nissan non voleva un esponente dell’azionista di maggioranza relativa, per evitare un supposto “conflitto di interessi”: così l’unico non giapponese sarà Bernard Delmas, senior advisor del gruppo Michelin, nel comitato sui compensi composto da 4 persone, contro i 5 membri di quello sull’audit e addirittura i 6 di quello sulle nomine.

A ridimensionare l’influenza francese sarà anche il ruolo che fu di Ghosn: come chairman sarà nominato Yasushi Kimura, advisor del gruppo energetico JXTG. Il Ceo Hiroto Saikawa, mostratosi molto geloso dell’autonomia aziendale, aveva definito del tutto deplorevole la minaccia di astensione in assemblea che Senard gli aveva anticipato in una lettera: con un piccolo ritocco che non sembra modificare in modo sostanziale gli equilibri da lui desiderati, ha ottenuto di evitare una clamorosa bocciatura sulla governance, mentre Renault ha sottolineato che l’accordo «conferma lo spirito di dialogo e rispetto reciproco che esiste nell’alleanza».

Il futuro della partnership sarà discusso dai leader politici dei due Paesi al vertice G20 di settimana prossima a Osaka: l’Eliseo ha confermato che Macron ne parlerà al premier Shinzo Abe. È chiaro che una schiarita a livello politico tra Parigi e Tokyo potrebbe avere indirettamente conseguenze positive per i colloqui in ripresa tra Renault e FiatChrysler. Non è comunque un mistero che da parte giapponese si desideri una minore influenza del governo francese in Renault e una revisione dell’assetto azionario incrociato che faccia diminuire l’attuale quota francese del 43,4%.

Intanto – al di là di alcune indiscrezioni sulla recente scarsa attività degli organismi preposti – l’alleanza prosegue nel varo di nuove iniziative. A ruota dell’apertura congiunta di un Innovation Lab in Israele, questa settimana è stato annunciata una intesa con Waymo (galassia Google) per promuovere lo sviluppo congiunto di veicoli autonomi per il trasporto di passeggeri e di pacchi: i robot-taxi dovrebbero essere introdotti inizialmente in Francia e in Giappone. Negli Usa Waymo ha un accordo con FiatCrysler per la fornitura di minivan per guida autonoma.

L’istituzione di un triplo comitato sulla governance analogo a quello in vista per Nissan è stata varata ieri dal terzo membro dell’alleanza franco-giapponese: l’ha approvata l’assemblea dei soci di Mitsubishi Motors (MMC), che ha chiuso definitivamente l’era di Carlo Ghosn. L’ex top manager che per quasi vent’anni è stato il perno della collaborazione tra Renault e Nissan è stato formalmente estromesso dal board della società entrata nel raggruppamento nel 2016, quando Nissan ne rilevò il 34%.

Ghosn era stato fatto decadere dalla presidenza di MMC già alcuni giorni dopo l’arresto, nel novembre scorso, e non era, ovviamente, ricandidato per il cda: per lui, anzi, parole dure sono state inserite nella documentazione fornita ai soci, anche per via delle allegate irregolarità nei compensi che Ghosn si sarebbe attribuito mettendoli a carico della joint venture paritaria di diritto olandese Nissan-Mitsubishi B.V. Mentre per l’assemblea Nissan del 25 giugno si prevede un afflusso a migliaia di piccoli azionisti e un’atmosfera turbolenta, ieri al Prince Hotel di Tokyo c’erano poche centinaia di persone e tutto è filato liscio, salvo una domanda impertinente di un socio. Il presidente Osamu Masuko, confermato, ha ceduto il ruolo di Ceo a Takao Kato, 57enne veterano dell’azienda ed esperto in campo manifatturiero, da ultimo delle attività in Indonesia.

Masuko resta muto sulle prospettive di un eventuale allargamento dell’alleanza a FiatChrysler ma non manca di esternare il suo punto di vista generale. Anzitutto, in quanto membro più piccolo dell’alleanza, per MMC «è chiaramente importante utilizzarne efficacemente le potenzialità» secondo un «approccio win-win attraverso consultazioni tra le tre società nel nuovo Alliance Operating Board».

Un esempio è il recente accordo con Nissan per condividere magazzini e distribuzione di parti nella regione del Kanto, in vista di ulteriori integrazioni dell’after sales. In secondo luogo, Masuko riconosce che «il contesto di business si fa sempre più severo» in relazione agli investimenti necessari per i veicoli di prossima generazione conosciuti come CASE (Connected, Autonomous,Shared, Electric): lasciando in sospeso il tema di un allargamento delle collaborazioni, sottolinea la necessità di una «strategia selettiva» che concentri risorse nelle regioni e nei segmenti dove MMC è più forte. Il nuovo slogan è «Small but Beautiful»,con un occhio più alla redditività che ai volumi, attesi comunque in ulteriore aumento a oltre 1,3 milioni da 1,244 milioni dell’esercizio concluso a fine marzo (+13% sull’annata precedente). Piccolo ma bello, insomma, ma nemmeno tanto piccolo.

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